Il programma di #DiBattista

Un veloce commento al programma di Di Battista (che trovate qui).

Il M5S è nato come movimento di protesta. Che ruolo ha oggi?
“Non siamo un movimento antipolitico, non siamo un partito di protesta”.

Ma quello che fa il fondatore Beppe Grillo è protestare a gran voce…
“Dove sta la differenza tra chi vuole cambiare qualcosa e chi protesta contro le cose che non funzionano? E’ incredibile: quando i cittadini votano per i potenti, allora è un voto di speranza. Se invece non votano come vorrebbero le elite politiche, si parla di voto di protesta”.

Bisognerebbe definire “elite politica” e dire anche cosa si intende come “i potenti”. Un movimento che ha una rappresentanza parlamentare sostanziosa come il M5S da ormai quasi 4 anni, è ancora possibile considerarlo “non potente” e “esterno al sistema”?

Neanche l’ultima campagna la definirebbe di protesta?
“Era una campagna importantissima per i diritti costituzionali! Il 60 per cento degli italiani ha votato no. Le forze antipolitiche sono altre”.

Con il massimo rispetto per chi ha votato No (e vorrei tanto che molti di quelli che scrivono “19 milioni di persone vanno rispettate” si spendessero anche per dire che ci sono altre 12 milioni di persone ugualmente meritevoli di rispetto che vengono insultate da giorni tanto quanto gli altri), le analisi post voto hanno in realtà dimostrato come la maggioranza degli elettori che si è espressa per il No, non l’ha fatto per la riforma, ma per mandare a Renzi un segnale chiaro: “il paese che stai raccontando, non è quello che io vivo. Più umiltà e meno arroganza.”

Gli analisti quindi suggeriscono un’interpretazione ben diversa da quella di Di Battista. In un certo senso, è stata proprio la maggioranza degli italiani ad essere “antipolitica”. Quindi, se la maggioranza degli elettori 5S ha votato No, come in effetti è stato, forse vuol anche dire che il movimento viene ancora percepito come una forza “anti sistema”, pur essendo “nel sistema” e nel meccanismo da ormai quasi 4 anni.

La percezione, alla fine, è tutto.

Vuole dire che i partiti sono forze antipolitiche?
“Hanno formulato una legge elettorale anticostituzionale, l’Italicum, e hanno bloccato il parlamento con una riforma che i cittadini hanno bocciato”.

Ma non è lei che chiede di andare al voto subito, anche con questa legge elettorale?
“Non vogliamo discutere mesi e mesi con i partiti sulla legge elettorale. Vogliamo una versione di questa legge approvata dalla corte costituzionale, che auspichiamo arrivi in gennaio”.

Questo è falso, sono stati sollevati dei dubbi sull’Italicum e stiamo tutti aspettando che gli organi competenti si esprimano sulla questione. Questa cosa per cui una legge è “incostituzionale fino a prova contraria” così come i politici sono sempre “colpevoli fino a prova contraria” è fastidiosa oltre ad essere applicata ad intermittenza.

Nella corruzione fa rientrare anche l’evasione fiscale?
“Sì. E per evasione fiscale noi intendiamo i grandi evasori”.

Giusto, peccato che l’Italia sia il “paese delle partite IVA” con circa 5.4 milioni di partite IVA date a microimprenditori e liberi professionisti. In certe regioni d’Italia, specialmente al sud (Sicilia e Calabria in testa), l’evasione fiscale è fortissima anche tra liberi professionisti. In realtà, non per usare luogo comune, ma basta frequentare qualsiasi studio medico privato o studio legale, o chiamare a casa un idraulico o un elettricista per capire cosa vorrei descrivere.

Nel caso dell’evasione fiscale, tante briciole fanno un panino.

Facciamo infatti un rapido conto della serva: 5.4 milioni di partite IVA attive. Immaginiamo che questi evadano anche solo 1€ al giorno. In un anno abbiamo 1971 milioni di € evasi, quasi 2 miliardi di euro. Non sono spiccioli, ma i liberi professionisti e microimprenditori sono una razza difficile, e lo dico con cognizione di causa: mio padre fa consulenze private e di tasse ne paga tante, anche grazie a molti suoi colleghi che invece se ne fregano.

La lotta alla corruzione basta da sola?
“No, vogliamo anche aumentare di parecchio le tasse sul gioco d’azzardo, centralizzare la spesa statale, realizzare opere pubbliche funzionali, di dimensioni ridotte rispetto all’Expo o all’Alta Velocità. Vogliamo ridurre i costi della politica, gli stipendi di tutti i parlamentari, anche degli amministratori regionali”.

Quali strategie propone per la crescita?
“Noi puntiamo sulla Green Economy: una svolta energetica a livello nazionale in direzione delle energie rinnovabili e della sostenibilità “.

Io penso che l’Alta Velocità sia un settore fondamentale. Fortunatamente non lo penso solo io ma persone ben più influenti nel mondo. Il treno, specialmente grazie alle nuove tecnologie che consentono una migliore efficienza tanto dei sistemi di propulsione quanto di recupero dell’energia, è un mezzo ecologico, veloce e che trasporta grandi quantità di persone. Con l’Alta Velocità possiamo fare andata e ritorno in giornata praticamente ovunque nel nord e centro – nord. Nell’immediato futuro potranno esserci collegamenti rapidi, in treno, con tutta l’Europa, in diretta concorrenza con l’aereo.

