La costante disinformazione sui temi dell’energia

Vorrei dire qualcosa sui referendum depositati da legambiente contro la “deriva petrolifera” del governo Renzi. Io resto comunque dell’idea che queste proposte di referendum sarebbero più efficaci se venissero poste enfatizzando le ragioni scientifiche e meno quelle di pancia.

Penso che sul tema dell’energia dovrebbero esprimersi i soli scienziati, o al più i giornalisti con qualche background scientifico. Tutto il resto sono chiacchiere senza senso. La televisione e i giornali spesso appiattiscono ogni tipo di competenza specifica e finiscono per dare pari dignità tanto al ciarlatano quanto al premio Nobel.


Prima di continuare vorrei fare una premessa riguardo l’annosa questione della sostenibilità energetica dell’Italia.

Qualche mese fa avevo già scritto un post in cui dimostravo, con una semplice ricerca su internet, come il mito della “non sostenibilità energetica” del nostro paese sia una scemenza demagogica.


Detto questo torno alla questione iniziale: la deriva petrolifera. Per sfuggire ai vuoti discorsi da talk-show, bisogna chiedersi: abbiamo o non abbiamo bisogno di fonti fossili? E, soprattutto, per cosa ne abbiamo bisogno? Produzione elettrica? Automobili? Uso domestico? Per vedere quali siano i nostri reali bisogni, si può consultare una vasta banca dati messa a disposizione dall’Autorità per l’Energia.

Per quanto riguarda l’impiego di fonti fossili per la produzione di energia elettrica, presento i dati qui di seguito. I dati vanno dal 1997 al 2014:

  • Prodotti petroliferi: nel 1997 venivano prodotti 111226 GWh (gigawattora), nel 2014 appena 4910 GWh.
  • Gas naturale: nel 1997 si producevano 60649 GWh, toccando il massimo nel 2008 con 172697 GWh per poi scendere al valore di 94236 GWh nel 2014.

I prodotti petroliferi e il gas naturale sono alla base della produzione termoelettrica. E’ bene notare che dal 1997 al 2014, la produzione termoelettrica in Italia è diminuita, a vantaggio della produzione da fonti rinnovabili, come dirò tra poco. Nel 1997, infatti, la produzione termoelettrica era di 200061 GWh, nel 2014 è invece di 156648 GWh.

L’uso delle rinnovabili ha invece subito un aumento repentino, specialmente nel caso del solare fotovoltaico (il solare termodinamico è ancora scarsamente diffuso purtroppo). Nel 1997 le rinnovabili contribuivano per 46449 GWh mentre nel 2014 per 119358 GWh.

Utilizzando i dati, dunque, sembrerebbe che in Italia ci sia un progressivo declino dell’utilizzo di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica e invece una crescita progressiva dell’impiego e dello sviluppo di fonti rinnovabili.

E per quanto riguarda le automobili? Nel resto del mondo le automobili elettriche stanno avendo uno sviluppo notevole, specialmente negli USA dove l’azienda americana Tesla sta realizzando una rete di stazioni di ricarica diffuse su tutte il territorio. Anche se il costo di un’automobile elettrica resta elevato rispetto alle altre, bisogna anche notare che il costante, anche se lento, avanzamento della tecnologia dell’energy storage (delle batterie) e dell’energy recovery (recupero di energia) le rende sempre più appetibili.

Anche in Europa si spinge in questa direzione e, tornando all’esempio di Tesla, stanno comparendo anche in Italia (per ora solo al nord) le prime stazioni di ricarica. Se ben ricordo fu l’Unione Europea stessa ad indicare delle “deadlines” per la progressiva messa al bando dei veicoli con propulsione non ibrida o non elettrica, fissando al 2050 il termine entro il quale i veicoli a combustione interna saranno completamente banditi dalle città.

In altre parole: sicuramente nel settore dei trasporti vedremo un progressivo indebolimento fino alla totale scomparsa dei motori a combustione interna.

