Vita a #Venezia – Lavori

Quando mi chiedono “Dove vivi?” e io rispondo “A Venezia” la seconda domanda è sempre “Venezia Venezia?”. Mi ritengo, per certi versi, molto fortunato di vivere in questa città che, pur avendo una valanga di problemi più o meno irrisolvibili, gode di uno status particolare: è unica e inconfondibile. Questo senso di unicità in un mondo sempre più standardizzato e serializzato per me è un grande valore aggiunto.

Ci sono però molti problemi che si devono affrontare nel quotidiano, e che condividiamo tutti indipendentemente dal luogo in cui viviamo: ad esempio il caso dei lavori di ristrutturazione o di riparazione. Anche in questo caso Venezia è unica, sfortunatamente in senso negativo.

In Centro Storico le case sono vecchie se non vecchissime. Non c’è niente di standard, niente di prefabbricato. Le stanze non hanno angoli retti, i muri non sono dritti, i pavimenti non sono livellati, le finestre non sono esattamente rettangolari ma c’è sempre qualche centimetro in più o in meno su qualche lato.

Se vivete in un immobile storico scordatevi i mobili IKEA o in generale quelli prefabbricati. Tutto deve essere fatto su misura. Tutto quindi costa molto e tutti sono costretti a rivolgersi ad artigiani, ormai sempre più rari e sempre più cari, per qualsiasi intervento di manutenzione o nel caso in cui vi venga voglia di mettere una nuova libreria in casa o di cambiarvi il letto o un armadio.

Un’altra particolarità veneziana, sempre in senso negativo, sono i famigerati lavori sui tetti. Solitamente se si abita in un condominio, piccolo o grande che sia, l’accesso al tetto del palazzo è assicurato da una scala o da un ascensore che arriva fino all’ultimo piano e ogni condomino ha diritto alla sua “parte” di tetto. Se si avesse bisogno di fare qualche lavoro (cambiare un’antenna TV, installare o riparare un climatizzatore, ecc) non ci sono problemi.

A Venezia invece non c’è sempre spazio per far continuare le scale fino al tetto e così l’inquilino dell’ultimo piano diventa, di fatto, l’unico che possa aver libero accesso. Tutti gli altri devono per forza passare per casa sua e molti non sono così ben intenzionati a lasciar transitare tecnici e operai con strumenti da lavoro per casa quando qualche condomino deve fare dei lavori che richiedano l’accesso al tetto.

Tuttavia la legge italiana prevede invece che l’accesso al tetto condominiale sia un diritto di tutti i condomini, ma a Venezia, molto spesso, si finisce a far cause in tribunale per intimare all’inquilino dell’ultimo piano di aprirti la porta quando hai bisogno del tetto. E no, non si possono installare delle scale esterne perché per varie ordinanze comunali questo tipo di installazioni sono vietate.

A questo aggiungiamo una sorta di ulteriore peculiarità tutta veneziana che riguarda il modo in cui molti artigiani e tecnici lavorano. Come sicuramente sapete se siete già stati qui, i trasporti sono su acqua e sono drammaticamente lenti. Spostarsi dalla zona di Sant’Elena a Rialto, che in linea d’aria distano 2-3 km, porta via una buona mezz’ora / 40 minuti con il trasporto pubblico ma anche con un taxi o una barca privata. A piedi, considerando il labirinto che sono le strade in città, ci vuole quasi un’ora. Una distanza di quel tipo coperta con una macchina o una bici, pure in un traffico sostenuto, si coprirebbe in 5 minuti forse.

Visto che i lavoratori sono sempre lavoratori e il tempo è denaro tanto a Venezia quanto a Milano o Roma, ogni “zona” di Venezia viene “gestita” dagli artigiani che lavorano in quella zona. C’è una sorta di lottizzazione per cui uno che lavora in zona Sant’Elena non si sposta fino a Rialto e viceversa.

