Il programma di #DiBattista

Un veloce commento al programma di Di Battista (che trovate qui).

Il M5S è nato come movimento di protesta. Che ruolo ha oggi?
“Non siamo un movimento antipolitico, non siamo un partito di protesta”.

Ma quello che fa il fondatore Beppe Grillo è protestare a gran voce…
“Dove sta la differenza tra chi vuole cambiare qualcosa e chi protesta contro le cose che non funzionano? E’ incredibile: quando i cittadini votano per i potenti, allora è un voto di speranza. Se invece non votano come vorrebbero le elite politiche, si parla di voto di protesta”.

Bisognerebbe definire “elite politica” e dire anche cosa si intende come “i potenti”. Un movimento che ha una rappresentanza parlamentare sostanziosa come il M5S da ormai quasi 4 anni, è ancora possibile considerarlo “non potente” e “esterno al sistema”?

Neanche l’ultima campagna la definirebbe di protesta?
“Era una campagna importantissima per i diritti costituzionali! Il 60 per cento degli italiani ha votato no. Le forze antipolitiche sono altre”.

Con il massimo rispetto per chi ha votato No (e vorrei tanto che molti di quelli che scrivono “19 milioni di persone vanno rispettate” si spendessero anche per dire che ci sono altre 12 milioni di persone ugualmente meritevoli di rispetto che vengono insultate da giorni tanto quanto gli altri), le analisi post voto hanno in realtà dimostrato come la maggioranza degli elettori che si è espressa per il No, non l’ha fatto per la riforma, ma per mandare a Renzi un segnale chiaro: “il paese che stai raccontando, non è quello che io vivo. Più umiltà e meno arroganza.”

Gli analisti quindi suggeriscono un’interpretazione ben diversa da quella di Di Battista. In un certo senso, è stata proprio la maggioranza degli italiani ad essere “antipolitica”. Quindi, se la maggioranza degli elettori 5S ha votato No, come in effetti è stato, forse vuol anche dire che il movimento viene ancora percepito come una forza “anti sistema”, pur essendo “nel sistema” e nel meccanismo da ormai quasi 4 anni.

La percezione, alla fine, è tutto.

Vuole dire che i partiti sono forze antipolitiche?
“Hanno formulato una legge elettorale anticostituzionale, l’Italicum, e hanno bloccato il parlamento con una riforma che i cittadini hanno bocciato”.

Ma non è lei che chiede di andare al voto subito, anche con questa legge elettorale?
“Non vogliamo discutere mesi e mesi con i partiti sulla legge elettorale. Vogliamo una versione di questa legge approvata dalla corte costituzionale, che auspichiamo arrivi in gennaio”.

Questo è falso, sono stati sollevati dei dubbi sull’Italicum e stiamo tutti aspettando che gli organi competenti si esprimano sulla questione. Questa cosa per cui una legge è “incostituzionale fino a prova contraria” così come i politici sono sempre “colpevoli fino a prova contraria” è fastidiosa oltre ad essere applicata ad intermittenza.

Nella corruzione fa rientrare anche l’evasione fiscale?
“Sì. E per evasione fiscale noi intendiamo i grandi evasori”.

Giusto, peccato che l’Italia sia il “paese delle partite IVA” con circa 5.4 milioni di partite IVA date a microimprenditori e liberi professionisti. In certe regioni d’Italia, specialmente al sud (Sicilia e Calabria in testa), l’evasione fiscale è fortissima anche tra liberi professionisti. In realtà, non per usare luogo comune, ma basta frequentare qualsiasi studio medico privato o studio legale, o chiamare a casa un idraulico o un elettricista per capire cosa vorrei descrivere.

Nel caso dell’evasione fiscale, tante briciole fanno un panino.

Facciamo infatti un rapido conto della serva: 5.4 milioni di partite IVA attive. Immaginiamo che questi evadano anche solo 1€ al giorno. In un anno abbiamo 1971 milioni di € evasi, quasi 2 miliardi di euro. Non sono spiccioli, ma i liberi professionisti e microimprenditori sono una razza difficile, e lo dico con cognizione di causa: mio padre fa consulenze private e di tasse ne paga tante, anche grazie a molti suoi colleghi che invece se ne fregano.

La lotta alla corruzione basta da sola?
“No, vogliamo anche aumentare di parecchio le tasse sul gioco d’azzardo, centralizzare la spesa statale, realizzare opere pubbliche funzionali, di dimensioni ridotte rispetto all’Expo o all’Alta Velocità. Vogliamo ridurre i costi della politica, gli stipendi di tutti i parlamentari, anche degli amministratori regionali”.

Quali strategie propone per la crescita?
“Noi puntiamo sulla Green Economy: una svolta energetica a livello nazionale in direzione delle energie rinnovabili e della sostenibilità “.

Io penso che l’Alta Velocità sia un settore fondamentale. Fortunatamente non lo penso solo io ma persone ben più influenti nel mondo. Il treno, specialmente grazie alle nuove tecnologie che consentono una migliore efficienza tanto dei sistemi di propulsione quanto di recupero dell’energia, è un mezzo ecologico, veloce e che trasporta grandi quantità di persone. Con l’Alta Velocità possiamo fare andata e ritorno in giornata praticamente ovunque nel nord e centro – nord. Nell’immediato futuro potranno esserci collegamenti rapidi, in treno, con tutta l’Europa, in diretta concorrenza con l’aereo.