Come altra cosa vorrei puntualizzare che, molto probabilmente, l’uso del gas nel settore domestico per riscaldamento e cucina subirà una progressiva diminuzione. E’ un fatto fisico: le pompe di calore sono più efficienti di una caldaia che brucia gas, esattamente come un piano ad induzione è più efficiente di un bruciatore. Migliore efficienza vuol dire meno spreco, e meno spreco implica maggior risparmio.

Per come la vedo io la questione sulla necessità di impiegare i combustibili fossili risiede unicamente nel problema della produzione di energia elettrica. Spesso in Italia si affronta la questione dicendo: “non avete voluto il nucleare quindi dovete beccarvi il gas, petrolio, carbone, ecc”.

Fermo restando che sono fermamente contrario all’inizio di un programma nucleare nel 2015, visto che tra costi, tempi di costruzione e di avviamento le nostre ipotetiche centrali sarebbero a regime quando nel resto del mondo forse si sperimenteranno i primi reattori a fusione per produzione commerciale, pensare ad una politica energetica espansiva nel settore petrolifero, nel 2015, mi sembra un qualcosa di “antistorico”.

Il problema italiano riguarda la concezione stessa di produzione di energia elettrica. Nel resto d’Europa e nel Mondo in generale, si sperimentano le reti elettriche intelligenti con centri di produzione distribuita. Questo significa pensare agli utenti finali non solo come consumatori di energia ma anche come produttori. Pensiamo ad esempio ad una casa di montagna dove un utente installa una mini-centrale idroelettrica, o una casa con pannelli solari, mini-turbine eoliche e altri dispositivi simili. Tutta questa micro e mini-produzione distribuita può essere inserita in rete. Qualche mese fa è uscita, sui canali scientifici, la notizia di un dispositivo assimilabile ad un “pannello solare” che però è trasparente. Magari in futuro potremmo trasformare ogni finestra di casa oppure ogni grattacielo in una sorta di “centrale di produzione”. Lo sviluppo delle rinnovabili va di pari passo con lo sviluppo delle tecnologie per lo storage dell’energia, cioè le batterie. Anche qui è uscita di recente una notizia su un nuovo tipo di batteria che funziona con una soluzione di acqua: estremamente economica e con densità di energia superiori rispetto alla vecchia batteria al piombo.

Dico tutto questo perché penso che affermare “non possiamo fare a meno di gas e petrolio” sia ingiusto nei confronti dei tanti ricercatori e imprenditori che lavorano per rendere la produzione di energia da fonti rinnovabili sempre più efficiente e sempre più a buon mercato. Quello che serve all’Italia non è una manciata di trivelle nell’Adriatico, ma una “riforma funzionale” del nostro sistema di produzione e distribuzione che consenta la realizzazione di smart-grids, e massicci investimenti in ricerca e sviluppo e un taglio delle tasse ad energia e imprese, invece di inutili rimozioni dell’IMU per tutte le fasce di reddito. Forse in Italia non se ne sono accorti, ma l’ecosostenibilità è diventato uno degli elementi che “tirano di più” al punto che persino la Cina, che non ha mai brillato per rispetto dell’ambiente, sta ora investendo pesantemente su tecnologie legate alle rinnovabili, e queste compiono un ampio spettro che spazia dall’architettura all’energia elettrica.

Vorrei poi riflettere su un’ultima cosa. Tempo fa mi avevano dato del “disfattista” su Twitter perché parlavo con una certa “rassegnazione” del fatto che le grandi opere qui da noi siano inesorabilmente destinate ad attirare corruzione e malaffare. Non penso si possa però fare finta che questo non accada. Pensiamo solo alla vicenda del MoSE a Venezia: un gruppetto di persone che ha messo su un sistema di truffe e ladrocini nella migliore tradizione del “vita mia morte tua” che è ciò che sta alla base del pensiero dell’italiano medio. Obiettivamente il fatto che potrebbe esistere gente simile anche dietro alle aziende e i consorzi che dovrebbero occuparsi di trivellazioni fa venire i brividi.