Questo riduce pressoché a zero la competitività tra professionisti e per noi che abbiamo bisogno di lavori, le scelte tra possibili imprese / liberi professionisti sono spesso ridotte ad una singola persona. Quando c’è una sola persona che fa un certo tipo di lavoro in una certa zona, si allungano i tempi per portare a termine l’opera e, venendo meno la competizione, non c’è alcun controllo sui costi per cui ogni artigiano / libero professionista si sente libero di fare il prezzo che vuole, senza alcun controllo.

Di recente mi è capitato di dover cambiare l’antenna TV condominiale, per tre appartamenti. L’antennista che ha fatto il lavoro è l’unico antennista della zona in cui abito e in tutta Venezia sono una manciata.

Il costo? 850€ per un’antenna, da ripartire tra i 3 condomini. Sentendo questa cifra incredibile sono andato subito a cercare il modello dell’antenna per capire se avessi acquistato un ripetitore televisivo o una normale antenna domestica. Bene, l’antenna viene venduta nei negozi a 57 €, già montata, con tanto di istruzioni e scritta gigante “senza bisogno di chiamare l’installatore”.

Avessi avuto il libero accesso al tetto (vedi discorso di poco fa) l’avrei installata io stesso.

Ma come si passa da 57€ a 850€? Un mio amico che abita qui vicino e ha avuto lo stesso antennista, per la stessa antenna (ma questa volta per un solo appartamento) ha pagato invece 280€, curiosamente è quasi 1/3 di quello che è stato preventivato a noi.

Chiedendo ancora in giro con altri amici che abitano in altre zone di Venezia è emerso lo stesso meccanismo: al costo dell’antenna viene applicato il costo del lavoro e di qualche materiale senza specificare in modo approfondito le voci di spesa e, poi, si moltiplica l’importo per il numero di condomini.

Se una casa avesse N appartamenti e si acquistasse un’antenna condominiale, si paga come se si acquistassero N antenne separate invece che una unica da dividere per N.

Mi sono poi informato da mio fratello che vive a Roma da molti anni e, nella sua casa, il cambio di antenna condominiale tra 4 appartamenti è stato ripartito e non moltiplicato per 4: 80€ per l’antenna, 100€ per il lavoro, 180€ / 4 = 45€ a testa.

Queste sono le conseguenze dell’assenza di competitività: nessuno sorveglia e ognuno fa quel che vuole, impunemente. Venezia, da questo punto di vista, è una eccellenza in negativo.

Citavo il caso dell’antennista ma è una cosa che si può estendere a molti altri casi, che spaziano dall’idraulico all’elettricista passando per il pittore che chiede 6000€ per tinteggiare il soffitto di una stanza.

Se mai pensaste di trasferirvi a Venezia, tenete anche in considerazione questi aspetti.

Pietro

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Turismo sciatto

Uno degli aspetti positivi del vivere in una città molto turistica è che si viene inevitabilmente a contatto con una grande varietà di persone.

Mentre le diversità culturali sono fisiologiche e naturali, ciò che trovo curioso, in senso negativo, sono alcuni comportamenti che osservo quotidianamente tanto in turisti italiani quanto in quelli europei o, in generale, extra-EU. 

Spesso c’è una totale assenza di intelligenza spaziale: se c’è una stradina larga 1 metro e mezzo, la praticità vuole che, per agevolare il passaggio in entrambe le direzioni, si cammini in fila per uno. Spesso, invece, noto che questo comportamento viene assunto solo dai residenti, gli altri camminano occupando tutto lo spazio a disposizione spostandosi solo, e controvoglia, quando la collisione con altre persone risulta inevitabile. O, ancora, le persone che si fermano sui ponti o nelle strade per fare foto: anche qui l’educazione imporrebbe di scegliere un momento in cui non passano persone o, nel caso in cui fosse impossibile, fare quel che si deve fare in fretta. Invece, e accade sempre, ci sono molti turisti che bloccano del tutto il passaggio scambiando ponti e strade per set fotografici personali.

