E’ sempre un fatto di soldi (#Fuksia)

E’ da molto che non scrivo qualcosa di attualità politica, ma la recente vicenda Fuksia mi ha fatto tornare la voglia. Dopo quasi 3 anni, il punto focale dei 5 stelle non è cambiato: i soldi. Sono sempre i soldi: e quanto spendi, e quanto restituisci, e gli scontrini, ecc…

Cosa restituiscono esattamente i 5S? Sono obbligati per contratto a restituire metà del loro stipendio. Per il resto, non c’è alcun obbligo di restituire i rimborsi spese. I rimborsi, che sono differenziati per tipo e per modalità di erogazione tanto dalla Camera dei Deputati quanto dal Senato, costituiscono una parte importante dei “soldi” che ogni parlamentare riceve ogni mese e, anzi, costituiscono il grosso della faccenda.

Sul sito della Camera possiamo leggere sul trattamento economico di un deputato, tanto del 5S quanto di ogni altro partito:

  • Stipendio base (al netto delle tasse): 5000€/mese o 4750€ nel caso che il parlamentare abbia un’altra attività lavorativa.
  • Rimborsi mensili:
    • Diaria: 3503,11 € /mese
    • Rimborso spese per esercizio del mandato: 3690€ /mese dei quali 1845€ (la metà) per spese che devono essere attestate, e per l’altra metà forfetariamente.
  • Altri rimborsi:
    • Spese di viaggio. questo rimborso viene erogato ogni 3 mesi per coprire le spese di trasporto tra il luogo di residenza del deputato e l’aeroporto più vicino, più il tragitto aereo verso Fiumicino e, infine, il trasporto da Fiumicino a Montecitorio, e in queste entità: 3323.70€ se la distanza fosse minore di 100 km, altrimenti 3995,10€ se questa fosse maggiore.
    • Spese telefoniche. questo rimborso è annuale e ammonta a 1200€/anno.
  • Trattenute:
    • Spese sanitarie. Dalla indennità lorda (10435€/mese e 9975€/mese) vengono trattenuti 526.66€/mese per assistenza sanitaria.
    • Assegno di fine mandato. Sempre dall’indennità lorda vengono trattenuti mensilmente 784.14€.

Riassumendo, facendo un conto a spanne, lo stipendio base al netto delle tasse e togliendo le trattenute per spese sanitarie e assegno di fine mandato è di: 4371€/mese (primo caso) o 4124€/mese. Diciamo una media di 4200€/mese netti.

A questo aggiungiamo i rimborsi mensili: 3503.11€ di diaria + 3690€ di spese per esercizio mandato e otteniamo un totale di 7193€/mese. Escludendo i rimborsi a competenza plurimensile (spese di viaggio e telefoniche) abbiamo che un qualsiasi deputato percepisce per legge, mensilmente, circa 11400€. Aggiungendo trasporto e telefono, ripartendoli su base mensile, si aggiungono altri 1320€ di rimborsi.

Anche se il conto fatto contiene inesattezze e approssimazioni, teniamo in mente il fatto che l’ordine di grandezza di cui parliamo è questo: sui 12000€/mese.

Visto che i 5 stelle dicono sempre di costare di meno, di “non rubare ai cittadini”, andiamo a vedere, dati alla mano che loro stessi forniscono pubblicamente, quanto ci costa in media un deputato grillino.

Vorrei fare una premessa sul fatto che non capisco questa cosa del vergognarsi di essere pagati per fare politica: è un lavoro, lo si paga. L’unico furto e truffa ai danni dei cittadini è pagare degli incompetenti a prescindere dal loro colore politico, e ricordiamo sempre che nel 5S abbiamo gente che:

Magari gente così c’è anche altrove, ma nel 5S sappiamo per certo che c’è viste le dichiarazioni che ho riportato.

Ad ogni modo, andiamo sul loro sito e controlliamo. I dati sono tanti, mi sono permesso di creare un foglio di excel per fare dei calcoli rapidi prendendo un campione a caso di 10 deputati. Tengo a precisare che ci sono notevoli oscillazioni nell’entità delle spese: ci sono deputati che spendono anche solo 3000€/mese di rimborsi e altri che arrivano a spendere più di 10000€/mese.

Quello che viene fuori è che lo stipendio medio percepito si attesta sui 3280€/mese, cioè circa il 78% (e non la metà come diceva Grillo) dello stipendio che prende un deputato qualsiasi.