Consiglio a riguardo questo breve trattato di Natoli che aiuta a farsi un’idea migliore dei problemi che ammorbano la nostra società e dai quali, forse, bisognerebbe partire.

Pietro

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I luoghi comuni sull’energia

Molti di noi avranno sicuramente sentito parlare del problema energetico in Italia. I mantra più spesso ripetuti sono: non siamo autosufficienti energeticamente, importiamo gran parte dell’energia dall’estero e con il nucleare risolveremmo tutti i nostri problemi. Naturalmente, come spesso accade in temi che riguardano settori che richiederebbero adeguata preparazione tecnica per poterne parlare in serenità, queste notizie sono estremamente imprecise e, in alcuni casi, inesatte.

Prima di procedere una piccola nota di fisica: la potenza (elettrica, meccanica, termica, ecc) si misura in Watt e suoi multipli e sottomultipli. Ad esempio kW (chilowatt), MW (megawatt), GW (gigawatt) che sono, rispettivamente, 1000, 1 milione ed 1 miliardo di Watt. La potenza di un qualche dispositivo è il rapporto tra una certa quantità di “energia” che viene usata per fare qualcosa e il tempo impiegato ad utilizzarla. Per esempio diciamo che un motore elettrico ha una potenza di 1000 W se è in grado di convertire 1000 J (J è l’unità di misura dell’energia che si legge Joule) di energia elettrica in energia meccanica in 1 secondo. In parallelo, diremo che un generatore elettrico ha una potenza di 1000 W se riesce a convertire 1000 J di energia meccanica in energia elettrica ogni secondo.

È forse più familiare il kWh (si legge chilowattora) che viene riportato sulle bollette energetiche: il kWh è una unità di misura dell’energia, come il Joule, e non della potenza. Infatti 1 kWh equivale a 3.6 milioni di J. Per fare un esempio, se colleghiamo una stufa della potenza di 2400 W, e la teniamo accesa per 1 ora, avremo consumato 2.4 kWh di energia, che vengono conteggiati dal contatore.

Vediamo infatti qualche dato certo, come ci viene dato da Terna (la società che dal 2005 si occupa di gestire l’energia) e riportato da Wikipedia:

  • Il consumo di energia in Italia è mediamente di 328 GWh (gigawattora). Di questi, ne perdiamo circa 21 a causa di fenomeni dissipativi sulle linee di trasmissione. In pratica 21 GWh vengono “mangiati” dagli elettrodotti.
  • La potenza che l’Italia richiede, ogni istante, come se fosse un grande elettrodomestico, è di 39.1 GW (gigawatt). Questa oscilla tra un minimo di 22 e picchi di 52. Il massimo valore è stato raggiunto nel 2007, con un valore di 56.82 GW.

E cosa sappiamo delle nostre centrali di produzione? È vero che sono “troppo poche” o che sono “insufficienti”? La risposta, sorprendente, è NO. L’Italia, infatti, ha una capacità produttiva che al momento è già ampiamente sufficiente a renderla autosufficiente energeticamente: se infatti facessimo funzionare tutte le centrali al massimo della loro capacità, queste sarebbero in grado di erogare in modo continuativo circa 124 GW di potenza elettrica, più del doppio del picco massimo registrato nel 2007.

Ora che abbiamo dunque sfatato il mito della “non autosufficienza” sarebbe il caso di chiedersi perché le centrali siano sottoutilizzate. I motivi sono molteplici, tra questi ci sono da considerare i lavori di manutenzione sui gruppi di produzione che, spesso, non possono funzionare contemporaneamente; oppure, nel caso delle fonti rinnovabili, bisogna considerare che non sempre i bacini idroelettrici sono al massimo della loro capacità, così come non c’è sempre vento per azionare le turbine eoliche, così come non c’è sempre sole per illuminare pannelli solari e attivare le centrali a solare termodinamico.