Potrei poi citare la gente che si siede sui ponti o su monumenti storici vecchi di 600 anni apparecchiando dei picnic, quelli che girano per la città in speedo o quelli che si fanno un bagno in canale, evidentemente non essendo a conoscenza del fatto che i canali veneziani siano, letteralmente, una fogna a cielo aperto.

Infine i mezzi pubblici. Posso capire che per un turista sia strano muoversi su autobus che vanno su acqua e non sull’asfalto, ma valgono le stesse regole che esistono in ogni altra città del mondo: non intralciare gli altri. Provate a stare fermi davanti alla porta della metro a Roma, Milano, Londra o Tokyo: vi asfaltano perché è un comportamento incivile. A Venezia, invece, la gente sembra trovare strano che da un mezzo pubblico si debba salire e scendere a fermate diverse dalle loro.

Non so a cosa sia dovuto tutto questo, anche perché le strade sono strade tanto a Venezia quanto a New York o a Tokyo, così come i mezzi pubblici: se intralci il passaggio per i tuoi comodi rompi le palle agli altri, è un assioma fondamentale. Stessa cosa vale per il rispetto verso il patrimonio artistico.

Perché allora a Venezia questo avviene con noncuranza? Solo 15 anni fa questi comportamenti non si osservavano con la frequenza con cui occorrono attualmente. È come se il turismo avesse subito un progressivo imbarbarimento.

È diventato un turismo di massa, per giunta sciatto. Trovo poi del tutto inconsistente, dal punto di vista logico, parlare di Venezia come di città fragile e da proteggere e, poi, adoperare delle politiche espansive sotto il profilo turistico senza applicare un minimo di selezione e di controllo perché vittime della retorica dei “posti di lavoro” da difendere.

Continuiamo a confondere investimenti di qualità con sfruttamento, continuiamo a dare spazio alle demagogie alla Brugnaro, e quando ciò che resta di questa città verrà consumato del tutto magari si apriranno gli occhi, come spesso avviene in Italia: serve il disagio per parlare di un problema, prima e dopo non esiste.

Pietro

Comunali di Venezia

Un po’ di tempo fa parlavo di quelle che per me dovrebbero essere le priorità del prossimo sindaco di Venezia. Oggi ho esaminato la lista dei candidati e delle varie liste che fanno capo ad ognuno di loro. Premetto che tutte le considerazioni che faccio sono strettamente personali e non hanno alcun tipo di pretesa “ufficiale”. Ad ogni modo ecco la situazione che si presenterà il 31 di Maggio, con delle schede elettorali che saranno dei poster:

  1. Luigi Brugnaro. Sostenuto da:
    1. Luigi Brugnaro sindaco
    2. Forza Italia
    3. Area popolare per venezia (una specie di confederazione NCD – UDC)
    4. Impegno per Venezia, Isole e Terraferma
    5. Malgara 2020 – Un nuovo inizio
  2. Felice Casson. Sostenuto da:
    1. Felice Casson sindaco
    2. Partito Democratico
    3. Venezia 2020 (unione di SEL, Verdi e In Comune)
    4. Venezia Bene Comune
    5. Socialisti e democratici Psi
    6. Venezia popolare
  3. Gian Angelo Bellati. Sostenuto da:
    1. Coesione popolare
    2. Mestre Venezia 2 grandi città (c’è proprio scritto 2 invece di “due”)
    3. Lega Nord
    4. Indipendenza Veneta
  4. Francesca Zaccariotto. Sostenuta da:
    1. Venezia Domani
    2. Civica 2015
    3. Fratelli d’Italia
  5. Davide Scano. Sostenuto dal Movimento 5 Stelle.
  6. Camilla Seibezzi. Sostenuta da Noi la Città.
  7. Alessandro Busetto. Sostenuto dal Partito Comunista dei Lavoratori.
  8. Giampietro Pizzo. Sostenuto da Venezia Cambia 2015.
  9. Roberto Fiore. Sostenuto da Forza Nuova.
  10. Francesco Mario D’Elia. Sostenuto da Movimento autonomia Venezia lista D’Elia.

