Parole tossiche

Trovo che la violenza verbale di certi monologhi che leggo su blog, facebook, ecc. sia ben peggio delle brutte parole dette a voce.

Quando si scrive c’è tempo per pensare, rileggersi, e rileggersi prima di premere “tweet” o “condividi”.

Se nemmeno la riflessività, che accompagna la scrittura, riesce a modulare l’aggressività, vuol solo dire che c’è tanta frustrazione e bisogno smodato di provare un senso di “realizzazione”.

È la violenza tipica di chi non sa e non vuole confrontarsi civilmente con il prossimo, di chi non si mette mai in discussione ma vive la vita come il famoso piccione che cammina tronfio per la scacchiera rovesciando tutti i pezzi, convinto di aver vissuto più di tutti, di essere il più bello, il più intelligente, senza realmente poter dire niente perché il confronto lo rifiuta.

La scrittura, a parer mio, rivela molto della natura di queste persone: fragilità, insicurezza, volontà di raggiungere uno scopo senza sapere veramente come fare e lasciando che la rabbia riempia il vuoto che c’è tra la situazione in cui vivono e quella in cui vorrebbero vivere.

Sono persone “tossiche”, purtroppo. Per uscire da questa situazione, in cui molti di noi forse si sono trovati, il primo passo è il coraggio: mettersi in discussione fa paura, ma senza confronto non c’è scambio. Non c’è vero socializzare, amicizie, niente.

Sapersi confrontare in modo civile dovrebbe essere l’obiettivo di tutti.

Pietro

A new lease of life

Cambiare qualcosa nella propria vita fa sempre bene…così dicono. Gli ultimi 5 anni di vita sono sempre stati uguali, solita routine, solite cose, soliti sogni mai tradotti in fatti aspettando chissà quale segno dall’alto.

Poi mi sono reso conto che più che essere un cavallo morto sulla linea di partenza, ero imbrigliato in troppi casini, e per giunta quasi tutti per scelta mia.

Il primo problema, da mia esperienza, sono state le persone che mi tenevo vicino. Per tanti anni ho preferito star vicino a persone che si potrebbero definire “problematiche”, comunque tutte con un tratto in comune: negative, pessimiste, logorroiche quando si tratta di criticare e autistiche quando si tratta di far complimenti. In più chiuse nel loro piccolo mondo fatto solo di routine e poco altro.

Pian piano ho capito che, invece, avere vicino a sé persone positive, entusiaste della vita, curiose e attive è una condizione necessaria per vivere bene. Le persone diventano come dei “risonatori” di benessere.

Avere la pazienza, oltreché la fortuna, di trovare persone così è un dovere anche verso sé stessi. Un fatto di rispetto. Avere rispetto per sé stessi vuol dire mettercela tutta, senza rimpianti, credere sempre in quello che si fa, pronti alle critiche. E parte della forza di fare tutto questo arriva anche dall’ambiente che ci si crea attorno.

Un ambiente “tossico” non fa bene. Da quando ho “cambiato aria” ho riscoperto tante cose che pensavo non mi interessassero più come lo sport e la fotografia.

Vivo meglio e mi sento bene.

Se anche voi avete problemi di “tossicità”, vi garantisco che non vi pentirete del fare un po’ di “cambio d’aria”.

Alla prossima,

Pietro

#Orlando – Seminano vento, e noi ci becchiamo la tempesta.

L’autore del mass shooting di Orlando, secondo testimonianza del padre, era rimasto in stato di shock dopo aver visto due uomini baciarsi. Questo sarebbe stato il trigger che lo avrebbe poi spinto ad imbracciare un mitragliatore per assassinare 50 persone e ferirne altre 50. Prima di essere gay, etero, bisessuali, transessuali erano tutte persone, il resto sono solo etichette. La prima cosa che viene da chiedersi è: cosa mai può scattare nella mente di una persona per farle provare dell’odio verso due uomini che si baciano?

Secondo dei recenti studi, i maschi omofobi mostrano segni di eccitazione sessuale quando vengono sottoposti a stimoli omoerotici, a differenza dei maschi (realmente)eterosessuali che non vengono influenzati. La motivazione? Secondo alcuni un complesso di Edipo non del tutto risolto, o più generalmente un rifiuto di accettare la propria omosessualità che esiste in una forma latente. La paura verso ciò che si è viene tramutata in odio, ed ecco l’omofobia.

Ma chi insegna alle persone ad avere paura di sé stesse? I bambini non nascono omofobi, così come non nascono ladri, assassini ecc. C’è sempre qualcuno che finisce per influenzare la loro vita e farli crescere in un modo piuttosto che in un altro. Chi/che cosa instilla la paura nelle persone? Chi/che cosa crea quel clima morboso di paura e sospetto verso ciò che è differente da sé? Insieme al caso “dei gay” mi riferisco in generale a qualsiasi cosa venga etichettata dalla società come una “comunità” e come tale quindi dotata di tratti caratteristici, definiti dalla società stessa, che ne consentono una univoca separazione dal resto degli umani che i più sprovveduti chiamano “normali”.