Sarebbe bene ricordare a Di Battista che tanto si spende, giustamente, per la sostenibilità ambientale, che l’aereo è un mezzo di trasporto fortemente inquinante. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia insostituibile per viaggi transcontinentali o su lunghe tratte interne, ma la prospettiva di poter sostituire interamente con il treno almeno i voli interni più brevi la trovo molto stimolante.

Riguardo la “svolta energetica”, di Battista ignora, evidentemente, che l’Italia ha ampiamente superato i requisiti di energie rinnovabili che l’europa si era posta di raggiungere nel 2020. Attualmente l’Italia produce il 43.1% del suo fabbisogno con energia rinnovabile. Siamo già sulla direzione “green”, nonostante i tanto “odiati partiti e la kasta” che costituiscono la ragione di esistenza del suo movimento.

Mi riferivo ai settori economici.
“Puntiamo sull’enogastronomia, una nostra eccellenza, il nostro petrolio. In questo campo bisogna investire nella qualità, nelle start up, nelle piccole e medie imprese. Lo stesso vale per la cultura e il turismo. Noi lo abbiamo tra l’altro già fatto con il nostro sistema di microcredito, che finanziamo con una parte dei nostri stipendi da parlamentari. Grazie a questi crediti, 20 milioni di euro in tre anni, sono nate nuove imprese. Mancano le infrastrutture. Ho girato l’Italia in treno per fare campagna per il No e le ferrovie regionali sono in uno stato incivile”.

Curioso che si voglia puntare sull’enogastronomia e sulla promozione delle eccellenze italiane quando per mesi si è sparato contro EXPO che ha avuto come tema proprio la questione del “nutrire il pianeta”. Curioso che si spari sempre contro l’Europa e le politiche italiane che tanto si sono spese e si spendono per assicurare rigorose procedure di controllo di tutta la filiera produttiva, in primis la difesa del “made in italy”.

Riguardo il microcredito, c’è un bell’articolo qui che spiega in dettaglio alcuni punti poco chiari e alcune vere e proprie inesattezze. Un’annuncio più ufficiale lo si trova qui.

Per quanto riguarda le “ferrovie regionali”, ricordo a Di Battista che il trasporto pubblico regionale è competenza delle Regioni, non dello Stato centrale. Anzi no, c’è il famoso Titolo V della Costituzione, che la riforma appena affondata avrebbe affrontato, che genera continue ambiguità per cui alla fine non si sa mai cosa sia competenza di chi.

Bizzarro che Di Battista, che tanto si è speso per il No per difendere la Costituzione, poi si lamenti di una situazione che, in gran parte, è causata anche dal fatto che, per Costituzione, non siano chiare le competenze regionali e quelle dello stato centrale. Davvero bizzarro.

Potremmo anche parlare di tutti i soldi che l’Europa ci dà per sistemare la nostra rete ferroviaria e che puntualmente, soprattutto al sud, vengono dispersi in una miriade di progetti senza senso pur di prendere qualcosa.

Ha cambiato atteggiamento sull’euro?
“Euro e Europa non sono la stessa cosa. Noi vogliamo solo che siano gli italiani a decidere sulla moneta”.

Ha calcolato le conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro?
“Conosco bene quali sono le conseguenze dell’introduzione dell’euro, la perdita di potere d’acquisto, il calo delle retribuzioni, la riduzione della capacità di concorrenza delle imprese, il degrado sociale, la disoccupazione. Se l’Europa non vuole implodere deve accettare che non si può andare avanti così. Nel 2017 ci saranno elezioni importanti. In Francia probabilmente vinceranno i gollisti o Le Pen. In Germania la cancelliera ce la farà anche stavolta, ma i movimenti alternativi, chiamiamoli così, avanzano”.

Qui si consuma un vero e proprio “orrore” istituzionale. Ammirevole che Di Battista si spenda per difendere la Costituzione, ma forse avrebbe dovuto leggerla prima. L’articolo 75, secondo comma, recita: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].“. Questo chiude ogni delirio riguardo “referendum su Euro”.

Che livello di trasparenza garantisce il sistema internet creato da Gianroberto Casaleggio?
“Non esiste un sistema di Casaleggio! Le votazioni sulla nostra piattaforma sono certificate da esperti indipendenti. Altrimenti andiamo tra gli elettori, siamo presenti nelle piazze”.

Qui occorre fare qualche discussione in più. Gli “esperti indipendenti” di cui parla Di Battista sono un’azienda, la DNV Business Assurance. La DNV ha certificato, come si legge in questa lettera, le ultime votazioni online per modificare il “non statuto” e il “regolamento”. Come si può notare, leggendo il pdf, la DNV ha lavorato non per Grillo o per il Movimento 5 Stelle, ma per l’Associazione Rousseau. Questa Associazione è quella che gestisce la piattaforma di votazioni online. Le figure chiave di questa associazione sono business man e politici. Come si legge nell’articolo, il problemi di fondo di questo meccanismo sono che è poco trasparente e genera accentramenti di potere.

Lo stesso Di Battista risulta una “figura chiave” dell’Associazione Rousseau: insieme a Roberto Fico gestisce i gruppi di lavoro (meetup). Ai vertici di Rousseau c’è ovviamente la Casaleggio Associati nella figura di Davide Casaleggio.

