Violenza spensierata

Quello che trovo profondamente inquietante di queste “giornate della famiglia” è la celebrazione del principio secondo cui sarebbe corretto difendere un punto di vista a scapito della libertà di espressione di altri. (Consiglio la lettura del bellissimo post della mia amica Chiara che trovate qui)

Non c’è niente di nobile, di positivo e di civile nel difendere posizioni che, più o meno direttamente, producono limitazioni della libertà personale. In una società moderna, infatti, la libertà personale viene regolata da opportuni meccanismi: Costituzione e quindi leggi dello stato che devono essere con essa compatibili.

Allo scopo, vorrei richiamare l’Articolo 3 della Costituzione che, in effetti, dice davvero tutto quello che c’è da dire:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Come dicevo, è tutto scritto qui. Tentare di stabilire cosa sia “normale” e cosa sia “anormale” nel modo in cui altri cittadini vivono i loro affetti è un’azione che comporta una limitazione della libertà, dell’eguaglianza e della dignità dei cittadini.

Non penso ci sia davvero altro da dire, se non il fatto che essere ottusi, stupidi e fanatici per pigrizia ed inerzia mentale dovrebbe essere ritenuto un atteggiamento socialmente invalidante.

Pietro