Ecco dunque che importiamo dall’estero sia i combustibili per le centrali termoelettriche, sia l’energia già prodotta. È significativo notare come, tra l’energia che importiamo, solo il 1.5% sia prodotto da centrali termonucleari a fissione. Uno potrebbe dire: beh per forza, l’energia nucleare è più economica e se la tengono i paesi che la producono. Anche questo è un altro falso mito.

Alcuni paesi, infatti, hanno rispetto all’Italia un costo dell’energia che è inferiore del 25 o, a volte, anche del 45% senza utilizzare energia nucleare. Perché? I fattori che concorrono a determinare il prezzo dell’energia sono tanti, in Italia possiamo citare questi:

  • Le centrali tenute spente costituiscono una spesa improduttiva: parte del costo di mantenimento di queste viene infatti “spalmato” sul costo di produzione di quelle invece utilizzate. Di fatto paghiamo di più anche per “mantenere” in efficienza impianti tenuti fermi.
  • Tassazione: l’Italia applica una tassazione molto elevata sull’energia, molto più di altri paesi.
  • Sistema di trasmissione obsoleto: il sistema di trasmissione italiano è figlio di un periodo storico dove l’idea di “distribuire” la produzione elettrica non era pressoché considerata. Si tendeva cioè a progettare le linee di trasmissione considerando la centrale, le stazioni di trasformazione e gli utilizzatori finali. Nel resto di Europa e nel mondo, invece, prende sempre più piede l’idea di distribuire la produzione, permettendo anche a piccoli impianti, a volte anche di tipo domestico, di inserirsi nella rete di distribuzione. La micro produzione permetterebbe, infatti, a piccoli centri abitati, per esempio, di divenire autonomi energeticamente.

E, infine, sfatiamo un altro mito sull’economicità della produzione da fissione nucleare: un paese privo di programma nucleare sul suolo nazionale (l’ENEL infatti possiede e cogestisce alcune centrali termonucleari all’estero) deve far fronte a ingenti spese per l’avviamento: costituire un’agenzia di sicurezza nucleare, costruire le centrali ed addestrare il personale. Le centrali stesse, poi, avendo una durata di vita limitata, al termine del loro ciclo devono essere decommissionate e smantellate, operazione piuttosto gravosa, sia economicamente sia dal punto di vista ambientale. Resta poi il problema delle scorie prodotte. Naturalmente parlo di nucleare a fissione “classico” e non di approcci differenti come il nucleare “a spallazione” di Rubbia e altri processi più “eco friendly”. In altre parole, prima di essere “ripagati” della spesa iniziale, servono molti anni e dunque se servisse energia a basso costo immediatamente, percorrere questa strada sarebbe del tutto inutile. Sarebbe invece molto più efficiente agire dove si può subito: abbassare la tassazione sull’energia.

Vi riporto l’interessante pdf di Terna dove tutto questo viene spiegato in modo più approfondito: Link
Trovo sempre allarmante come, spesso, la demagogia proposta da certi politici e amplificata per voyeurismo da gran parte dei media, possa avvelenare l’opinione pubblica su temi importanti come questi. Per inciso: a me sono bastati 30 minuti di ricerca di pdf da fonti ufficiali, ed una modesta dose di conoscenze tecniche per dire una cosa che nessun giornale ha mai detto, e cioè che abbiamo centrali capaci di produrre in abbondanza e che non serve costruirne altre per essere autosufficienti, mentre invece basterebbe variare qualcosa sulla legislazione. Possibile che nessun giornalista che dovrebbe far questo di mestiere, nel 2009 si sia preso la briga di verificare invece di schierarsi vuoi con il politico nuclearista vuoi con quello antinuclearista?

Pietro