Per concludere:

Grillo si candida?
“No, non si candida”.

Non potrebbe neanche volendo, dal momento che è stato condannato per omicidio colposo.

Pietro

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Analisi del #M5S – Quanto spendono davvero? Circa 9800€/mese

La trasparenza negli ambiti finanziari è diventata un requisito irrinunciabile in molti campi, la politica soprattutto. Si potrebbe poi discutere sul fatto che trasparenza non significhi schiaffare valanghe di dati addosso alla gente dicendo “vedi? non nascondiamo niente.”. I dati, grezzi, sono spesso privi di senso se non vengono analizzati, incrociati e studiati nel tempo. La trasparenza dunque richiede sempre una qualche elaborazione.

Nel 2013 il Movimento 5 Stelle lanciò un sito, tirendiconto, nel quale si realizza la loro idea di trasparenza che consiste nella pubblicazione di importi di bonifici e spese senza però fare alcuna analisi o riassunto complessivo.

In questo articolo si analizzano in dettaglio gli importi restituiti allo Stato, l’indennità effettivamente percepita, le spese e i rimborsi restituiti ogni mese da parte dei Parlamentari del M5S. Vista la grande enfasi che, ancora a 3 anni dalle elezioni, i grillini continuano a mettere sui temi di “risparmi”e “tagli ai costi della politica”, penso sia doveroso portare qualche dato quantitativo.

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Il tema dei costi della politica era ed è uno dei principali cardini del M5S

Tengo a precisare che si tratta di una elaborazione personale di dati pubblicati e liberamente accessibili e, come tale, può presentare errori ed inconsistenze di vario tipo e quindi va presa “as is”.

Cosa dice il Regolamento del M5S

Il regolamento dei Parlamentari del M5S dice, alla voce “Trattamento Economico”, che:

L’indennità parlamentare percepita dovrà essere di 5 mila euro lordi mensili

che corrisponde a circa 3200€/netti al mese. Il regolamento poi continua (e questa parte non viene mai riportata da giornali e tv):

I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo

In altre parole il regolamento, letto per intero come nessun parlamentare anche tra quelli più televisivi ha mai fatto in un giornale o in una trasmissione, ci fa sospettare che, propaganda a parte, la differenza “economica” tra un Parlamentare a Cinque Stelle e uno “dei partiti” sia più piccola di quanto si voglia far credere.

Cosa diceva invece Beppe Grillo in piena campagna elettorale? Inizialmente diceva che con 2500€/mese avrebbero potuto fare tutto. Successivamente ha elevato la quota6000€/mese.

Nella realtà cosa succede? I dati riportati da loro stessi sul sito “tirendiconto” non solo smentirebbero le parole di Grillo, tanto sui 2500€ quanto sui 6000€, ma confermerebbero il fatto che, come da regolamento, la differenza tra un parlamentare 5S e uno di un altro partito non sia poi così grande.

Il trattamento economico alla Camera dei Deputati

Ogni Deputato della Repubblica è soggetto a questo trattamento economico:

  • Stipendio mensile netto: 5000€/mese o 4750€/mese se il Deputato esercita un’altra attività lavorativa.
  • Diaria: 3503,11€/mese
  • Rimborso spese esercizio mandato: 3690€/mese
  • Spese di trasporto e viaggio: 3323,70€/trimestre o 3995,10€/trimestre se il Deputato risiede entro 100km oppure oltre i 100km dal più vicino aeroporto, rispettivamente.
  • Spese telefoniche: 3098,74€/anno

Complessivamente, riportando tutto su base mensile, il costo per lo Stato, per ogni Deputato, è tra i 13309€ e i 13783€. Una media di 13546€/mese.

Dati Riassuntivi

Sono stati prelevati tutti i dati disponibili per i 91 Deputati della Camera, nel periodo che va da Giugno 2013 a Gennaio 2016. Ecco delle medie riassuntive:

  1. Importo assegno mensile di restituzione: 3502 €
  2. Spesa mensile: 6537 €
  3. Stipendio percepito: 3249 €
  4. Stipendio restituito: 1926 €
  5. Rimborsi restituiti: 1577 €

Sommando lo stipendio percepito e la spesa mensile si ottiene il costo medio di ogni Deputato 5S, che ammonta a 9785€. E’ interessante notare l’andamento della spesa mensile:

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Il trend (linea continua) è positivo, il che indicherebbe, tra aumenti e diminuzioni, un progressivo aumento della spesa. Il costo totale di ogni deputato si ottiene sommando alla spesa mensile lo stipendio che percepisce tolta la parte che restituisce, e dunque si ottiene questo andamento:

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La media si attesta sui quasi 9800€ di cui si parlava prima, con picchi che superano gli 11000€. Vediamo altre statistiche interessanti:

  • Il Deputato che restituisce meno rimborsi spese ogni mese restituisce appena 78€. Quello che restituisce di più restituisce 3960€. La media mensile, come detto prima, si attesta su 1577€.
  • Il Deputato che stacca assegni con importo più basso ogni mese restituisce 1826€. Quello che restituisce di più restituisce 6011€. La media mensile è di 3502€, come detto prima.
  • Il Deputato che spende di più, ogni mese, spende 8301€. Quello più virtuoso invece 4396€. La media è di 6537€ come detto sopra.

