Finalmente #cirinnamoreremo

Viviamo in un mondo pieno di violenza, che viene ormai sdoganata dai mezzi di informazione e pure ricreata per intrattenimento.

Non ho mai sentito un’emittente TV lamentarsi per un film eccessivamente violento, al massimo ci piazzano un bollino rosso e il film va in onda. Neanche l’onnipresente Osservatore Romano, sempre puntuale quando ci ricorda quanto “pericoloso sia per il tessuto sociale” lo sdoganamento dell’innaturalità dell’omosessualità, condanna apertamente questa forma di intrattenimento.

L’amore fa più paura della violenza, è un dato di fatto.

Nello stato precario in cui ci troviamo, sapere che, anche per lo Stato, non esiste distinzione tra l’amore provato da un eterosessuale, da un omosessuale o da un transessuale ma esiste solo amore e che questo, e non la riproduzione, costituisce l’unica base contemporaneamente necessaria e sufficiente per costruire una famiglia felice, è una notizia che mi riempie di gioia.

Dopo anni in cui ci dicevano che i malati di mente siamo noi, un recente studio (e qui) sembrerebbe mostrare che, dopotutto, è l’omofobia il vero disturbo mentale.

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Pietro

 

#Bagnasco, il #FamilyDay e l’antropologia

Il Card. Bagnasco ha recentemente dichiarato che i figli non sono un diritto e che devono avere una mamma e un papà, dal momento che la famiglia è “antropologica, non ideologica”.

Frase curiosa perché così facendo Bagnasco identifica la famiglia nel senso cristiano cattolico con quella “struttura sociale” biologica che esiste nelle specie animali, peraltro con grandi variazioni tra una specie e l’altra.

In realtà la “famiglia cristiana”, con buona pace di Bagnasco, è una forma ideologica di famiglia imposta e regolamentata dalla Chiesa sulla società occidentale nel corso dei secoli. Se la famiglia fosse esclusivamente antropologica, osserveremmo sempre la stessa struttura con le stesse “regole” in qualsiasi cultura umana nel mondo. Cosa che invece non accade sempre in altre culture.

Vorrei dire che nessuno parla di “diritto ad avere figli”, si parla invece di “diritto alla possibilità di averli”: sono due cose ben diverse ed è una questione che interessa tutti, eterosessuali compresi. Ci sono molte coppie eterosessuali con problemi più o meno gravi di fertilità, eppure quando si parla di “modi alternativi di avere figli”, finiscono sempre nel mirino gli omosessuali.

In effetti, per la Chiesa Cattolica, la questione della riproduzione sessuata è molto importante. Forse molti non sanno, includendo anche i tanti che vanno al Family Day, che uno dei primi requisiti per considerare un matrimonio un “vero matrimonio” e dunque ciò che ne esce una “vera famiglia” è che l’uomo non deve essere impotente, e che entrambi i coniugi devono essere capaci di sesso vaginale che deve terminare con l’eiaculazione all’interno della vagina della donna. Questa è una condizione che viene detta indispensabile.

Quindi: se vi siete sposati in Chiesa e non avete avuto figli, non li avete voluti, o vi siete sposati in età avanzata e non potete più riprodurvi, il vostro matrimonio, per la Chiesa, è nullo. Vorrei sapere se i tanti che vanno a manifestare al Family Day e che magari rientrano in una di queste “categorie”, sanno che stanno difendendo della gente che considera il loro legame tanto odioso e impuro come quello dei “non matrimoni omosessuali”.

Un matrimonio senza riproduzione non ha senso per la Chiesa dal momento che la sua funzione è, in un certo senso, “santificare” l’attività sessuale, fintanto che questa è finalizzata alla sola riproduzione per la costruzione di un nucleo familiare.

Il matrimonio è, in sintesi, un bel vestito, socialmente accettabile, da mettere addosso al desiderio di copulare.

