Silenzi fastidiosi

Sono giorni molto entusiasmanti per il mondo occidentale, almeno per parte di questo: negli USA ora, in tutti e 50 stati, è legalmente permesso il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Solo 60 anni fa, tutte quelle che venivano chiamate “deviazioni dal comportamento normale” (omo, bi, trans e asessualità) venivano considerate vere e proprie malattie mentali e, come supposte tali, curate in ospedali psichiatrici. A tal proposito farei una considerazione da scienziato: se l’omosessualità fosse veramente innaturale, non esisterebbe. Dobbiamo infatti partire sempre dall’assioma che ci dice che qualsiasi cosa siamo in grado di osservare (in senso lato, cioè misurare) allora è naturale. Le cose “innaturali” non sono permesse dalla natura in primo luogo, l’intervento dell’uomo è del tutto irrilevante.

Tornando alla questione: possiamo tranquillamente dire che l’accoglienza della notizia che riguarda la decisione della Corte Suprema in merito ai matrimoni gay da parte del Governo Italiano sia stata piuttosto “tiepida”. Lo stesso Presidente del Consiglio ad oggi (18:40 del 27/06/2015) non ha rilasciato dichiarazioni a riguardo.

Mi chiedo: perché in Italia è così “costoso” esporsi su questi temi? Domanda retorica. Lo sappiamo benissimo: siamo uno dei pochi paesi del mondo occidentale dove la benedizione del Cardinale X,Y,Z sul politico, sull’opera pubblica o sull’operato del governo costituisce parte dell’azione politica. La compenetrazione di interessi religiosi e politici in Italia è impressionante ed è così da millenni (consiglio a proposito un libro interessante nel quale si parla diffusamente dell’influenza nefasta della Chiesa sullo sviluppo della società italiana). Ciò che descriveva Dante 700 anni fa o anche, più di recente, Manzoni si può ritrovare quasi esattamente nella società di oggi (pensiamo solo a personaggi alla Don Abbondio).

Per come la vedo io sul tema dell’uguaglianza dei diritti, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, il problema è antropologico e profondo e si riflette, naturalmente, sulla nostra classe politica che, essendo rappresentativa della società, contiene al suo interno persone cresciute in contesti educativi sicuramente molto differenziati (vista l’ampia frammentazione culturale che caratterizza il nostro paese regione per regione e provincia per provincia) e dunque diversamente sensibili sul tema. Basti pensare, infatti, che per alcuni politici, soprattutto nell’area di centro e centro-destra, l’omosessualità sia ancora un “comportamento sconveniente” o “una schifosa malattia”.

La spensieratezza con cui il potere politico dispone della vita affettiva delle persone è qualcosa di barbarico e insopportabile. Pensiamo anche qui al Min. Alfano quando ordinò di non trascrivere le unioni gay celebrate all’estero.

Tuttavia, la natura antropologica del problema ha anche un suo lato positivo: non essendo un problema di “ideali” ma più di “tradizione”, diventerà via via meno forte con le nuove generazioni che, a differenza di quelle passate, potranno godere di un mondo più globale, più interconnesso, venendo a contatto con più culture, arricchendo la propria e dunque mettendo in discussione ciò su cui vedono delle differenze. Questo è un processo naturale già in corso e che in alcuni stati (come gli USA) è già avvenuto.

Accadrà anche qui in Italia, con dei tempi più lunghi visti i nostri gravissimi deficit in fatto di sviluppo sociale. Spero che questi possano essere colmati anche grazie all’azione di grandi aziende (e dei loro dipendenti) come Google, Facebook, Twitter, Apple, Microsoft e tutte le altre che hanno attivamente preso parte a questa bella storia.

Dico tutto questo perché, come diceva Max Planck (fisico teorico):

An important scientific innovation rarely makes its way by gradually winning over and converting its opponents. What does happen is that its opponents gradually die out, and that the growing generation is familiarized with the ideas from the beginning.

E cioè: “un’importante innovazione scientifica raramente si afferma convincendo pian piano i suoi oppositori. Quello che accade è che gli oppositori pian piano muoiono, e le nuove generazioni familiarizzeranno con le nuove idee fin dall’inizio”. Se sostituiamo ad “innovazione scientifica” una “conquista sociale” possiamo riadattare al nostro scopo la citazione.

Questo è quello che sta accadendo, anche secondo gli ultimi sondaggi che mostrano come la maggioranza della popolazione italiana (giovane) sia favorevole ai matrimoni per tutti, a prescindere dalla composizione della coppia. Si tratta solo di continuare nell’azione educativa, portata avanti anche da moltissimi attivisti, attendendo che la vecchia generazione di politici cresciuti a “pane e DC” si estingua pian piano.

Pietro

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Le solite

Ad ogni pride c’è sempre chi dice: “è una carnevalata, solo esibizionismo controproducente“.

Io vorrei dire quello che penso del pride: è una manifestazione la cui unica e importante funzione è far sentire, per un giorno, le persone completamente libere di essere chi sono. La felicità che ne deriva, quella che le persone eterosessuali sono libere di provare ogni giorno senza timore di essere mandate in un ospedale piene di botte, si manifesta con quello che vediamo: musica, balli, aggregazione, senso di unità.

Non è una manifestazione politica: è un’occasione per sentirsi in tutto e per tutto delle persone senza sentirsi, chi più chi meno, “non compresi”.

I diritti si stanno, pian piano, ottenendo grazie al parlamento, europeo ed italiano, e alle discussioni che da decenni vengono promosse in tutto il mondo dai tantissimi attivisti che ogni giorno si impegnano per mostrare che non esiste niente di “disordinato e di diabolico” in un comportamento naturale osservato in più di 1500 specie (mentre l’omofobia esiste solo in una).

Onestamente non capisco i tanti omosessuali, spesso più omofobi di tanti eterosessuali, che condannano il pride. Curiosamente (ma non troppo) queste persone sono, spesso, gay non dichiarati, che preferiscono vivere nell’ombra, e “fare tutto” nel privato delle proprie case. Scelta rispettabile che non condivido.

Per come la vedo io, il pride non danneggia il lavoro di attivisti e di altri coinvolti nella conquista della parità di diritti: è una manifestazione di felicità, non di politica.

Se non si ha la sensibilità di capire questo…

Pietro