Conclusioni

Da questa semplice e veloce analisi si può trarre una conclusione. Non sembrerebbe vero che i parlamentari 5S costano enormemente di meno dei parlamentari “dei partiti”. Grillo parlava di 6000€/mese, ma i dati pubblicati sul loro sito mostrerebbero come la spesa effettiva sia molto superiore: il 392% di quanto dichiarato in campagna elettorale (2500€) e il 164% di quanto detto dopo (6000€).

#Unionincivili in scena al Senato

Questa mattina dicevano al Senato:

Avere figli è un desiderio, non un diritto. Invece, un bambino/a ha il diritto ad avere un padre ed una madre perché è naturale, perché ognuno nasce da un padre e una madre.

Anche un bambino abbandonato aveva un padre ed una madre, che lo hanno gettato via come un rifiuto. Come la mettiamo? A cosa ha avuto diritto il bambino in questo caso? A due persone che lo odiano.

La diversità sessuale di due genitori non è garanzia di alcunché, nonostante molti Senatori la pensino diversamente.

Non sarebbe, invece, più sensato parlare di diritto del bambino/a ad avere due genitori che lo amino indipendentemente dal loro profilo genetico?

Nessuna persona si sceglie i genitori, ed è proprio per questo che si dovrebbe insistere sul diritto di poter essere genitori, indipendentemente dal sesso.

C’è gente desiderosa di seguire per la vita la crescita e lo sviluppo di altri, cioè la definizione di quello che dovrebbe fare un padre o una madre. Dire a queste persone: “no, non potete perché siete due uomini” o “siete due donne” è aberrante.

La violenza contro i bambini è questa: restringere le loro possibilità di avere una famiglia felice, tirando in causa argomentazioni traballanti e citando testi sacri scritti millenni fa in un altro tempo e per un altro mondo.

Dovrebbe scattare un qualche tipo di senso etico o di obbligo morale, qualcosa che faccia capire a chi è contrario alle famiglie “omogenitoriali” che discriminare sulla qualità dell’amore è un atto violento e odioso e che si distingue dalla violenza fisica solo per le modalità, non per l’intensità.

Pietro

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La lezione di questi giorni su #unionicivili

 

Assisto inerme all’orrendo spettacolo che da settimane sta andando in scena nelle aule parlamentari.

C’è chi parla di uteri in locazione e in subaffitto, e chi legge passi dell’Antico Testamento, parlando di sodomiti e punizioni divine in Senato, come se ci fossimo trasformati improvvisamente in una Repubblica Popolare Cristiana qualsiasi.

C’è poi il peggio di tutta questa vicenda: quei parlamentari che, privi di ogni fibra morale, vedono solo il gioco politico e l’opportunità di poter sfruttare a proprio vantaggio una situazione per tentare di darsi un peso, un’importanza che l’elettorato e, spesso, la decenza hanno tolto loro da molto tempo, come per voler dire: “visto che conto anche io?”.

C’è da provare solo pietà, e forse un po’ di compassione per queste persone, così tanto ridotte, umanamente parlando, ai minimi termini. C’è forse un problema di bassa intelligenza emotiva? Di empatia inesistente?

Ognuno ha il suo modo di vedere l’argomento delle unioni civili, ma quando si parla di uguaglianza tra persone, è davvero necessario essere di parte? O basterebbe magari un briciolo di sensibilità, un istante in cui si pensa e si realizza: “è sbagliato che altri siano forzati a vivere peggio di me”.

Questi parlamentari sono così a corto di argomenti politici da usare la vita personale della gente come passepartout elettorale? “Vai contro i gay, stai sicuro che qualche voto lo prendi.”

E’ una pietosa rivincita dei miserabili, troppo abituati allo squallore e alla sciatteria per accorgersi che stanno giocando con la vita e la serenità di molti di noi che, in questa legge, hanno riposto la speranza di vedere riconosciuta la “normalità” della loro vita familiare.

Pietro

 

Come si cambia (#dietrofrontM5S)

Ad aprile 2015, ricordo un acceso scambio, o meglio, una sequenza di insulti che mi furono rivolti da una nota wannabe tweetstar attivista LGBT e da un suo amico (non farò i loro nomi ma li chiamerò I. e M.), che mi hanno definito, interpretando in modo del tutto fantasioso le mie parole, un “piddiota fascista e demente che spera nella legge dei diritti civili“.

Sempre sulla legge dei diritti civili, hanno passato mesi a tontonarmi dicendo: “non verrà mai fatta“, “farà schifo perché fatta dal PD“, “si doveva fare prima“, e altre frasi tipiche di gente che passa la vita a masturbarsi nel suo idealismo.

Queste persone hanno passato l’ultimo mese a tifare come esaltati in favore della Senatrice Cirinnà e del suo ddl.

Sempre queste persone, hanno votato Movimento 5 Stelle.

Oggi il dietrofront di Grillo, e loro sconvolti e/o disorientati.

Io sono più preoccupato per la possibilità che l’Italia perda l’ennesimo treno verso la modernità.

Di Grillo mi stupisco molto poco, sono anni che accumula consenso ma, nella pratica, a livello nazionale, quando si tratta di stringere e venire al sodo si tira sempre indietro.