Per sintetizzare questa prima parte, la sola famiglia che la Chiesa riesce a capire è quella in cui un contratto, il matrimonio, regola e benedice l’attività sessuale di due individui di sesso opposto che producono figli. Il vincolo matrimoniale poi impone dei doveri al marito e alla moglie, come ci ricorda Famiglia Cristiana:

La moglie è in pratica un “curioso animale domestico“, per citare Fantozzi, che il marito deve guardare quasi con pietà.

E’ dunque chiaro che per la Chiesa un matrimonio omosessuale non ha alcun senso perché è assente la possibilità “pratica” di generare figli con il sesso. Quello che trovo singolare è l’incapacità di astrazione della Chiesa, che non riesce ad andare oltre all’equivalenza:

sesso = riproduzione = amore

Si può avere amore con e senza sesso e, viceversa, sesso con e senza amore.

Ci si può riprodurre con e senza amore e, viceversa, amore con e senza riproduzione.

Riproduzione implica sesso? No! Se un uomo soffrisse, ad esempio, di disfunzione erettile e la donna non avesse problemi di fertilità, perché non possono riprodursi estraendo lo sperma dell’uomo e inseminando la donna?

Che differenza c’è se l’ovulo venisse fecondato da uno spermatozoo che arriva da una pipetta invece che da un pene? Il risultato finale è lo stesso. Questo rende forse i bambini meno umani? Dei mostri di Frankenstein?

Io penso che delle persone disposte a fare tutto questo per avere un figlio da crescere siano dei genitori con un potenziale umano enorme, molto più di quello di quattro porporati rinsecchiti che pretendono di dare lezioni su cosa sia il sesso, la riproduzione e la famiglia quando per libera scelta hanno deciso di rimuovere dalla loro vita tutto questo.

Tornando alla questione dell’omosessualità e dei bambini cresciuti da famiglie omogenitoriali, come dicevo in un post precedente, la parola spetta alla scienza che, a differenza della Chiesa, riflette e anticipa la maturità intellettuale della popolazione globale, invece di costringere l’uomo a vivere secondo dettami vecchi di millenni, come se il tempo non avesse senso.

Cito le conclusioni di alcuni studi, che si possono recuperare cliccando sui link, riguardo le famiglie omogenitoriali e i figli:

2007, Università del Michigan

Results confirm previous studies in this current body of literature, suggesting that children raised by same-sex parents fare equally well to children raised by heterosexual parents.

2013, Università di Cambridge

I genitori gay mostravano, rispetto ai genitori eterosessuali, meno livelli di depressione e di stress legati alla genitorialità. I padri gay mostravano un maggior calore e un maggior numero di interazioni nei confronti dei figli. Inoltre, mostravano minore aggressività educativa e maggiore sensibilità. Non vi erano invece differenze tra i genitori gay e i genitori lesbiche. Riguardo ai figli, si rilevava un maggior numero di problemi esternalizzanti (rabbia, comportamenti aggressivi etc.) tra i figli dei genitori eterosessuali.

2014, Università di Melbourne

Australian children with same-sex attracted parents score higher than population samples on a number of parent-reported measures of child health. Perceived stigma is negatively associated with mental health. Through improved awareness of stigma these findings play an important role in health policy, improving child health outcomes.

Questi sono i fatti: no, i bambini non crescono male, non crescono “infettati” dall’omosessualità e no l’umanità non si estinguerà. E se i bambini dovessero venire “maltrattati” a scuola dai loro compagni per via dei loro “genitori strani”, non è colpa dei bambini con due mamme o due papà, è colpa di quei genitori che hanno educato male i loro figli e, se male educati, sotto la categoria di “genitori strani” e “famiglie strane” rientrano tante cose.

Ad esempio, la mia scuola elementare era privata, gestita da suore. I miei genitori venivano considerati “strani” perché erano divorziati. E sì, mi ricordo alcuni bambini che mi dicevano: “perché non hai due genitori?”, oppure: “perché non hai foto con loro due?”.

