Il classista di merda

Oggi mi sono svegliato, come al solito alle 6:45, con una bella sorpresa su Twitter. Vedo notifiche. Accedo, e mi ritrovo un ragazzo, che ho sempre considerato come una persona per bene, educata e a modo scrivermi una risposta ad un mio tweet. In questa risposta mi accusava di essere un “classista di merda”.

Premessa: rimango sempre strabiliato dalla facilità con cui si ricorre all’insulto su internet. Se ci fosse la stessa prontezza in altre situazioni della vita, vivremmo tutti in un paradiso.

Detto questo. Il mio tweet riguardava la situazione del turismo a Venezia, discorso che, come si è visto, vale anche per altre realtà mondiali come Firenze, Parigi e Barcellona. Tutte sperimentano lo stesso “problema”: un turismo “barbaro”, di bassa qualità.

Io sono nato e cresciuto a Venezia, ho visto il turismo cambiare in modo radicale negli ultimi 15 anni. Dicevo io, nel mio tweet: “da quando esistono i voli ultra low cost”.

Apriti cielo –> classista di merda. Il lettore evidentemente, e in tutta autonomia ha compiuto una serie di assunzioni:

  • che i voli a basso costo siano utilizzati esclusivamente da persone meno abbienti
  • che le persone meno abbienti siano più maleducate, poco istruite, ecc.

Naturalmente lungi da me dal pensare simili bestialità. In effetti c’è sempre da restare sconcertati dalla facilità con cui uno sconosciuto vede malvagità e cattiveria nelle parole di un altro sconosciuto. E’ una sorta di scommessa al ribasso sulla qualità della persona. Non mi aspetto il meglio da qualcuno, ma sempre il peggio. Triste, ma purtroppo molti fanno così. Attaccare prima di essere attaccati, ecc.

Ricordiamo intanto che sono solo i cafoni che sentono il bisogno di sbandierare a tutti quanti soldi hanno. Chi i soldi se li guadagna onestamente e faticando, ne conosce il valore e non li spreca. Pensare che i voli a basso costo vengano usati solo da chi si trova in condizioni economiche meno vantaggiose è totalmente infondato.

Il problema dei voli low cost è che hanno contribuito a trasformare il mercato del turismo, aumentandone la “velocità”. Viaggiare costava e tutt’ora costa molto. Anche se togli il costo del viaggio, restano il costo della vita del luogo in cui vai, il costo di albergo o di case in affitto (in certi posti persino AirBnb e simili hanno tariffe comparabili a quelle di una camera d’albergo). Il volo low cost però consente di avere spostamenti a frequenza molto maggiore e costo molto minore. Ed ecco quindi frotte di turisti che spesso stanno in un luogo, magari una città d’arte anche solo per 1 o 2 giorni, quando un 15-20 anni fa era la norma fermarsi almeno 1 settimana.

Che tu abbia il conto in banca di Bill Gates o il mio, il turismo ad alta velocità, o mordi e fuggi come si vuole dire, ha delle conseguenze sulla natura del luogo su cui insiste. Induce trasformazioni nei costumi dei residenti e nei servizi, spostando la priorità dai bisogni del cittadino a quelle del turista.

Mi spiego: solo 10-15 anni fa si contavano pochissimi negozi come pizzerie al taglio, pasta da asporto, e in generale street food inteso proprio come cibo che prendi e mangi in giro. Sono negozi con target primario prevalentemente turistico. E’ vero che a Venezia abbiamo sempre avuto la tradizione dei “cicchetti” (che altrove sono cose da bere), ma “cicchetti” e “ombre” (ombre = vino) solitamente si sono sempre consumati dentro un’osteria facendo due chiacchiere con la gente lì. Lo sviluppo dello street-food e dal fast-food è stato direttamente conseguente all’impennata del turismo, collegata anche allo sviluppo del modello del turismo “mordi e fuggi”, cui hanno contribuito anche le compagnie aeree low cost, AirBnb, ecc.