Perché? L’elettorato, coprendo un’ampio spettro che va dall’estrema sinistra all’estrema destra, è talmente diversificato che è impossibile generare una sequenza di proposte programmatiche puntuali e precise che possano poi trovare un allineamento o una discussione con quelle di altre forze politiche. Come si fa a mettere d’accordo gente che proviene da orientamenti politici virtualmente di ogni tipo?

Giustamente l’unica cosa su cui tutti possono essere d’accordo è cosa non vada bene e, cioè, per la somma delle parti, tutto.

Infatti, è già difficile mettere d’accordo i cattolici e i non cattolici di area sinistra che comunque condividono un percorso storico comune, figuriamoci quanto difficile possa essere mettere assieme gente, che per giunta sembra sempre incazzata, che arriva un po’ dappertutto.

E’ una (utile)utopia, e per noi cittadini senza diritti è solo tempo sprecato e umiliazione.

Pietro

Finalmente #cirinnamoreremo

Viviamo in un mondo pieno di violenza, che viene ormai sdoganata dai mezzi di informazione e pure ricreata per intrattenimento.

Non ho mai sentito un’emittente TV lamentarsi per un film eccessivamente violento, al massimo ci piazzano un bollino rosso e il film va in onda. Neanche l’onnipresente Osservatore Romano, sempre puntuale quando ci ricorda quanto “pericoloso sia per il tessuto sociale” lo sdoganamento dell’innaturalità dell’omosessualità, condanna apertamente questa forma di intrattenimento.

L’amore fa più paura della violenza, è un dato di fatto.

Nello stato precario in cui ci troviamo, sapere che, anche per lo Stato, non esiste distinzione tra l’amore provato da un eterosessuale, da un omosessuale o da un transessuale ma esiste solo amore e che questo, e non la riproduzione, costituisce l’unica base contemporaneamente necessaria e sufficiente per costruire una famiglia felice, è una notizia che mi riempie di gioia.

Dopo anni in cui ci dicevano che i malati di mente siamo noi, un recente studio (e qui) sembrerebbe mostrare che, dopotutto, è l’omofobia il vero disturbo mentale.

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Pietro

 

#Bagnasco, il #FamilyDay e l’antropologia

Il Card. Bagnasco ha recentemente dichiarato che i figli non sono un diritto e che devono avere una mamma e un papà, dal momento che la famiglia è “antropologica, non ideologica”.

Frase curiosa perché così facendo Bagnasco identifica la famiglia nel senso cristiano cattolico con quella “struttura sociale” biologica che esiste nelle specie animali, peraltro con grandi variazioni tra una specie e l’altra.

In realtà la “famiglia cristiana”, con buona pace di Bagnasco, è una forma ideologica di famiglia imposta e regolamentata dalla Chiesa sulla società occidentale nel corso dei secoli. Se la famiglia fosse esclusivamente antropologica, osserveremmo sempre la stessa struttura con le stesse “regole” in qualsiasi cultura umana nel mondo. Cosa che invece non accade sempre in altre culture.

Vorrei dire che nessuno parla di “diritto ad avere figli”, si parla invece di “diritto alla possibilità di averli”: sono due cose ben diverse ed è una questione che interessa tutti, eterosessuali compresi. Ci sono molte coppie eterosessuali con problemi più o meno gravi di fertilità, eppure quando si parla di “modi alternativi di avere figli”, finiscono sempre nel mirino gli omosessuali.

In effetti, per la Chiesa Cattolica, la questione della riproduzione sessuata è molto importante. Forse molti non sanno, includendo anche i tanti che vanno al Family Day, che uno dei primi requisiti per considerare un matrimonio un “vero matrimonio” e dunque ciò che ne esce una “vera famiglia” è che l’uomo non deve essere impotente, e che entrambi i coniugi devono essere capaci di sesso vaginale che deve terminare con l’eiaculazione all’interno della vagina della donna. Questa è una condizione che viene detta indispensabile.

Quindi: se vi siete sposati in Chiesa e non avete avuto figli, non li avete voluti, o vi siete sposati in età avanzata e non potete più riprodurvi, il vostro matrimonio, per la Chiesa, è nullo. Vorrei sapere se i tanti che vanno a manifestare al Family Day e che magari rientrano in una di queste “categorie”, sanno che stanno difendendo della gente che considera il loro legame tanto odioso e impuro come quello dei “non matrimoni omosessuali”.

Un matrimonio senza riproduzione non ha senso per la Chiesa dal momento che la sua funzione è, in un certo senso, “santificare” l’attività sessuale, fintanto che questa è finalizzata alla sola riproduzione per la costruzione di un nucleo familiare.

Il matrimonio è, in sintesi, un bel vestito, socialmente accettabile, da mettere addosso al desiderio di copulare.

Per sintetizzare questa prima parte, la sola famiglia che la Chiesa riesce a capire è quella in cui un contratto, il matrimonio, regola e benedice l’attività sessuale di due individui di sesso opposto che producono figli. Il vincolo matrimoniale poi impone dei doveri al marito e alla moglie, come ci ricorda Famiglia Cristiana:

La moglie è in pratica un “curioso animale domestico“, per citare Fantozzi, che il marito deve guardare quasi con pietà.