Al giorno d’oggi avere i genitori separati, purtroppo, non è cosa rara. Anche se parlo di 20 anni fa, ogni “momento storico” ha le sue “stranezze”.

Al tempo dei miei nonni erano “strane” le famiglie in cui un “bianco” sposava un “nero”, quando ero piccolo io erano “strane” le famiglie divorziate e/o allargate…adesso è il turno delle famiglie con genitori dello stesso sesso.

Passerà anche questa, l’importante è ricordarsi che a decidere cosa sia naturale da cosa non lo sia non è compito che spetta all’uomo, che è solo un osservatore e sperimentatore.

Se una cosa fosse “innaturale”, non si osserverebbe a priori in natura; il giudizio dell’uomo è ininfluente, come mostra infatti la stessa biologia che la Chiesa tanto chiama in causa, in modo parziale, quando le fa comodo:

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Pietro

Su #Italo e il #FamilyDay

Vorrei dire qualche parola sulla questione Italo. Detta in sintesi: Italo offre uno sconto se acquistate un biglietto per andare al Family Day, a differenza di Trenitalia che ha smentito.

Questa mattina Italo ha twittato:

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Da consumatore, ho trovato questa dichiarazione piuttosto inquietante. Sembrerebbe quasi che il pensiero dell’azienda sia: “se siete autorizzati a fare un evento e ci pagate, per noi è sufficiente, il resto non ci frega”. Non ci sarebbe quindi alcun interesse da parte dell’azienda sul tema dell’evento.

Il Family Day vedrà andare in piazza persone che credono che sia giusto ed eticamente corretto negare diritti ai loro pari in virtù del loro orientamento sessuale inducendo, di conseguenza, una limitazione alla capacità di autodeterminazione della persona.

Di questo parliamo: di persone che pensano sia giusto far vivere altri in una condizione svantaggiata. E questi sono pensieri violenti, in giacca e cravatta pellicce e permanenti, ma sempre violenti.

Mi chiedo: ha ancora senso per un’azienda scollegare le scelte di mercato dal tipo di impatto sociale che queste possono contribuire a produrre, ignorando le specificità proprie di ciascun evento?

Secondo me no. Non tutti gli eventi sono uguali. Non stiamo parlando del lancio di una fashion week, di una galleria d’arte o di un festival del cinema. Parliamo di libertà personali e queste non sono più cose su cui ci si può permettere di scegliere di “non scegliere” con questa sorta di “perbenismo di mercato” all’italiana.

Probabilmente sarei un pessimo imprenditore, ma se lo fossi non accetterei mai di aiutare a trasportare persone che pensano che sia giusto rovinare la vita del prossimo per qualsivoglia motivo, in questo caso l’orientamento sessuale.

Nel 2016, da un’azienda, mi aspetto anche la “sostenibilità etica” delle proprie scelte di mercato, o almeno un po’ di lungimiranza: il Family Day c’è un giorno solo su 365, per il resto noi viaggiamo tutto l’anno.

Caro Italo, hai perso un cliente.

Pietro

Qualche pensiero su #unionicivili e #bagnasco

I gay che: “sono omosessuale, non gay” oppure “sono gay ma i bambini non si toccano” (riferendosi al caso delle adozioni) non riuscirò mai a capirli. Trovo che questi discorsi siano abbastanza pericolosi, e che forse denotino un misto tra Sindrome di Stoccolma e un’idea di omosessualità che si ferma alla “fase sessuale”.

Se facciamo un discorso sui diritti dei bambini che vengono adottati, molto banalmente potremmo dire che questi bambini hanno il diritto di essere felici, e di crescere in un contesto che possa dare loro, per il più lungo tempo possibile, serenità e armonia.

La questione dunque si riduce a: per creare un contesto sereno e armonico in cui far crescere un bambino o una bambina, è necessario che i genitori abbiano sesso diverso?

