Turismo sciatto

Uno degli aspetti positivi del vivere in una città molto turistica è che si viene inevitabilmente a contatto con una grande varietà di persone.

Mentre le diversità culturali sono fisiologiche e naturali, ciò che trovo curioso, in senso negativo, sono alcuni comportamenti che osservo quotidianamente tanto in turisti italiani quanto in quelli europei o, in generale, extra-EU. 

Spesso c’è una totale assenza di intelligenza spaziale: se c’è una stradina larga 1 metro e mezzo, la praticità vuole che, per agevolare il passaggio in entrambe le direzioni, si cammini in fila per uno. Spesso, invece, noto che questo comportamento viene assunto solo dai residenti, gli altri camminano occupando tutto lo spazio a disposizione spostandosi solo, e controvoglia, quando la collisione con altre persone risulta inevitabile. O, ancora, le persone che si fermano sui ponti o nelle strade per fare foto: anche qui l’educazione imporrebbe di scegliere un momento in cui non passano persone o, nel caso in cui fosse impossibile, fare quel che si deve fare in fretta. Invece, e accade sempre, ci sono molti turisti che bloccano del tutto il passaggio scambiando ponti e strade per set fotografici personali.

Potrei poi citare la gente che si siede sui ponti o su monumenti storici vecchi di 600 anni apparecchiando dei picnic, quelli che girano per la città in speedo o quelli che si fanno un bagno in canale, evidentemente non essendo a conoscenza del fatto che i canali veneziani siano, letteralmente, una fogna a cielo aperto.

Infine i mezzi pubblici. Posso capire che per un turista sia strano muoversi su autobus che vanno su acqua e non sull’asfalto, ma valgono le stesse regole che esistono in ogni altra città del mondo: non intralciare gli altri. Provate a stare fermi davanti alla porta della metro a Roma, Milano, Londra o Tokyo: vi asfaltano perché è un comportamento incivile. A Venezia, invece, la gente sembra trovare strano che da un mezzo pubblico si debba salire e scendere a fermate diverse dalle loro.

Non so a cosa sia dovuto tutto questo, anche perché le strade sono strade tanto a Venezia quanto a New York o a Tokyo, così come i mezzi pubblici: se intralci il passaggio per i tuoi comodi rompi le palle agli altri, è un assioma fondamentale. Stessa cosa vale per il rispetto verso il patrimonio artistico.

Perché allora a Venezia questo avviene con noncuranza? Solo 15 anni fa questi comportamenti non si osservavano con la frequenza con cui occorrono attualmente. È come se il turismo avesse subito un progressivo imbarbarimento.

È diventato un turismo di massa, per giunta sciatto. Trovo poi del tutto inconsistente, dal punto di vista logico, parlare di Venezia come di città fragile e da proteggere e, poi, adoperare delle politiche espansive sotto il profilo turistico senza applicare un minimo di selezione e di controllo perché vittime della retorica dei “posti di lavoro” da difendere.

Continuiamo a confondere investimenti di qualità con sfruttamento, continuiamo a dare spazio alle demagogie alla Brugnaro, e quando ciò che resta di questa città verrà consumato del tutto magari si apriranno gli occhi, come spesso avviene in Italia: serve il disagio per parlare di un problema, prima e dopo non esiste.

Pietro

Il punto sulle Grandi Navi

In questi giorni ho scoperto, con piacevole sorpresa, l’esistenza di altre due soluzioni (oltre alla proposta di Costa del Canale Contorta) che permetterebbero, a mio parere, uno sviluppo molto più eco-sostenibile del turismo veneziano. Queste due proposte alternative sono chiamate: Venice Cruise 2.0 e Crocieristica a Marghera. Per chi non è delle mie parti potrebbe esserci un po’ di confusione, che spero di diminuire con questo post. Prima di descriverle, parlerò brevemente della proposta di Costa, quella del canale Contorta che, personalmente, trovo inquietante.

Il Canale Contorta: vi allego qui una panoramica della laguna. Il tratto in blu corrisponde alla rotta “classica” delle navi da crociera, rotta che ora è stata vietata. Come alternativa è stata proposta da Costa, il presidente del Porto di Venezia, la rotta gialla attualmente seguita dalle navi merci. L’idea sarebbe poi quella di far deviare le navi da mappa_contortacrociera attraverso la linea tratteggiata gialla che si vede nella foto. Quella linea tratteggiata è il canale Contorta. Se non siete di Venezia, sappiate che la laguna è in molti punti molto poco profonda (anche meno di 1 metro e mezzo) e, per assicurare il passaggio di navi di grandi dimensioni senza rischio di incagliare, sono stati creati dei canali artificiali scavando il fondo della laguna. Il tratto di canale contorta sembra essere “poca cosa”, ma vediamo meglio quali sono le sue caratteristiche attuali.

