I postumi del #ReferendumVeneto

Il risultato è stato quasi un plebiscito: 60% di affluenza con 98% di sì. Zaia ha subito dichiarato che: “vogliamo i 9/10 delle tasse“.

Da cittadino del Veneto, non leghista, è precisamente il tipo di dichiarazione che temevo.

Come hanno detto in molti in questi giorni, questo referendum non era un obbligo di legge. Qualsiasi regione a statuto ordinario, come il Veneto, può richiedere una consultazione con il Governo che, con promulgazione di una legge statale, può concedere la cosiddetta autonomia differenziata regionale.

Tra le tante “voci” che si contrattano per raggiungere questo tipo di autonomia, sono presenti anche temi di tipo fiscale / tributario. Nello specifico si parla del cosiddetto residuo fiscale.

Le regioni dette “virtuose” o che “hanno i conti a posto” mostrano un residuo fiscale positivo. Questo significa che la regione restituisce allo Stato più soldi di quanti ne riceve per fare investimenti. In altre parole, la regione “genera” internamente ricchezza.

E’ solo il Veneto virtuoso? No, quasi tutto il centro-nord.

L’Emilia Romagna ha un residuo fiscale positivo molto simile in valore a quello del Veneto (17.8 miliardi € contro i 18.2. miliardi € del Veneto). Senza clamore, agitazione popolare e referendum vari, l’Emilia Romagna ha perseguito lo stesso obiettivo e pochi giorni fa ha raggiunto l’accordo con il Governo.

Perché, invece, noi in Veneto avevamo bisogno di sentire il parere della gente? Zaia dice: “per far capire che il popolo è con noi”. Ma che cosa, esattamente, rende diverso un veneto da un emiliano o da un romagnolo? Perché noi dovevamo sbattere i pugni sul tavolo quando bastava chiedere?

C’è questa sorta di “peccato originale” o di “complesso di sfruttamento” che il leghista veneto sente da parte dello Stato. E’ un antico retaggio della lega degli anni 90. La Lega di Bossi e di “Roma Ladrona”, “Veneto Stato” e altre follie di questo tipo.

Dico “follie” perché se avessimo speso 1 anno degli ultimi 30 a parlare seriamente di federalismo fiscale, senza ideologie e retorica, ma seguendo un progetto semplice e inquadrato nei limiti imposti dalla Costituzione, come quello che è stato seguito in Emilia, magari avremmo già raggiunto molti risultati.

E, dico sempre magari, molte altre regioni avrebbero potuto seguire lo stesso percorso e, ancora magari, anche quelle meno virtuose avrebbero potuto cogliere l’occasione per iniziare un percorso di risanamento.

Perché adesso la Lega deve parlare di “9/10 delle tasse?”. Che senso ha? Se già abbiamo la legge che ci dice che il residuo fiscale si può contrattare per vedere di reinvestirne una parte sul territorio regionale, perché dobbiamo fare queste sparate controproducenti?

La risposta è semplice: le politiche sono vicine, e a qualcuno serve fare campagna elettorale.

Io sarei d’accordo sul reinvestire parte di questi soldi per fare investimenti in regione: trasporti, scuole / università, sanità, ecc. Non sono invece d’accordo che questi vengano semplicemente “trattenuti” a far cassa senza progetti specifici per il loro reinvestimento. Questo perché non sono “soldi nostri” perché il Veneto fa parte di una Repubblica, che è unita, fino a prova contraria.

Il referendum doveva essere un modo per “motivare” o “dare maggior peso” alla richiesta. Io penso che si rivelerà molto controproducente. Non è caricando di isteria o alzando la voce che si ottiene qualcosa, soprattutto perché è previsto già dalla Costituzione che si possano ottenere maggiori autonomie.

Bastava chiedere, ma a quanto pare si preferisce urlare.

Pietro

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