Visto che qui parliamo di progetti di legge che disciplinano la vita affettiva dei cittadini a prescindere dal loro credo politico e religioso e quindi prima di tutto come esseri umani, l’unica “guida” che possiamo usare per condurre il ragionamento è la scienza, dal momento che questa, a differenza del resto, gode di un livello di obiettività univocamente verificabile e universale, dal momento che il suo modo di procedere prescinde dalle convinzioni personali di chi la utilizza.

La scienza a riguardo dice una cosa chiara: i bambini adottati da coppie dello stesso sesso non mostrano alcuna differenza rispetto a quelli che crescono in coppie eterosessuali ma, in molti casi, crescono in un contesto più sereno dal momento che nelle coppie omosessuali sono assenti quegli stereotipi di genere che, purtroppo, ammorbano spesso le coppie eterosessuali.

Si dice spesso che gli omosessuali che vogliono adottare dei bambini sono egoisti.

Se chiedere che la legge riconosca che l’amore sia uno e uno solo e non differenziato per qualità in base all’orientamento sessuale, è egoismo, mi chiedo come si possa definire l’atteggiamento di quelli che, tanto etero quanto gay, credono che sia giusto ritenere l’amore di una coppia omosessuale inadatto per un contesto familiare; come se l’amore fosse diviso tra “amore vero” (eterosessuale) e qualcos’altro nel caso omosessuale.

Cosa c’è di più egoista del limitare la libertà personale e affettiva dei propri concittadini nel nome delle proprie convinzioni personali (e sottolineo convinzioni) mantenute da miopia culturale e deficienza scientifica?

Chi sono quindi i veri egoisti? Le persone che chiedono che non ci siano classificazioni tra amore di serie A e serie B, o quelli che invece di affrontare le proprie insicurezze restano avvinghiati a totem ideologici affrontando rabbiosamente ogni questione da cui si sentono minacciati?

Gli unici egoisti sono quelli che fanno pagare a tutta la collettività il prezzo della loro arretratezza culturale, dimettendo ogni questione con un “i problemi sono ben altri!“.

Pietro

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E’ sempre un fatto di soldi (#Fuksia)

E’ da molto che non scrivo qualcosa di attualità politica, ma la recente vicenda Fuksia mi ha fatto tornare la voglia. Dopo quasi 3 anni, il punto focale dei 5 stelle non è cambiato: i soldi. Sono sempre i soldi: e quanto spendi, e quanto restituisci, e gli scontrini, ecc…

Cosa restituiscono esattamente i 5S? Sono obbligati per contratto a restituire metà del loro stipendio. Per il resto, non c’è alcun obbligo di restituire i rimborsi spese. I rimborsi, che sono differenziati per tipo e per modalità di erogazione tanto dalla Camera dei Deputati quanto dal Senato, costituiscono una parte importante dei “soldi” che ogni parlamentare riceve ogni mese e, anzi, costituiscono il grosso della faccenda.

Sul sito della Camera possiamo leggere sul trattamento economico di un deputato, tanto del 5S quanto di ogni altro partito:

  • Stipendio base (al netto delle tasse): 5000€/mese o 4750€ nel caso che il parlamentare abbia un’altra attività lavorativa.
  • Rimborsi mensili:
    • Diaria: 3503,11 € /mese
    • Rimborso spese per esercizio del mandato: 3690€ /mese dei quali 1845€ (la metà) per spese che devono essere attestate, e per l’altra metà forfetariamente.
  • Altri rimborsi:
    • Spese di viaggio. questo rimborso viene erogato ogni 3 mesi per coprire le spese di trasporto tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino, più il tragitto aereo verso Fiumicino e, infine, il trasporto da Fiumicino a Montecitorio, e in queste entità: 3323.70€ se la distanza fosse minore di 100 km, altrimenti 3995,10€ se questa fosse maggiore.
    • Spese telefoniche. questo rimborso è annuale e ammonta a 1200€/anno.
  • Trattenute:
    • Spese sanitarie. Dalla indennità lorda (10435€/mese e 9975€/mese) vengono trattenuti 526.66€/mese per assistenza sanitaria.
    • Assegno di fine mandato. Sempre dall’indennità lorda vengono trattenuti mensilmente 784.14€.