Quando attiri 20 milioni di persone all’anno in una città in cui risiedono meno di 55000 persone, è ovvio che si mettono in moto tutta una serie di conseguenze, mancanza di spazio in primis. Ad un turista stremato che non ha voglia di spendere troppo, verrà spontaneo sedersi su un ponte, in riva ad un canale con i piedi a bagno e mangiare in strada una pizza, della pasta o un’insalata. Del resto, ci sono poche panchine in giro, spesso perennemente occupate e i bar e i ristoranti, nelle zone più centrali, presentano prezzi al limite dell’indecenza. Anche qui: prezzi che sono lievitati come risultato di questo modello di sviluppo del turismo per cui il pensiero di fondo è “sono talmente tanti, sfruttiamoli, tanto ce ne saranno sempre altri”.

Tutto questo, nel suo insieme, produce un degrado tanto della qualità dell’esperienza per il turista, quanto della qualità del turismo.

Questo intendevo dire, e questo avrei detto se sotto a quel tweet (che ho rimosso per quieto vivere visto che, che se ne dica, sui social esiste una forma implicita di censura, mai manifesta ma sempre subdolamente suggerita) si fosse risposto con qualche stimolo di discussione.

Ma i social servono anche a questo, in effetti ci ricordano sempre che le persone non sono né indulgenti né gentili quando si esprimono alcuni concetti. L’assumere a priori in negativo è, a parer mio, il nostro peggiore nemico nelle interazioni con altri. E mi ci metto pure io dentro a questo discorso: più volte mi sono trovato dall’altra parte, ogni volta imparando a controllarmi un po’ di più. Facciamolo tutti e magari possiamo rendere i social un posto meno “violento” e più civile.

Pietro

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Le gioie di #Telegram

Ho sempre amato Telegram selvaggiamente fin dalla sua prima uscita nel 2013…l’ho scoperto in realtà per caso. Con un gruppo di amici dicevamo: “ma perché non creare un’app come il vecchio MSN o ICQ che funzioni tanto sugli smartphone quanto sui computer?” e così, cercando, abbiamo trovato che questa app esisteva già: Telegram.

La prima cosa buona di Telegram è che ha un vero e proprio client per computer completamente indipendente dal vostro smartphone. Potete anche disconnettere il telefono e usare Telegram sul computer come facevamo ormai (sigh) 10 anni fa con MSN o ICQ.

Il client funziona su qualsiasi piattaforma, che sia Windows, Linux o Mac. Addiritura esiste un client testuale a riga di comando per Linux nel caso che vogliate chattare da un dispositivo che non dispone di uno schermo (come un computer remoto o un server). Whatsapp invece ha solo una applicazione web che richiede che lo smartphone sia comunque connesso per inviare e ricevere messaggi, e questo, secondo me, è una scemenza dal momento che se sono a casa e chatto dal computer vorrei almeno risparmiare la batteria dello smartphone. Quindi, punto per Telegram.

La seconda cosa è che se volete chattare con qualcuno e non volete lasciare il numero di telefono, non siete obbligati a farlo (come invece in Whatsapp). Su Telegram infatti si può essere contattati sia per numero di telefono sia per username.

La terza cosa è la velocità. C’è poco da fare. Telegram è molto più veloce di Whatsapp che, a volte, impiega anche una decina di secondi per recapitare un messaggio oppure dopo qualche secondo compare l’odioso punto esclamativo rosso di fianco al messaggio che vi dice “impossibile inviare il messaggio, riprova”.

La quarta cosa è che è divertente da usare. Telegram ha gli stickers, delle immagini ingrandite associate agli emoji che sono molto simpatiche. Si possono anche scambiare delle GIF animate che vengono riprodotte nei messaggi.

La quinta cosa è che, oltre ad essere divertente, è anche utile. Telegram integra dei bot, cioè degli utenti fittizi che in realtà sono controllati da un computer e potete usare i bot per reperire informazioni, e anche GIF! C’è ad esempio il bot per fare il tracking delle spedizioni, così invece che andare a smadonnare tra e-mail e siti di corrieri espressi, vi basta aprire una chat con il bot e mandare il comando “/info” o “/traccia”, inserire il codice della spedizione e il bot recupererà le informazioni per voi.

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Il TrackBot in azione

Idem per le gif: cercate una gif? basta chiamare il bot direttamente nella vostra chat con un comando tipo “@gif blabla” dove con “blabla” indicate il tema della gif, e vi compaiono automaticamente.

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Il bot di Giphy in azione per cercare le GIF

E con questo ho concluso la mia sbrodolata su Telegram, con molta obiettività 😉

Pietro