E’ dunque chiaro che per la Chiesa un matrimonio omosessuale non ha alcun senso perché è assente la possibilità “pratica” di generare figli con il sesso. Quello che trovo singolare è l’incapacità di astrazione della Chiesa, che non riesce ad andare oltre all’equivalenza:

sesso = riproduzione = amore

Si può avere amore con e senza sesso e, viceversa, sesso con e senza amore.

Ci si può riprodurre con e senza amore e, viceversa, amore con e senza riproduzione.

Riproduzione implica sesso? No! Se un uomo soffrisse, ad esempio, di disfunzione erettile e la donna non avesse problemi di fertilità, perché non possono riprodursi estraendo lo sperma dell’uomo e inseminando la donna?

Che differenza c’è se l’ovulo venisse fecondato da uno spermatozoo che arriva da una pipetta invece che da un pene? Il risultato finale è lo stesso. Questo rende forse i bambini meno umani? Dei mostri di Frankenstein?

Io penso che delle persone disposte a fare tutto questo per avere un figlio da crescere siano dei genitori con un potenziale umano enorme, molto più di quello di quattro porporati rinsecchiti che pretendono di dare lezioni su cosa sia il sesso, la riproduzione e la famiglia quando per libera scelta hanno deciso di rimuovere dalla loro vita tutto questo.

Tornando alla questione dell’omosessualità e dei bambini cresciuti da famiglie omogenitoriali, come dicevo in un post precedente, la parola spetta alla scienza che, a differenza della Chiesa, riflette e anticipa la maturità intellettuale della popolazione globale, invece di costringere l’uomo a vivere secondo dettami vecchi di millenni, come se il tempo non avesse senso.

Cito le conclusioni di alcuni studi, che si possono recuperare cliccando sui link, riguardo le famiglie omogenitoriali e i figli:

2007, Università del Michigan

Results confirm previous studies in this current body of literature, suggesting that children raised by same-sex parents fare equally well to children raised by heterosexual parents.

2013, Università di Cambridge

I genitori gay mostravano, rispetto ai genitori eterosessuali, meno livelli di depressione e di stress legati alla genitorialità. I padri gay mostravano un maggior calore e un maggior numero di interazioni nei confronti dei figli. Inoltre, mostravano minore aggressività educativa e maggiore sensibilità. Non vi erano invece differenze tra i genitori gay e i genitori lesbiche. Riguardo ai figli, si rilevava un maggior numero di problemi esternalizzanti (rabbia, comportamenti aggressivi etc.) tra i figli dei genitori eterosessuali.

2014, Università di Melbourne

Australian children with same-sex attracted parents score higher than population samples on a number of parent-reported measures of child health. Perceived stigma is negatively associated with mental health. Through improved awareness of stigma these findings play an important role in health policy, improving child health outcomes.

Questi sono i fatti: no, i bambini non crescono male, non crescono “infettati” dall’omosessualità e no l’umanità non si estinguerà. E se i bambini dovessero venire “maltrattati” a scuola dai loro compagni per via dei loro “genitori strani”, non è colpa dei bambini con due mamme o due papà, è colpa di quei genitori che hanno educato male i loro figli e, se male educati, sotto la categoria di “genitori strani” e “famiglie strane” rientrano tante cose.

Ad esempio, la mia scuola elementare era privata, gestita da suore. I miei genitori venivano considerati “strani” perché erano divorziati. E sì, mi ricordo alcuni bambini che mi dicevano: “perché non hai due genitori?”, oppure: “perché non hai foto con loro due?”.

Al giorno d’oggi avere i genitori separati, purtroppo, non è cosa rara. Anche se parlo di 20 anni fa, ogni “momento storico” ha le sue “stranezze”.

Al tempo dei miei nonni erano “strane” le famiglie in cui un “bianco” sposava un “nero”, quando ero piccolo io erano “strane” le famiglie divorziate e/o allargate…adesso è il turno delle famiglie con genitori dello stesso sesso.

Passerà anche questa, l’importante è ricordarsi che a decidere cosa sia naturale da cosa non lo sia non è compito che spetta all’uomo, che è solo un osservatore e sperimentatore.

Se una cosa fosse “innaturale”, non si osserverebbe a priori in natura; il giudizio dell’uomo è ininfluente, come mostra infatti la stessa biologia che la Chiesa tanto chiama in causa, in modo parziale, quando le fa comodo:

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Pietro

Qualche pensiero su #unionicivili e #bagnasco

I gay che: “sono omosessuale, non gay” oppure “sono gay ma i bambini non si toccano” (riferendosi al caso delle adozioni) non riuscirò mai a capirli. Trovo che questi discorsi siano abbastanza pericolosi, e che forse denotino un misto tra Sindrome di Stoccolma e un’idea di omosessualità che si ferma alla “fase sessuale”.

Se facciamo un discorso sui diritti dei bambini che vengono adottati, molto banalmente potremmo dire che questi bambini hanno il diritto di essere felici, e di crescere in un contesto che possa dare loro, per il più lungo tempo possibile, serenità e armonia.

La questione dunque si riduce a: per creare un contesto sereno e armonico in cui far crescere un bambino o una bambina, è necessario che i genitori abbiano sesso diverso?