La situazione è un po’ affollata. Sicuramente in tutto questo vediamo dei nomi non proprio inediti e altri che, invece, compaiono per la prima volta. Ad ogni modo, per il mio orientamento politico, mi sento già di escludere, in serenità, i numeri: 3, 4, 5, 7, 9, 10. Il numero 7 mi ha un po’ colpito, devo essere sincero: non pensavo che, infatti, esistesse ancora il PCI ma solo Rifondazione. Penso che, ormai, a Venezia serva altro.

Rimangono dunque 1,2,6 e 8. Sicuramente 1 e 2 possono contare sul maggiore supporto elettorale e, infatti, prevedo che saranno quelli che “se la giocheranno”. Vediamo un breve background di ognuno:

  • Brugnaro: il suo nome non è nuovo. Esattamente un anno fa fece scalpore la sua volontà di acquistare l’Isola di Poveglia in laguna, per una cifra giudicata da molti troppo bassa: 513 mila euro, con l’obbligo però di fare investimenti per 20 milioni di euro. La sua lista è composta da partiti e altre entità che sono piuttosto lontane dal mio modo di pensare e di vedere il mondo. Qui potete leggere il suo programma se foste interessati.
  • Casson: è forse il più “famoso” tra i candidati sindaco. Devo dire che il suo programma elettorale, di ben 85 pagine, è il più massiccio tra quelli che, finora, ho letto.
  • Saibezzi: fu consigliere comunale (se non erro) nell’ultima giunta Orsoni. Fece scalpore lo scontro che ebbe con l’ex-Sindaco a causa di alcune fiabe a tema lgbt che vennero distribuite ai bambini delle scuole. Solo questo me la rende già interessante, purtroppo non sono riuscito a reperire un programma su internet. La sua lista “corre” da sola.
  • Pizzo: la lista di Venezia Cambia è sicuramente una novità nel panorama veneziano. Ho anche apprezzato che sul loro sito siano presenti varie versioni del programma elettorale in modo da renderlo di più veloce consultazione e meno “monolitico”. Anche qui si corre da soli.

Dal momento che non ho trovato un programma per la Saibezzi, ma ho invece letto quelli di Brugnaro, Casson e Pizzo, mi esprimerò su questi tre. Si deve dire che hanno alcuni punti in comune ma, a dirla tutta, il programma più puntuale, scorrevole e accattivante, per mio gusto personale, è quello di Venezia Cambia 2015 (Pizzo).

I punti in comune sono: l’importanza della legge speciale per Venezia, le operazioni di trasparenza sul bilancio comunale, la revisione delle partecipate e il rilancio di zone come le Isole e il Lido di Venezia. Per quanto riguarda la mobilità e i flussi turistici, sia Pizzo che Casson hanno delle visioni simili: trasporto integrato (finalmente), controllo dei flussi turistici con meccanismi di accessi programmati, prenotazioni online, percorsi alternativi per decongestionare aree critiche.

Nel programma di Brugnaro, oltre ad idee di sviluppo e di riqualificazione, si parla molto di sicurezza, con dei toni più da Zaia che da “moderato” di centro: lotta alla prostituzione, allontanamento di accattoni e mendicanti, vigili 24 ore su 24, ecc. Si parla poi di revisione completa del regolamento edilizio e di sostegno alla nautica. La regolamentazione dei flussi turistici verrebbe realizzata con una rimodulazione della tassa di soggiorno e con nuovi itinerari. Si parla poi anche di “Glamour internazionale”, riferendosi alla possibilità di rendere più “frequenti” eventi come la Mostra del Cinema.