Per quanto riguarda i rimborsi, la media di spesa si aggira sui 6000€/mese, ma qui ricordiamo che ogni deputato ha spese diverse e, come dicevo, c’è chi si ferma a 3000€/mese, chi supera i 10000€/mese.

Ciò che invece è comune, quasi a tutti i componenti del campione, è la modalità con cui i soldi dei rimborsi vengono spesi: in gran parte si parla di costi di collaboratori, esperti o comunque terzi. Pagano le consulenze di tecnici…l’inesperienza, infatti, costa.

Un deputato 5s, con queste medie a spanne, costa quasi 10000€/mese. E’ meno di un deputato qualunque ma sono sempre molti più soldi di quelli che in campagna elettorale venivano dichiarati. Grillo inizialmente diceva “prenderanno 2500€”, poi ha ritrattato dicendo che “Roma è costosa, devono spendere di più”.

Vero, la vita a Roma costa…ma se dei deputati ritenuti “normali cittadini estranei alla politica” arrivano a spendere quasi 10000€/mese di soldi pubblici, e non lo dicono pubblicamente, forse si sono resi conto che, dopotutto, fare politica ha dei costi oggettivi che prescindono dalla fedina penale del deputato e dal tempo che questo ha trascorso alla Camera.

Hanno impiantato tutta la campagna elettorale sostenendo il fatto che gli alti costi della politica fossero dovuti agli stipendi e alle spese dei deputati “dei Partiti”, colpevoli tutti e senza distinzioni di spendere e spandere ingrassandosi alle spalle dei cittadini.

La verità qual è invece? Che gli stessi dati che loro pubblicano mensilmente, smentiscono le loro tesi, e mostrano invece come finiscano per costare allo Stato una media di 2000€ appena in meno al mese rispetto ad un politico del tanto “odiato sistema dei Partiti”.

Si parla cioè di un risparmio del 15%.

Penso sia piuttosto allarmante vedere che in 3 anni il discorso sia pressoché fossilizzato sul tema del “quanto costa” e non si sia mai spostato sul “cosa facciamo per quello che veniamo pagati”.

I risultati che ho visto io sono stati, con qualche collaborazione molto sporadica con altre forze politiche, insulti, aggressioni, tanta spocchia e la presunzione cattiva di essere sempre dalla parte “del bene” che solo gli ignoranti frustrati che odiano il mondo sono capaci di avere.

Meglio pagare di più dei politici con formazione e competenze, che pagare meno dei totali incompetenti: questo vuol dire buttare, o meglio, farsi rubare i soldi, ed è un discorso che vale per tutte le forze politiche e i 5S non sono certamente esenti.

Pietro

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Vivendo #Venezia da turista

Alla vigilia di Natale ho perso la maledetta tessera Venezia Unica. Per chi non fosse mai stato a Venezia, si tratta di una carta dove potete caricare (finalmente online) biglietti per i mezzi pubblici, prenotare e pagare biglietti per musei e pure per usare i cessi…già, a Venezia si prenotano pure quelli.

Una volta dovrò provare a saltare le lunghe code di turisti con la vescica gonfia dicendo “sorry I booked that toilet 2 months in advance! it’s mineee”…

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Ecco dove sono posizionati i cessi pubblici…naturalmente aperti solo dalle 8 alle 19.

Quindi, potete collegarvi al sito, comprare online questa carta e caricarci dentro le cose che vi interessano. Fino a qui sembra una bella idea, ma ci sono dei problemi…

Venezia è una delle poche città in Italia, se non in Europa, dove la differenza di costo tra i servizi per i cittadini e gli stessi servizi dati ai turisti è enorme. Ad esempio, se andate in metro a Roma, che voi siate Romani da 20 generazioni o Colombiani, pagate sempre 1.50 € (o 1.30 non ricordo) un biglietto di corsa singola. A Venezia, invece, se siete residenti pagate 1.30 €, se non potete dimostrare di essere residenti, pagate invece 7.50€.

Per dimostrare di essere residenti bisogna avere la carta Venezia Unica per residenti o visitatori abituali. Se, come nel mio caso, la doveste perdere, si paga il prezzo intero. Anche se avete carta di identità, dimostrate dove vivete niente da fare…

7.50 € sono tanti…immaginiamo una famiglia di 4 persone che si fa un giro a piedi per Venezia e poi, stanca, vuole prendere un vaporetto per tornare a prendere l’auto o il treno…bene, pagano 30€. A Roma avrebbero pagato 6€.