Visto che qui parliamo di progetti di legge che disciplinano la vita affettiva dei cittadini a prescindere dal loro credo politico e religioso e quindi prima di tutto come esseri umani, l’unica “guida” che possiamo usare per condurre il ragionamento è la scienza, dal momento che questa, a differenza del resto, gode di un livello di obiettività univocamente verificabile e universale, dal momento che il suo modo di procedere prescinde dalle convinzioni personali di chi la utilizza.

La scienza a riguardo dice una cosa chiara: i bambini adottati da coppie dello stesso sesso non mostrano alcuna differenza rispetto a quelli che crescono in coppie eterosessuali ma, in molti casi, crescono in un contesto più sereno dal momento che nelle coppie omosessuali sono assenti quegli stereotipi di genere che, purtroppo, ammorbano spesso le coppie eterosessuali.

Si dice spesso che gli omosessuali che vogliono adottare dei bambini sono egoisti.

Se chiedere che la legge riconosca che l’amore sia uno e uno solo e non differenziato per qualità in base all’orientamento sessuale, è egoismo, mi chiedo come si possa definire l’atteggiamento di quelli che, tanto etero quanto gay, credono che sia giusto ritenere l’amore di una coppia omosessuale inadatto per un contesto familiare; come se l’amore fosse diviso tra “amore vero” (eterosessuale) e qualcos’altro nel caso omosessuale.

Cosa c’è di più egoista del limitare la libertà personale e affettiva dei propri concittadini nel nome delle proprie convinzioni personali (e sottolineo convinzioni) mantenute da miopia culturale e deficienza scientifica?

Chi sono quindi i veri egoisti? Le persone che chiedono che non ci siano classificazioni tra amore di serie A e serie B, o quelli che invece di affrontare le proprie insicurezze restano avvinghiati a totem ideologici affrontando rabbiosamente ogni questione da cui si sentono minacciati?

Gli unici egoisti sono quelli che fanno pagare a tutta la collettività il prezzo della loro arretratezza culturale, dimettendo ogni questione con un “i problemi sono ben altri!“.

Pietro

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E’ sempre un fatto di soldi (#Fuksia)

E’ da molto che non scrivo qualcosa di attualità politica, ma la recente vicenda Fuksia mi ha fatto tornare la voglia. Dopo quasi 3 anni, il punto focale dei 5 stelle non è cambiato: i soldi. Sono sempre i soldi: e quanto spendi, e quanto restituisci, e gli scontrini, ecc…

Cosa restituiscono esattamente i 5S? Sono obbligati per contratto a restituire metà del loro stipendio. Per il resto, non c’è alcun obbligo di restituire i rimborsi spese. I rimborsi, che sono differenziati per tipo e per modalità di erogazione tanto dalla Camera dei Deputati quanto dal Senato, costituiscono una parte importante dei “soldi” che ogni parlamentare riceve ogni mese e, anzi, costituiscono il grosso della faccenda.

Sul sito della Camera possiamo leggere sul trattamento economico di un deputato, tanto del 5S quanto di ogni altro partito:

  • Stipendio base (al netto delle tasse): 5000€/mese o 4750€ nel caso che il parlamentare abbia un’altra attività lavorativa.
  • Rimborsi mensili:
    • Diaria: 3503,11 € /mese
    • Rimborso spese per esercizio del mandato: 3690€ /mese dei quali 1845€ (la metà) per spese che devono essere attestate, e per l’altra metà forfetariamente.
  • Altri rimborsi:
    • Spese di viaggio. questo rimborso viene erogato ogni 3 mesi per coprire le spese di trasporto tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino, più il tragitto aereo verso Fiumicino e, infine, il trasporto da Fiumicino a Montecitorio, e in queste entità: 3323.70€ se la distanza fosse minore di 100 km, altrimenti 3995,10€ se questa fosse maggiore.
    • Spese telefoniche. questo rimborso è annuale e ammonta a 1200€/anno.
  • Trattenute:
    • Spese sanitarie. Dalla indennità lorda (10435€/mese e 9975€/mese) vengono trattenuti 526.66€/mese per assistenza sanitaria.
    • Assegno di fine mandato. Sempre dall’indennità lorda vengono trattenuti mensilmente 784.14€.

Riassumendo, facendo un conto a spanne, lo stipendio base al netto delle tasse e togliendo le trattenute per spese sanitarie e assegno di fine mandato è di: 4371€/mese (primo caso) o 4124€/mese. Diciamo una media di 4200€/mese netti.

A questo aggiungiamo i rimborsi mensili: 3503.11€ di diaria + 3690€ di spese per esercizio mandato e otteniamo un totale di 7193€/mese. Escludendo i rimborsi a competenza plurimensile (spese di viaggio e telefoniche) abbiamo che un qualsiasi deputato percepisce per legge, mensilmente, circa 11400€. Aggiungendo trasporto e telefono, ripartendoli su base mensile, si aggiungono altri 1320€ di rimborsi.

Anche se il conto fatto contiene inesattezze e approssimazioni, teniamo in mente il fatto che l’ordine di grandezza di cui parliamo è questo: sui 12000€/mese.

Visto che i 5 stelle dicono sempre di costare di meno, di “non rubare ai cittadini”, andiamo a vedere, dati alla mano che loro stessi forniscono pubblicamente, quanto ci costa in media un deputato grillino.