Riassumendo, facendo un conto a spanne, lo stipendio base al netto delle tasse e togliendo le trattenute per spese sanitarie e assegno di fine mandato è di: 4371€/mese (primo caso) o 4124€/mese. Diciamo una media di 4200€/mese netti.

A questo aggiungiamo i rimborsi mensili: 3503.11€ di diaria + 3690€ di spese per esercizio mandato e otteniamo un totale di 7193€/mese. Escludendo i rimborsi a competenza plurimensile (spese di viaggio e telefoniche) abbiamo che un qualsiasi deputato percepisce per legge, mensilmente, circa 11400€. Aggiungendo trasporto e telefono, ripartendoli su base mensile, si aggiungono altri 1320€ di rimborsi.

Anche se il conto fatto contiene inesattezze e approssimazioni, teniamo in mente il fatto che l’ordine di grandezza di cui parliamo è questo: sui 12000€/mese.

Visto che i 5 stelle dicono sempre di costare di meno, di “non rubare ai cittadini”, andiamo a vedere, dati alla mano che loro stessi forniscono pubblicamente, quanto ci costa in media un deputato grillino.

Vorrei fare una premessa sul fatto che non capisco questa cosa del vergognarsi di essere pagati per fare politica: è un lavoro, lo si paga. L’unico furto e truffa ai danni dei cittadini è pagare degli incompetenti a prescindere dal loro colore politico, e ricordiamo sempre che nel 5S abbiamo gente che:

Magari gente così c’è anche altrove, ma nel 5S sappiamo per certo che c’è viste le dichiarazioni che ho riportato.

Ad ogni modo, andiamo sul loro sito e controlliamo. I dati sono tanti, mi sono permesso di creare un foglio di excel per fare dei calcoli rapidi prendendo un campione a caso di 10 deputati. Tengo a precisare che ci sono notevoli oscillazioni nell’entità delle spese: ci sono deputati che spendono anche solo 3000€/mese di rimborsi e altri che arrivano a spendere più di 10000€/mese.

Quello che viene fuori è che lo stipendio medio percepito si attesta sui 3280€/mese, cioè circa il 78% (e non la metà come diceva Grillo) dello stipendio che prende un deputato qualsiasi.

Per quanto riguarda i rimborsi, la media di spesa si aggira sui 6000€/mese, ma qui ricordiamo che ogni deputato ha spese diverse e, come dicevo, c’è chi si ferma a 3000€/mese, chi supera i 10000€/mese.

Ciò che invece è comune, quasi a tutti i componenti del campione, è la modalità con cui i soldi dei rimborsi vengono spesi: in gran parte si parla di costi di collaboratori, esperti o comunque terzi. Pagano le consulenze di tecnici…l’inesperienza, infatti, costa.

Un deputato 5s, con queste medie a spanne, costa quasi 10000€/mese. E’ meno di un deputato qualunque ma sono sempre molti più soldi di quelli che in campagna elettorale venivano dichiarati. Grillo inizialmente diceva “prenderanno 2500€”, poi ha ritrattato dicendo che “Roma è costosa, devono spendere di più”.

Vero, la vita a Roma costa…ma se dei deputati ritenuti “normali cittadini estranei alla politica” arrivano a spendere quasi 10000€/mese di soldi pubblici, e non lo dicono pubblicamente, forse si sono resi conto che, dopotutto, fare politica ha dei costi oggettivi che prescindono dalla fedina penale del deputato e dal tempo che questo ha trascorso alla Camera.

Hanno impiantato tutta la campagna elettorale sostenendo il fatto che gli alti costi della politica fossero dovuti agli stipendi e alle spese dei deputati “dei Partiti”, colpevoli tutti e senza distinzioni di spendere e spandere ingrassandosi alle spalle dei cittadini.