  • Profondità: attualmente il contorta è profondo 1 metro e 80 centimetri. Praticamente se io mi tuffassi rimarrei fuori con la testa. Per renderlo adeguato al passaggio di navi da crociera che si classifichino come “grandi navi” è opportuno scavare fino a 10 metri e 50 centimetri. Praticamente è come se il canale non ci fosse e si dovesse creare ex-novo.
  • Larghezza: attualmente il canale è largo 6 metri. Per farvi un esempio, il canale che passa sotto casa mia, molto trafficato, è largo 8 metri e profondo 3 e mezzo. La larghezza a cui deve essere portato per permettere il passaggio di navi da crociera è di 190 metri.

Come si vede, dunque, il canale Contorta è poco più che una traccia di un canale e richiede operazioni di scavo molto significative. Da persona non troppo informata, pensavo che questa fosse l’unica soluzione possibile, invece ho scoperto altre due proposte, che i media non pubblicizzano, e che, fortunatamente, sono già state portate all’attenzione degli organi competenti. Le descriverò ora.

La soluzione Venice Cruise 2.0: questa soluzione prevede la costruzione di un terminal passeggeri al Lido di Venezia. Si farebbero ormeggiare qui le “grandi navi”, fino a 5 e non più 8 come ora possibile al porto della Marittima. Questo progetto, secondo alcuni pareri, avrebbe mostrato alcune criticità legate ai costi (che sarebbero comunque inferiori alla proposta Costa del Contorta come scritto qui) e la perdita di un numero non indifferente di posti di lavoro, dal momento che il numero massimo di navi ormeggiabili scenderebbe da 8 a 5. Resta tuttavia una possibilità sul tavolo.

La soluzione Crocieristica a Marghera: personalmente questa è la mia preferita perché salvaguarda sia il porto della Marittima (quello attualmente utilizzato) sia l’ecosistema lagunare, in più permetterebbe il rilancio della zona di Marghera, attualmente ritenuta di periferia. Ecco come:

  • Creare un terminal passeggeri a Marghera: per chi non lo sapesse, a Marghera era presente un grande petrolchimico che ora ha (fortunatamente) cessato le attività legate alla chimica pesante (e inquinante). L’idea del progetto consiste nell’utilizzo del canale di accesso alla zona industriale e nella creazione di un terminal per riqualificare le aree industriali attualmente dismesse. Il canale in questione necessiterebbe solo di minimi interventi di scavo per adattarlo ai pescaggi richiesti dalle navi da crociera. Per quanto riguarda le banchine per l’ormeggio delle navi, il progetto prevede il riutilizzo delle banchine già esistenti ampliandole ed adeguandole. Il terminal poi rilancerebbe notevolmente la zona di Marghera e sarebbe anche semplice collegarlo alla rete ferroviaria e stradale della terraferma. Questo è per le grandi navi. Veniamo ora alla Marittima.
  • Cambio di destinazione d’uso per la Marittima: l’idea sarebbe di dedicare la Marittima all’ormeggio di navi di piccole dimensioni e yacht di lusso, riqualificando parte degli edifici del porto per creare appartamenti (si parla di 800 appartamenti).

Questa soluzione di “Crocieristica a Marghera” sarebbe, secondo molti (me incluso), la migliore soluzione per salvaguardare contemporaneamente più cose: i posti di lavoro (anzi se ne creerebbero di nuovi), l’ambiente (il canale c’è già e necessita di pochi interventi) e permetterebbe una notevole re-industrializzazione di Marghera con conseguente rilancio di una zona che altrimenti verrebbe lasciata a se stessa.

Da veneziano mi aspetto che il prossimo sindaco prenda molto a cuore questo problema: non è possibile continuare con uno sfruttamento indefesso di Venezia come se fosse il fac-simile che si vede a Las Vegas. E’ il momento di prendere decisioni importanti, che potrebbero scontentare qualcuno ma anche produrre benefici sul lungo termine.

Sperando in meglio,

Pietro