Vorrei fare una premessa sul fatto che non capisco questa cosa del vergognarsi di essere pagati per fare politica: è un lavoro, lo si paga. L’unico furto e truffa ai danni dei cittadini è pagare degli incompetenti a prescindere dal loro colore politico, e ricordiamo sempre che nel 5S abbiamo gente che:

Magari gente così c’è anche altrove, ma nel 5S sappiamo per certo che c’è viste le dichiarazioni che ho riportato.

Ad ogni modo, andiamo sul loro sito e controlliamo. I dati sono tanti, mi sono permesso di creare un foglio di excel per fare dei calcoli rapidi prendendo un campione a caso di 10 deputati. Tengo a precisare che ci sono notevoli oscillazioni nell’entità delle spese: ci sono deputati che spendono anche solo 3000€/mese di rimborsi e altri che arrivano a spendere più di 10000€/mese.

Quello che viene fuori è che lo stipendio medio percepito si attesta sui 3280€/mese, cioè circa il 78% (e non la metà come diceva Grillo) dello stipendio che prende un deputato qualsiasi.

Per quanto riguarda i rimborsi, la media di spesa si aggira sui 6000€/mese, ma qui ricordiamo che ogni deputato ha spese diverse e, come dicevo, c’è chi si ferma a 3000€/mese, chi supera i 10000€/mese.

Ciò che invece è comune, quasi a tutti i componenti del campione, è la modalità con cui i soldi dei rimborsi vengono spesi: in gran parte si parla di costi di collaboratori, esperti o comunque terzi. Pagano le consulenze di tecnici…l’inesperienza, infatti, costa.

Un deputato 5s, con queste medie a spanne, costa quasi 10000€/mese. E’ meno di un deputato qualunque ma sono sempre molti più soldi di quelli che in campagna elettorale venivano dichiarati. Grillo inizialmente diceva “prenderanno 2500€”, poi ha ritrattato dicendo che “Roma è costosa, devono spendere di più”.

Vero, la vita a Roma costa…ma se dei deputati ritenuti “normali cittadini estranei alla politica” arrivano a spendere quasi 10000€/mese di soldi pubblici, e non lo dicono pubblicamente, forse si sono resi conto che, dopotutto, fare politica ha dei costi oggettivi che prescindono dalla fedina penale del deputato e dal tempo che questo ha trascorso alla Camera.

Hanno impiantato tutta la campagna elettorale sostenendo il fatto che gli alti costi della politica fossero dovuti agli stipendi e alle spese dei deputati “dei Partiti”, colpevoli tutti e senza distinzioni di spendere e spandere ingrassandosi alle spalle dei cittadini.

La verità qual è invece? Che gli stessi dati che loro pubblicano mensilmente, smentiscono le loro tesi, e mostrano invece come finiscano per costare allo Stato una media di 2000€ appena in meno al mese rispetto ad un politico del tanto “odiato sistema dei Partiti”.

Si parla cioè di un risparmio del 15%.

Penso sia piuttosto allarmante vedere che in 3 anni il discorso sia pressoché fossilizzato sul tema del “quanto costa” e non si sia mai spostato sul “cosa facciamo per quello che veniamo pagati”.

I risultati che ho visto io sono stati, con qualche collaborazione molto sporadica con altre forze politiche, insulti, aggressioni, tanta spocchia e la presunzione cattiva di essere sempre dalla parte “del bene” che solo gli ignoranti frustrati che odiano il mondo sono capaci di avere.

Meglio pagare di più dei politici con formazione e competenze, che pagare meno dei totali incompetenti: questo vuol dire buttare, o meglio, farsi rubare i soldi, ed è un discorso che vale per tutte le forze politiche e i 5S non sono certamente esenti.

Pietro

Peer reviewing nei media (#DiMartedi)

Sto guardando DiMartedì su La7 e rimango basito dal fatto che in TV si parli con così tanta serenità di qualsiasi cosa, senza alcun tipo di verifica o di confronto delle competenze specifiche di ogni ospite.

Del resto, con 30 secondi a disposizione di ciascuno tra una interruzione e l’altra come si potrebbe fare altrimenti?

Oggi si parla di banche. Quanta gente può dirsi esperta di sistemi bancari, o di economia in generale? Quanti conoscono a sufficienza l’argomento da poterne parlare in serenità?

E il mestiere di conduttore? Ormai i conduttori sembra che sappiano parlare di tutto, dalla religione alle banche passando per il terrorismo internazionale.

Quello che servirebbe, a noi non esperti, è uno spazio privo di pubblico, niente applausi e claque che influenzano le nostre opinioni. Solo ospiti competenti e riconosciuti internazionalmente per i temi di cui si parla che si confrontano parlando in modo semplice e chiaro in modo da rendere la comunicazione con noi, pubblico non esperto, il più trasparente possibile.

E sarebbe anche bello che noi potessimo vedere una sorta di “peer review” delle opinioni dei vari tecnici, come nel mondo scientifico. Se l’esperto A dice B, io voglio sapere anche cosa ne pensano gli esperti C, D, E riguardo ciò che A ha detto. Questo in TV, generalmente, non si fa, e neanche sui giornali.

Ognuno predica e pontitifica dalla propria torre, e noi sotto restiamo nella confusione, che alimenta il populismo alla Salvini.

Pietro