Per come la vedo io, il programma di Brugnaro andrebbe bene in una città già riorganizzata, riformata e ricostruita. Non lo trovo, cioè, un programma di ricostruzione, ma un programma di promozione. Alcuni punti poi sono molto “importanti” ma non vengono descritti in maggior dettaglio. Ad esempio si parla di “revisione totale del regolamento edilizio”. In che senso? Si parla poi di dare “sostegno alla nautica eventualmente con nuovi approdi in tutta la laguna”. Anche qui, cosa si intende? Nautica di che tipo? Lusso? Traghetti? Aliscafi? In generale ho letto davvero molte idee, ma senza una descrizione ulteriore. Forse è stata una scelta dettata dalla necessità di non “appesantire” il programma, e questo lo posso capire. Però è anche vero che, alla fine, resto con un’idea un po’ vaga.

Nei programmi di Casson e Pizzo, invece, c’è una spinta innovatrice sicuramente più forte. Devo però dire che, al momento, condivido di più le posizioni di Pizzo che, tra le tante cose, parla anche di un bisogno di “laicità” a Venezia, riferendosi ai legami chiesa-politica che nell’ambiente veneziano sono sempre esistiti e che sarebbe bene mollare una volta per tutte (vedi vicenda MoSE). I loro programmi mi sembrano, dunque, più riformatori e adatti ad una fase di “ricostruzione” dopo i disastri compiuti dalla precedente gestione.

Pietro

Il punto sulle Grandi Navi

In questi giorni ho scoperto, con piacevole sorpresa, l’esistenza di altre due soluzioni (oltre alla proposta di Costa del Canale Contorta) che permetterebbero, a mio parere, uno sviluppo molto più eco-sostenibile del turismo veneziano. Queste due proposte alternative sono chiamate: Venice Cruise 2.0 e Crocieristica a Marghera. Per chi non è delle mie parti potrebbe esserci un po’ di confusione, che spero di diminuire con questo post. Prima di descriverle, parlerò brevemente della proposta di Costa, quella del canale Contorta che, personalmente, trovo inquietante.

Il Canale Contorta: vi allego qui una panoramica della laguna. Il tratto in blu corrisponde alla rotta “classica” delle navi da crociera, rotta che ora è stata vietata. Come alternativa è stata proposta da Costa, il presidente del Porto di Venezia, la rotta gialla attualmente seguita dalle navi merci. L’idea sarebbe poi quella di far deviare le navi da mappa_contortacrociera attraverso la linea tratteggiata gialla che si vede nella foto. Quella linea tratteggiata è il canale Contorta. Se non siete di Venezia, sappiate che la laguna è in molti punti molto poco profonda (anche meno di 1 metro e mezzo) e, per assicurare il passaggio di navi di grandi dimensioni senza rischio di incagliare, sono stati creati dei canali artificiali scavando il fondo della laguna. Il tratto di canale contorta sembra essere “poca cosa”, ma vediamo meglio quali sono le sue caratteristiche attuali.

  • Profondità: attualmente il contorta è profondo 1 metro e 80 centimetri. Praticamente se io mi tuffassi rimarrei fuori con la testa. Per renderlo adeguato al passaggio di navi da crociera che si classifichino come “grandi navi” è opportuno scavare fino a 10 metri e 50 centimetri. Praticamente è come se il canale non ci fosse e si dovesse creare ex-novo.
  • Larghezza: attualmente il canale è largo 6 metri. Per farvi un esempio, il canale che passa sotto casa mia, molto trafficato, è largo 8 metri e profondo 3 e mezzo. La larghezza a cui deve essere portato per permettere il passaggio di navi da crociera è di 190 metri.

Come si vede, dunque, il canale Contorta è poco più che una traccia di un canale e richiede operazioni di scavo molto significative. Da persona non troppo informata, pensavo che questa fosse l’unica soluzione possibile, invece ho scoperto altre due proposte, che i media non pubblicizzano, e che, fortunatamente, sono già state portate all’attenzione degli organi competenti. Le descriverò ora.