Sarebbe bene ricordare a Di Battista che tanto si spende, giustamente, per la sostenibilità ambientale, che l’aereo è un mezzo di trasporto fortemente inquinante. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia insostituibile per viaggi transcontinentali o su lunghe tratte interne, ma la prospettiva di poter sostituire interamente con il treno almeno i voli interni più brevi la trovo molto stimolante.

Riguardo la “svolta energetica”, di Battista ignora, evidentemente, che l’Italia ha ampiamente superato i requisiti di energie rinnovabili che l’europa si era posta di raggiungere nel 2020. Attualmente l’Italia produce il 43.1% del suo fabbisogno con energia rinnovabile. Siamo già sulla direzione “green”, nonostante i tanto “odiati partiti e la kasta” che costituiscono la ragione di esistenza del suo movimento.

Mi riferivo ai settori economici.
“Puntiamo sull’enogastronomia, una nostra eccellenza, il nostro petrolio. In questo campo bisogna investire nella qualità, nelle start up, nelle piccole e medie imprese. Lo stesso vale per la cultura e il turismo. Noi lo abbiamo tra l’altro già fatto con il nostro sistema di microcredito, che finanziamo con una parte dei nostri stipendi da parlamentari. Grazie a questi crediti, 20 milioni di euro in tre anni, sono nate nuove imprese. Mancano le infrastrutture. Ho girato l’Italia in treno per fare campagna per il No e le ferrovie regionali sono in uno stato incivile”.

Curioso che si voglia puntare sull’enogastronomia e sulla promozione delle eccellenze italiane quando per mesi si è sparato contro EXPO che ha avuto come tema proprio la questione del “nutrire il pianeta”. Curioso che si spari sempre contro l’Europa e le politiche italiane che tanto si sono spese e si spendono per assicurare rigorose procedure di controllo di tutta la filiera produttiva, in primis la difesa del “made in italy”.

Riguardo il microcredito, c’è un bell’articolo qui che spiega in dettaglio alcuni punti poco chiari e alcune vere e proprie inesattezze. Un’annuncio più ufficiale lo si trova qui.

Per quanto riguarda le “ferrovie regionali”, ricordo a Di Battista che il trasporto pubblico regionale è competenza delle Regioni, non dello Stato centrale. Anzi no, c’è il famoso Titolo V della Costituzione, che la riforma appena affondata avrebbe affrontato, che genera continue ambiguità per cui alla fine non si sa mai cosa sia competenza di chi.

Bizzarro che Di Battista, che tanto si è speso per il No per difendere la Costituzione, poi si lamenti di una situazione che, in gran parte, è causata anche dal fatto che, per Costituzione, non siano chiare le competenze regionali e quelle dello stato centrale. Davvero bizzarro.

Potremmo anche parlare di tutti i soldi che l’Europa ci dà per sistemare la nostra rete ferroviaria e che puntualmente, soprattutto al sud, vengono dispersi in una miriade di progetti senza senso pur di prendere qualcosa.

Ha cambiato atteggiamento sull’euro?
“Euro e Europa non sono la stessa cosa. Noi vogliamo solo che siano gli italiani a decidere sulla moneta”.

Ha calcolato le conseguenze dell’eventuale uscita dall’euro?
“Conosco bene quali sono le conseguenze dell’introduzione dell’euro, la perdita di potere d’acquisto, il calo delle retribuzioni, la riduzione della capacità di concorrenza delle imprese, il degrado sociale, la disoccupazione. Se l’Europa non vuole implodere deve accettare che non si può andare avanti così. Nel 2017 ci saranno elezioni importanti. In Francia probabilmente vinceranno i gollisti o Le Pen. In Germania la cancelliera ce la farà anche stavolta, ma i movimenti alternativi, chiamiamoli così, avanzano”.

Qui si consuma un vero e proprio “orrore” istituzionale. Ammirevole che Di Battista si spenda per difendere la Costituzione, ma forse avrebbe dovuto leggerla prima. L’articolo 75, secondo comma, recita: “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio [cfr. art. 81], di amnistia e di indulto [cfr. art. 79], di autorizzazione a ratificare trattati internazionali [cfr. art. 80].“. Questo chiude ogni delirio riguardo “referendum su Euro”.

Che livello di trasparenza garantisce il sistema internet creato da Gianroberto Casaleggio?
“Non esiste un sistema di Casaleggio! Le votazioni sulla nostra piattaforma sono certificate da esperti indipendenti. Altrimenti andiamo tra gli elettori, siamo presenti nelle piazze”.

Qui occorre fare qualche discussione in più. Gli “esperti indipendenti” di cui parla Di Battista sono un’azienda, la DNV Business Assurance. La DNV ha certificato, come si legge in questa lettera, le ultime votazioni online per modificare il “non statuto” e il “regolamento”. Come si può notare, leggendo il pdf, la DNV ha lavorato non per Grillo o per il Movimento 5 Stelle, ma per l’Associazione Rousseau. Questa Associazione è quella che gestisce la piattaforma di votazioni online. Le figure chiave di questa associazione sono business man e politici. Come si legge nell’articolo, il problemi di fondo di questo meccanismo sono che è poco trasparente e genera accentramenti di potere.

Lo stesso Di Battista risulta una “figura chiave” dell’Associazione Rousseau: insieme a Roberto Fico gestisce i gruppi di lavoro (meetup). Ai vertici di Rousseau c’è ovviamente la Casaleggio Associati nella figura di Davide Casaleggio.

Per concludere:

Grillo si candida?
“No, non si candida”.

Non potrebbe neanche volendo, dal momento che è stato condannato per omicidio colposo.

Pietro

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