La verità qual è invece? Che gli stessi dati che loro pubblicano mensilmente, smentiscono le loro tesi, e mostrano invece come finiscano per costare allo Stato una media di 2000€ appena in meno al mese rispetto ad un politico del tanto “odiato sistema dei Partiti”.

Si parla cioè di un risparmio del 15%.

Penso sia piuttosto allarmante vedere che in 3 anni il discorso sia pressoché fossilizzato sul tema del “quanto costa” e non si sia mai spostato sul “cosa facciamo per quello che veniamo pagati”.

I risultati che ho visto io sono stati, con qualche collaborazione molto sporadica con altre forze politiche, insulti, aggressioni, tanta spocchia e la presunzione cattiva di essere sempre dalla parte “del bene” che solo gli ignoranti frustrati che odiano il mondo sono capaci di avere.

Meglio pagare di più dei politici con formazione e competenze, che pagare meno dei totali incompetenti: questo vuol dire buttare, o meglio, farsi rubare i soldi, ed è un discorso che vale per tutte le forze politiche e i 5S non sono certamente esenti.

Pietro

Vivendo #Venezia da turista

Alla vigilia di Natale ho perso la maledetta tessera Venezia Unica. Per chi non fosse mai stato a Venezia, si tratta di una carta dove potete caricare (finalmente online) biglietti per i mezzi pubblici, prenotare e pagare biglietti per musei e pure per usare i cessi…già, a Venezia si prenotano pure quelli.

Una volta dovrò provare a saltare le lunghe code di turisti con la vescica gonfia dicendo “sorry I booked that toilet 2 months in advance! it’s mineee”…

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Ecco dove sono posizionati i cessi pubblici…naturalmente aperti solo dalle 8 alle 19.

Quindi, potete collegarvi al sito, comprare online questa carta e caricarci dentro le cose che vi interessano. Fino a qui sembra una bella idea, ma ci sono dei problemi…

Venezia è una delle poche città in Italia, se non in Europa, dove la differenza di costo tra i servizi per i cittadini e gli stessi servizi dati ai turisti è enorme. Ad esempio, se andate in metro a Roma, che voi siate Romani da 20 generazioni o Colombiani, pagate sempre 1.50 € (o 1.30 non ricordo) un biglietto di corsa singola. A Venezia, invece, se siete residenti pagate 1.30 €, se non potete dimostrare di essere residenti, pagate invece 7.50€.

Per dimostrare di essere residenti bisogna avere la carta Venezia Unica per residenti o visitatori abituali. Se, come nel mio caso, la doveste perdere, si paga il prezzo intero. Anche se avete carta di identità, dimostrate dove vivete niente da fare…

7.50 € sono tanti…immaginiamo una famiglia di 4 persone che si fa un giro a piedi per Venezia e poi, stanca, vuole prendere un vaporetto per tornare a prendere l’auto o il treno…bene, pagano 30€. A Roma avrebbero pagato 6€.

7.50€ per un biglietto di trasporto pubblico è più del costo di un Taxi per brevi tratte. Ad esempio, a Padova, per fare 3-4km chiedono in media 6.50€. Con 30€ ti portano da Padova all’aeroporto di Venezia. Aggiungo, con la differenza del livello di comfort che dà un taxi rispetto ad un mezzo pubblico.

Il giorno di Natale ho preso due biglietti…e niente, 15€. La distanza che ho percorso, in “linea d’acqua” è di circa 4 km. Trovandomi dalla parte del turista mi sono sentito rapinato da un sistema, unico nel suo genere, che sembrerebbe essere costruito appositamente per spennare e spremere il visitatore.

Concludendo, se volete visitare Venezia assicuratevi di avere un amico/a residente che vi compra i biglietti al prezzo ridotto.