La soluzione Venice Cruise 2.0: questa soluzione prevede la costruzione di un terminal passeggeri al Lido di Venezia. Si farebbero ormeggiare qui le “grandi navi”, fino a 5 e non più 8 come ora possibile al porto della Marittima. Questo progetto, secondo alcuni pareri, avrebbe mostrato alcune criticità legate ai costi (che sarebbero comunque inferiori alla proposta Costa del Contorta come scritto qui) e la perdita di un numero non indifferente di posti di lavoro, dal momento che il numero massimo di navi ormeggiabili scenderebbe da 8 a 5. Resta tuttavia una possibilità sul tavolo.

La soluzione Crocieristica a Marghera: personalmente questa è la mia preferita perché salvaguarda sia il porto della Marittima (quello attualmente utilizzato) sia l’ecosistema lagunare, in più permetterebbe il rilancio della zona di Marghera, attualmente ritenuta di periferia. Ecco come:

  • Creare un terminal passeggeri a Marghera: per chi non lo sapesse, a Marghera era presente un grande petrolchimico che ora ha (fortunatamente) cessato le attività legate alla chimica pesante (e inquinante). L’idea del progetto consiste nell’utilizzo del canale di accesso alla zona industriale e nella creazione di un terminal per riqualificare le aree industriali attualmente dismesse. Il canale in questione necessiterebbe solo di minimi interventi di scavo per adattarlo ai pescaggi richiesti dalle navi da crociera. Per quanto riguarda le banchine per l’ormeggio delle navi, il progetto prevede il riutilizzo delle banchine già esistenti ampliandole ed adeguandole. Il terminal poi rilancerebbe notevolmente la zona di Marghera e sarebbe anche semplice collegarlo alla rete ferroviaria e stradale della terraferma. Questo è per le grandi navi. Veniamo ora alla Marittima.
  • Cambio di destinazione d’uso per la Marittima: l’idea sarebbe di dedicare la Marittima all’ormeggio di navi di piccole dimensioni e yacht di lusso, riqualificando parte degli edifici del porto per creare appartamenti (si parla di 800 appartamenti).

Questa soluzione di “Crocieristica a Marghera” sarebbe, secondo molti (me incluso), la migliore soluzione per salvaguardare contemporaneamente più cose: i posti di lavoro (anzi se ne creerebbero di nuovi), l’ambiente (il canale c’è già e necessita di pochi interventi) e permetterebbe una notevole re-industrializzazione di Marghera con conseguente rilancio di una zona che altrimenti verrebbe lasciata a se stessa.

Da veneziano mi aspetto che il prossimo sindaco prenda molto a cuore questo problema: non è possibile continuare con uno sfruttamento indefesso di Venezia come se fosse il fac-simile che si vede a Las Vegas. E’ il momento di prendere decisioni importanti, che potrebbero scontentare qualcuno ma anche produrre benefici sul lungo termine.

Sperando in meglio,

Pietro

Un futuro per Venezia

Scrivo da cittadino, nato e cresciuto (finora almeno) a Venezia, città che amo profondamente per molti motivi. Questo articolo sarà molto breve: l’unica cosa che vorrei scrivere è che cosa mi aspetto dal prossimo sindaco di Venezia, confidando e sperando nel fatto che possa essere del centro sinistra.