7.50€ per un biglietto di trasporto pubblico è più del costo di un Taxi per brevi tratte. Ad esempio, a Padova, per fare 3-4km chiedono in media 6.50€. Con 30€ ti portano da Padova all’aeroporto di Venezia. Aggiungo, con la differenza del livello di comfort che dà un taxi rispetto ad un mezzo pubblico.

Il giorno di Natale ho preso due biglietti…e niente, 15€. La distanza che ho percorso, in “linea d’acqua” è di circa 4 km. Trovandomi dalla parte del turista mi sono sentito rapinato da un sistema, unico nel suo genere, che sembrerebbe essere costruito appositamente per spennare e spremere il visitatore.

Concludendo, se volete visitare Venezia assicuratevi di avere un amico/a residente che vi compra i biglietti al prezzo ridotto.

Pietro

Peer reviewing nei media (#DiMartedi)

Sto guardando DiMartedì su La7 e rimango basito dal fatto che in TV si parli con così tanta serenità di qualsiasi cosa, senza alcun tipo di verifica o di confronto delle competenze specifiche di ogni ospite.

Del resto, con 30 secondi a disposizione di ciascuno tra una interruzione e l’altra come si potrebbe fare altrimenti?

Oggi si parla di banche. Quanta gente può dirsi esperta di sistemi bancari, o di economia in generale? Quanti conoscono a sufficienza l’argomento da poterne parlare in serenità?

E il mestiere di conduttore? Ormai i conduttori sembra che sappiano parlare di tutto, dalla religione alle banche passando per il terrorismo internazionale.

Quello che servirebbe, a noi non esperti, è uno spazio privo di pubblico, niente applausi e claque che influenzano le nostre opinioni. Solo ospiti competenti e riconosciuti internazionalmente per i temi di cui si parla che si confrontano parlando in modo semplice e chiaro in modo da rendere la comunicazione con noi, pubblico non esperto, il più trasparente possibile.

E sarebbe anche bello che noi potessimo vedere una sorta di “peer review” delle opinioni dei vari tecnici, come nel mondo scientifico. Se l’esperto A dice B, io voglio sapere anche cosa ne pensano gli esperti C, D, E riguardo ciò che A ha detto. Questo in TV, generalmente, non si fa, e neanche sui giornali.

Ognuno predica e pontitifica dalla propria torre, e noi sotto restiamo nella confusione, che alimenta il populismo alla Salvini.

Pietro

#Titanic Conspiracy?

Introduzione

Nel 1985 una notizia elettrizzò l’opinione pubblica mondiale: “we found the Titanic“. Ad una spaventosa profondità di quasi 4000 metri, nell’oscurità più totale, il team coordinato da Robert D. Ballard trovò ciò che restava del transatlantico più lussuoso all’epoca della sua costruzione, 73 anni dopo il suo affondamento. Quello che non tutti sanno è che la scoperta del relitto riaccese una vecchia polemica, in realtà mai sopita del tutto, alimentata da dicerie passate di generazione in generazione: “quello in fondo all’oceano, non è il Titanic, ma la sua nave gemella Olympic, scambiata con il Titanic”. Su questa questione hanno dibattuto storici e sociologi per anni, e sono stati scritti anche libri. Chi ha ragione?

Premessa – Le navi di classe Olympic

Nel 1909 Lord Pirrie (presidente della società di costruzioni navali Harland&Wolff di Belfast) e Bruce Ismay (socio fondatore della compagnia di navigazione White Star Line) concepirono l’idea di costruire tre transatlantici che dovevano eccellere e superare in dimensioni, lusso ed eleganza quelli della concorrenza (specialmente della rivale Cunard Line). Decisero di chiamare questa nuova classe di navi la classe Olympic, con tre esemplari: Olympic, Titanic e Gigantic. Successivamente al naufragio del Titanic, il Gigantic venne rinominato Britannic (per motivi scaramantici, in quanto si temeva che il pubblico associasse a questi nomi, tipici della mitologia greca, un destino nefasto come quello che spettò ai Titani e ai Giganti).

Delle tre navi, l’Olympic ebbe vita più lunga e restò in servizio dal 1911 al 1934. Il Titanic ebbe una brevissima vita di 10 giorni (contando le prove in mare prima di prendere servizio) e il Britannic restò in servizio per circa 2 anni prima di essere affondato da una mina navale tedesca nel Mar Egeo.

