Virata a destra

Il titolo di questo post è forse un po’ provocatorio. Vorrei però esprimere qualche parere, anche in relazione all’intervista che Cacciari ha rilasciato all’Huffington Post che ho trovato molto interessante, specialmente per il fatto che ho fatto parte, come iscritto e non come dirigente, del PD veneziano, salvo poi assentarmi, purtroppo, per mancanza di tempo (chissà che non sia questo il momento per farvi ritorno). Vorrei anche precisare che non sono un sostenitore di Brugnaro, non condividendo la sua visione eccessivamente imprenditoriale della realtà.

Il problema, fondamentale, è che il PD ha sbagliato la candidatura e questo perché ci si è affidati alla tradizione secondo cui “Venezia è di sinistra”, ignorando i complessi mutamenti che, gradualmente, hanno segnato la società veneziana, tanto del Centro Storico tanto di Mestre, in terraferma. Mutamenti dovuti in parte a condizioni sociali che 10-20 anni fa non esistevano (immigrazione, flussi turistici massicci, ecc) e in parte ad una (lunga) sequenza di fallimenti culminati anche in scandali che hanno segnato la storia recente del partito a Venezia.

Tutto questo ha contribuito a rendere l’elettorato meno legato all’ideologia e più sensibile, invece, alla “praticità” (come già evidente su scala nazionale) ragionando così: ho un problema, voglio risolverlo. Questa “semplificazione” del meccanismo che porta un elettore a decidere a chi dare il suo voto è, per come la vedo io, il motivo principale per cui la comunicazione politica fatta da Renzi o da Salvini è così efficace: fornisce infatti una “parvenza” di praticità che alle persone piace perché le fa sentire appagate e comprese nei loro disagi, realizzando quindi quella funzione di vicinanza che per il cittadino è essenziale ritrovare nella politica.

Fatte queste premesse, è immediato capire perché Brugnaro ha vinto: ha fatto una campagna elettorale molto più “renziana”, nei toni e nelle modalità, di quanto abbia fatto Casson. Ha cioè mostrato vicinanza alle persone affrontando quei pochi temi che sono molto sentiti dalla maggioranza della popolazione (dalla destra alla sinistra): la sicurezza, la corruzione, il turismo e il rilancio della terraferma. Magari ha fatto anche tante “sparate” giusto per provocare reazioni, un po’ come fa Renzi, ma questo è lo stile vincente in questo periodo storico e per un motivo molto semplice: ormai, in politica, è come se si dovesse vendere un prodotto. Talvolta, per vendere meglio, un venditore deve anche saper raccontare qualche “balla” e questo la sinistra del periodo pre-Renzi non lo ha mai fatto proprio perché, per vendere il prodotto, si è sempre appellata alla sola ideologia, restringendo quindi più o meno inconsapevolmente il suo “mercato” elettorale.

Di più potrei citare il monolitico programma elettorale di Casson: un pdf di 85 pagine, praticamente un piccolo libro, completamente privo di contenuti grafici (schemi, schede riassuntive, ecc). Assolutamente inutile per avere un’idea immediata dei punti programmatici e ancora più inefficace nel caso di una rapida consultazione. Brugnaro, invece, ha presentato un programma molto snello, anche troppo in alcuni punti, costruito in modo da essere immediato e d’impatto.

Anche il modo in cui si costruisce il programma elettorale è importante: viste la debolezza dell’ideologia nell’elettorato moderno e il generico senso di sfiducia verso la politica, presentare un programma pesante e difficile da leggere/consultare potrebbe anche essere visto come un atteggiamento di arroganza, del tipo: “ma si, tanto nessuno lo leggerà mai, la gente mi vota lo stesso perché ha sempre votato così“. Sono tanti “piccoli” errori che complessivamente hanno il loro peso. In questo caso, tante briciole fanno un panino.

Detto questo vorrei fare un commento su quanto detto da Cacciari. Secondo me si sbaglia quando si lega Casson al PD di Venezia. Casson ha ribadito più e più volte in tanti incontri pubblici con i cittadini, che lui con il PD non aveva nulla a che vedere e che aveva appositamente creato la sua lista. Ciò che invece si può dire è che sia Casson sia il PD veneziano hanno “nuovamente” sbagliato in termini di comunicazione, esattamente come faceva il PD nell’epoca pre-Renzi, e, in questo senso, Cacciari ha ragione quando parla di “suicidio del PD”.

E’ vero: il PD di Venezia è, allo stato attuale, totalmente inesistente e questo perché non è mai nato come PD ma è sempre sopravvissuto come unione tra ex-DS, ex-PCI, ex-Margherita. Conosco addiritura degli ex-IDV transitati nel PD all’epoca della deflagrazione dell’Italia dei Valori. Il PD veneziano è una sorta di Ulivo in piccolo, purtroppo.

Concludendo: non penso che sia giusto dire che Venezia sia diventata di destra o sia diventata leghista. Si è semplicemente allineata allo standard del resto del paese. Quindi meno ideologia, più risposte concrete. Questo il candidato sostenuto dal PD non ha saputo interpretarlo, Brugnaro invece sì. Il risultato lo conoscono tutti.

Pietro

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