  • Vivibilità: Venezia ha il pregio di essere conosciuta in tutto il mondo, nonostante si tratti di una realtà estremamente “piccola” per quanto riguarda le sue dimensioni. È infatti fragile e delicata. Vorrei che il prossimo sindaco fronteggiasse il grave problema del flusso turistico incontrollato che sta producendo notevoli problemi alla vivibilità stessa della Città, oltre a problemi di tipo “strutturale” legate all’usura e all’ineducazione di molti turisti (italiani e non) che pensano di trovarsi in una città qualsiasi. Qui tutto è vecchio, tutto è delicato e anche un muro di pietra d’Istria, vecchio di secoli, sporcato con vernice spray o altro, ha bisogno di molti soldi per poter essere ripulito. Mi aspetto quindi che si lavori per garantire agli abitanti di poter vivere senza impazzire. Non dico di “chiudere” venezia (cosa su cui io sarei anche d’accordo), quanto piuttosto di studiare delle strategie che possano consentire un’ottimizzazione dei flussi.
  • Costi: Venezia è una delle poche città turistiche dove i prezzi dei biglietti del trasporto pubblico sono spaventosamente sbilanciati tra residenti e turisti. Io, come residente, pago 1.30€ per un biglietto da 60 minuti; un turista paga 7.00€ per lo stesso biglietto. Questo vuol dire che, ad esempio, un gruppo di 6 amici che deve andare dalla stazione a rialto deve pagare 42€. È normale una cosa simile? Io la trovo incivile. Non possiamo riempirci la bocca parlando di promozione del patrimonio artistico e culturale quando siamo i primi a praticare una “selezione” del turismo basata esclusivamente su “quanto possiamo spennare il turista”. Ci sarebbe poi da parlare del servizio di Taxi Acquei, che come veneziano consiglio a tutti di evitare a meno che non si tratti di un’emergenza; vi dico solo che a maggio scorso ho pagato 70€ per 20 minuti di tragitto dall’ospedale a casa (in km contando tutti i canali parliamo di 4/5 km scarsi).
  • Riqualificare le aree abbandonate: a Venezia e dintorni è pieno di aree sottoutilizzate e/o abbandonate. ad esempio: la zona di Castello, l’Arsenale, Sant’Elena, la Celestia. Tutte zone che beneficerebbero di qualche idea per portare un po’ di vita in queste zone altrimenti dimenticate ed assai poco visitate dai turisti. C’è poi la questione del Tronchetto: un’idea che gira è di costruire una discoteca. Io invece dico: fate un centro commerciale, ci siamo stufati di dover fare 20 minuti di macchina ogni volta che abbiamo bisogno di prendere qualcosa per andare a Noventa di Piave o a Marghera. C’è poi la questione di Porto Marghera: siamo pieni di zone industriali dismesse, già provviste di fasci di binari: perché non riqualificare la zona, collegando i binari alla stazione di Mestre (e quindi l’aeroporto) e realizzando a Marghera un terminal passeggeri da cui far partire traghetti per Grecia, Corfù, Croazia, ecc? Si potrebbe anche tentare una strada che ha avuto molto successo in Germania: invece di spendere miliardi per abbattere le fabbriche e le raffinerie ormai in disuso, perché non trasformarle in un museo a cielo aperto di archeologia industriale? Dopotutto gran parte della storia industriale italiana ha avuto luogo in questi posti e sarebbe giusto valorizzarli preservandone una parte.
  • Servizi integrati: sarebbe molto bello poter disporre di un’unica carta elettronica con la quale:
    • Pagare i biglietti di vaporetti, autobus urbani e del lido.
    • Pagare i biglietti dei treni regionali.
    • Pagare i parcheggi di piazzale roma o del Tronchetto.
    • Prenotare e pagare visite a musei

Quest’ultima idea dei servizi integrati per il trasporto e le “attrazioni culturali” ha riscosso molto successo in molti paesi. Perché non farlo anche qui? Se tutto fosse poi controllabile da internet, o con app su smartphone e tablet, sarebbe tutto molto più semplice e veloce. In sintesi: questo è quello che mi aspetterei dal prossimo sindaco di Venezia. Mi aspetto un po’ di coraggio, più presenza tra i cittadini e più trasparenza.

In bocca al lupo ai tre candidati del PD, ci vedremo Domenica 15 alle Primarie!

Pietro