Ci sono persone che dedicano ogni giorno della loro vita a dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, cosa è normale e cosa non lo è. Se tu dici ad una persona spaventata e timorosa che un fenomeno che osserva è anormale e contro natura è ovvio che questa persona verrà abituata ad avere paura, perché la paura, come diceva Lovecraft è questo:

The oldest and strongest emotion of mankind is fear, and the oldest and strongest kind of fear is fear of the unknown

La paura si connette poi all’istinto di sopravvivenza e una persona che cede ai suoi istinti farà di tutto per difenderli eliminando tutto ciò da cui si sente minacciata. La paura non risolta porta all’odio, che ha una spiacevole caratteristica: quando esplode, è incontrollabile e finisce per fare danni non solo ai bersagli ma alla società tutta. Una persona che odia non ha nulla da perdere, e questi sono i soggetti più pericolosi con cui si possa avere a che fare.

Ogni secolo ha avuto i suoi bersagli, adesso è il momento delle persone “non eterosessuali”. Ogni giorno sentiamo parlare dei pericoli per la società che le persone non eterosessuali dovrebbero provocare, come se si trattasse di una calamità naturale, di una disgrazia o di una pestilenza. Ci sentiamo ripetere dai rappresentanti della Chiesa e dai loro megafoni (ad esempio Adinolfi e Miriano) come l’amore tra due uomini o due donne sia una perversione, una cosa sbagliata e contro natura. Lo stesso Adinolfi aveva parlato di “imbracciare i fucili contro le unioni civili”.

Le parole hanno ancora un senso? Fermiamoci a riflettere su questa frase. Che tipo di persone sono quelle che sono capaci di classificare i sentimenti in serie A e serie B? In naturali e innaturali? Chi potrebbe in serenità e in pace con la sua coscienza esprimere dei giudizi di qualità sulla vita sentimentale dei suoi concittadini? In generale, che persone sono quelle che si sentono nel giusto a dire a qualcuno che è un mostro contro natura? Queste persone hanno mai provato dei sentimenti? Hanno mai avuto il coraggio e la responsabilità di vivere la loro vita? Hanno mai reso felice qualcuno?

Questi modi di pensare sono violenti. Una violenza “ben vestita” ma sempre di violenza si tratta. E la violenza, sapientemente diffusa più o meno inconsapevolmente, va sempre in coppia con l’odio.

C’è anche tanta ignoranza. Io non sono uno storico o un filosofo ma ricordo bene le lezioni di storia del liceo. L’atteggiamento di odio verso i “non eterosessuali” nell’odierno mondo occidentale è stato un gentile regalo dei primi rappresentanti del mondo cristiano ai tempi del tardo impero romano. Parliamo di un manipolo di persone che dall’oggi al domani hanno deciso che l’omosessualità fosse un segno del diavolo. La chiesa deve ancora spiegare come si concilia infatti il comandamento del “ama il tuo prossimo come te stesso” e quello che disse Mosè nel Levitico:

Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole. Non rendetevi impuri con nessuna di tali pratiche, poiché con tutte queste cose si sono rese impure le nazioni che io sto per scacciare davanti a voi. Chiunque praticherà qualcuna di queste abominazioni, ogni persona che le commetterà, sarà eliminata dal suo popolo.

e ancora:

Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte: il loro sangue ricadrà su di loro.

L’anormalità è sottoscrivere parole come queste, scritte da persone che per gli standard di oggi verrebbero internate in un manicomio criminale e la chiave buttata via. Non ci vuole un genio a capire chi sia dalla parte giusta e chi invece abbia solo bisogno di tante sedute da un bravo psicoterapeuta per risolvere i problemi che ha con se stesso invece di credere di essere normale e far pesare la sua malattia, perché quello è l’omofobia, su tutta la società.

Pietro

Bufale senza latte. Giornalismo sciatto e Unione Europea

chiarabxl

Grazie a Davide Denti per avermi indirizzato verso alcune delle fonti usate in questo post, e per l’ispirazione per il titolo.

“Nuovo attacco dell’Europa alla qualità italiana”, questo il titolo (con variazioni sul tema) che campeggiava sui giornali italiani pochi giorni fa. Il motivo di tanto allarme? Un presunto e non meglio specificato “diktat” di Bruxelles che avrebbe “imposto” ai produttori di formaggio e mozzarella italiani di utilizzare latte in polvere nei propri prodotti. Stracciamento di vesti generale, a cominciare dal Ministro dell’Agricoltura, e proteste appassionate contro l’Europa (magari “dei banchieri”, che non c’entra niente ma fa sempre scattare l’applauso).

Che si trattasse di una bufala (no pun intended) era facilmente intuibile, ma solo un paio di giornali si sono presi la briga di andare a verificare come stessero esattamente le cose. Qui e qui trovate due articoli che ripercorrono la vicenda nei dettagli. Non mi interessa…

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