Pietro

#WorldAIDSday – Pensieri

In questi giorni, nei social, ho letto discorsi incredibili riguardo HIV, AIDS e, più in generale, le malattie sessualmente trasmissibili (che chiamerò MST da qui in poi per brevità). E’ brutto vedere che nel 2015 ci sia ancora così tanta disinformazione, vuoi per motivi culturali/religiosi vuoi per semplice pigrizia.

Spesso si preferisce ascoltare il luogo comune o il consiglio/opinione di un amico invece di prendere la situazione in mano e informarsi in prima persona.

Molti dicono “HIV, ma anche gonorrea, ecc”. Verissimo, ma è una frase che, secondo me, tradisce un lieve atteggiamento di “benaltrismo” particolarmente pericoloso in una società come quella italiana che, su questi temi, è costantemente bloccata tra passato e futuro in un presente alquanto improbabile. Parlerò quindi solo di HIV e AIDS.

Per dirla in soldoni: il primo è il virus (Human Immunodeficiency Virus, cioè virus dell’immunodeficienza umana) che è quello che si trasmette nel contagio, il secondo è il “risultato” dell’azione del virus nel nostro corpo, risultato che spesso richiede svariati anni per manifestarsi in tutta la sua gravità.

  • HIV colpisce gli umani, indipendentemente da:
    • Sesso
    • Etnia
    • Età
    • Orientamento sessuale
    • Credo religioso
    • Posizione sociale
    • Ruolo sessuale (attivo o passivo)

Sembra strano precisare questo, ma mi è capitato spesso di leggere commenti in alcuni forum (principalmente di estremismo cattolico) che evidenziano delle credenze di alcuni secondo cui HIV colpisca unicamente uomini gay atei e, se possibile, africani.

  • HIV non si trasmette in queste modalità:
    • Per via aerea
    • Stringendo la mano ad una persona HIV+
    • Bevendo dal bicchiere di una persona HIV+
    • Con scambio di saliva, sudore o lacrime

Il modo più comune per rischiare di essere contagiati è nel rapporto sessuale. Si tende spesso a dire, specialmente nel “mondo gay”, che “se non c’è eiaculazione allora è tutto ok“. Questo è sbagliato ed è uno dei tanti discorsi che ho letto sui social.

Il pericolo di contrarre HIV non risiede unicamente nello sperma ma in tutta una serie di fluidi corporei e, nello specifico, nel contatto tra fluidi infetti e mucose o tessuti danneggiati o nel caso di iniezione diretta di fluidi infetti (ad esempio utilizzando una siringa già utilizzata da un soggetto HIV+). Nel caso umano, le mucose di cui si parla sono nel: retto, vagina, “apertura” del pene (cioè l’uscita dell’uretra), e la bocca.

Vediamo allora i fluidi corporei pericolosi:

  1. Sangue. In un rapporto sessuale si può venire a contatto con sangue in varie situazioni: abrasioni, mestruazioni, lacerazioni. Il sangue si può trovare anche nella bocca, per esempio in una persona con malattia parodontale.
  2. Sperma. Questo è uno dei motivi per cui è fondamentale utilizzare il preservativo in un rapporto sessuale qualsiasi sia il vostro partner e a maggior ragione se si tratta di qualcuno/a che conoscete poco o se si tratta di un rapporto occasionale con perfetti sconosciuti. Nonostante quello che disse la Chiesa, il preservativo difende dal contagio ed è un efficace strumento di prevenzione (unito alla testa di chi lo indossa).
  3. Secrezioni rettali. Ci sono poche ricerche riguardo le secrezioni rettali, tuttavia è bene porre attenzione. Durante i rapporti anali (sia nel caso in cui il soggetto penetrato sia un uomo sia nel caso in cui sia una donna), la secrezione rettale è un muco con funzione contemporaneamente di lubrificante e di protezione delle pareti del retto. Alcuni studi hanno mostrato come la carica virale all’interno delle secrezioni rettali sia sufficiente a porre un rischio serio di trasmissione, contrariamente a quanto si pensava in passato e cioè che HIV venisse trasmesso esclusivamente tramite sangue e sperma. Anche qui, dunque, si vede come sia imperativo usare il preservativo: infatti anche in assenza di eiaculazione, può essere possibile contrarre il virus per contatto con la mucosa rettale infetta.

Contestualizzando queste informazioni nel caso delle pratiche sessuali comunemente seguite, vediamo come è consigliabile comportarsi:

  • Sesso orale:
    • Pompino. Nel caso del pene di sono due fluidi corporei coinvolti: liquido prespermatico (o preseminale o precum) e sperma. Mentre nel caso del liquido prespermatico non c’è ancora un accordo nella comunità scientifica riguardo le sue capacità di trasmettere il virus, lo sperma è invece pericoloso. Quindi:
      • Chi fa il pompino deve stare attento a non venire a contatto con lo sperma.
      • Chi riceve il pompino non corre tecnicamente rischi, anche nel caso in cui la persona che lo pratica sia HIV+. Esiste però la possibilità teorica che, nel caso in cui la persona HIV+ abbia lacerazioni o sanguinamenti in bocca, il sangue possa venire a contatto con la mucosa del pene mettendo a rischio di infezione il partner, anche se si tratta di una possibilità molto remota.
    • Cunnilingus. Evitare nel caso di presenza di sangue mestruale nel caso in cui la donna che riceve l’atto sia HIV+.
    • Rimming. Non ci sono studi che dimostrino la trasmissione di HIV con questa attività. In realtà è stato registrato un solo caso in cui una persona è stata infettata da HIV ricevendo il rimming da partner HIV+ che aveva sangue sulla lingua.
  • Sesso vaginale: usare sempre il preservativo.
  • Sesso anale: come nel caso del sesso vaginale, usare sempre il preservativo. Anche nel caso in cui non ci sia eiaculazione, il rischio di contagio esiste sempre (secrezioni rettali, lacerazioni e abrasioni con perdite di sangue, ecc).

Concludo dicendo a chi ha una vita sessuale attiva: vestitelo (usate il preservativo) e fate il test. Il test HIV è sempre gratuito e anonimo nelle ULSS, ormai esistono anche i test domestici che si possono ordinare via internet. Non ci sono più scuse per non farsi visitare.

Siamo tutti al sicuro solo se ognuno è sicuro.

Pietro

 

Al di là di tutto…

Questo è il paese degli “al di là di tutto”, locuzione diffusissima nel linguaggio corrente con cui si archiviano le vicende “dubbie” o “opache” su una qualche persona per poter comunque giungere ad un giudizio positivo.

Premetto, a scanso di equivoci, che nell’elenco che segue riporto frasi lette sui social o sentite nella realtà e che non sono mie affermazioni.

Al di là di tutto:

  1. Fabrizio Corona è una brava persona, non si meritava il carcere
  2. Silvio Berlusconi è simpatico e ha dato lavoro a tanta gente
  3. Valentino Rossi è un grande, un idolo
  4. Beppe Grillo è un bravo comico
  5. Umberto Bossi è un politico appassionato
  6. Massimo d’Alema è stimato da tutti
  7. Papa Giovanni Paolo II è un santo

E’ sempre così: chissene se ci sono stati dei processi, se uno ha rubato decine di milioni di euro a tutti noi per far stare più comodo il suo culetto mentre aumentavano le tasse per lavoratori e imprenditori onesti, se uno lanciava bombe Molotov nel ’68 e ora parla di “assenza di democrazia in un partito”. Al di là di tutto…

Così ragiona l’italiota: frasi fatte e convinzioni socialmente accettabili condite con una buona dose di ignavia.

E’ così anche nella vicenda social #iostoconVale, per quanto riguarda Valentino Rossi. Per carità, mai ricordare che ha evaso le tasse.

Al di là di tutto, è una leggenda vivente agli occhi dei suoi fan, un po’ come Berlusconi, e questo è sufficiente per assolverlo da ogni colpa.

Pietro