L’Olympic e il Titanic vennero costruite fianco a fianco, a partire dal 31/03/1909. La prima entrò in servizio il 14/06/1911, la seconda il 31/03/1912. Il Britannic invece entrò in servizio il 26/02/1914 come nave ospedale nella Prima Guerra Mondiale.

A causa della contemporaneità della costruzione di Olympic e Titanic, la stampa dell’epoca tendeva a confrontare (e a confondere come vedremo più avanti) queste due navi qui.

Olympic e Titanic – Somiglianze

Le due navi erano molto simili, esteticamente:

  • Lunghezza: 269 metri l’Olympic, 269.90 metri il Titanic
  • Larghezza: 28.2 metri l’Olympic, 28.0 metri il Titanic
  • Altezza: 52 metri l’Olympic, 53.3 metri il Titanic
  • Pescaggio: 10.5 metri l’Olympic, 10.54 metri il Titanic
  • Velocità: entrambe 23 nodi (circa 43 km/h)

Anche dal punto di vista della propulsione le navi erano simili: entrambe erano “triple screw vessels”, cioè navi con tre eliche. Entrambe avevano la stessa motorizzazione (a vapore):

  • Due motori alternativi da 15000 HP a 75 giri (max 80) per azionare le due eliche laterali.
  • Una turbina a bassa pressione non reversibile da 16000 HP a 165 giri per azionare l’elica centrale. La turbina funzionava con lo scarico dei motori alternativi ed era azionabile solo se il numero di giri di questi ultimi fosse almeno di 50.

Complessivamente, la potenza installata era dunque di 46000 HP tanto per Olympic quanto per Titanic (e poi Britannic). Per quanto riguarda l’aspetto e le caratteristiche tecniche, le navi erano pressoché identiche per l’occhio poco allenato o poco attento.

In cosa differivano allora?

Olympic e Titanic – Differenze

Due cose principalmente:

  • Il ponte A (“A Deck”) dell’Olympic era aperto, quello del Titanic era invece chiuso.
  • Il ponte B (“B Deck”) del Titanic aveva finestre spaziate in modo regolare, mentre quello dell’Olympic aveva finestre spaziate irregolarmente.

Possibile che la stampa dell’epoca fosse così superficiale? In realtà possiamo spezzare una lancia in loro favore perché dal momento del varo al viaggio inaugurale, vennero fatte delle modifiche al Titanic per aggiungere più spazio per le suite di prima classe, e queste modifiche hanno reso la spaziature delle finestre sul ponte B nuovamente irregolare, simile a quella dell’Olympic.

Il Complotto

Come tutte le teorie del complotto, quella che sta alla base della diceria secondo cui il Titanic sarebbe stato scambiato con l’Olympic si basa su una complessa serie di coincidenze e di fatti riportati in modo parziale o erroneo. Vediamo in dettaglio.

Le ragioni dell’ipotetico scambio tra le navi

Uno potrebbe chiedersi: perché avrebbero dovuto scambiare le navi? Secondo i sostenitori della teoria dello scambio, il motivo era economico e legato al fatto che l’Olympic fosse stata ritenuta non assicurabile in seguito ad un grave incidente occorso mentre il Titanic era in via di completamento.

Cosa accadde? L’Olympic ebbe una collisione con una nave militare, HMS Hawke. A causa dello spostamento d’acqua prodotto da una delle tre eliche della Olympic, l’Hawkee venne risucchiato verso il fianco della nave che venne speronata sopra e sotto la linea di galleggiamento. L’Olympic riportò gravi danni all’elica di dritta e al corrispondente asse.

Secondo i sostenitori della teoria dello scambio, il danno inferto all’Olympic sarebbe stato così grave da deformare la chiglia della nave, oltre ad indebolire gran parte della struttura che, sempre secondo questo punto di vista, avrebbe richiesto riparazioni estremamente costose e lunghe. Di più, il danno subito avrebbe reso la nave non più assicurabile. Conseguentemente, i vertici della White Star Line, compagnia di navigazione cui appartenevano le navi Olympic, avrebbero deciso di:

  • Rattoppare alla meglio la Olympic
  • Scambiare la Olympic con il Titanic
  • Liberarsi della vecchia Olympic ora chiamata Titanic facendola affondare nel viaggio inaugurale e facendo credere alla compagnia di assicurazione che fosse invece il Titanic nuovo di pacca, intascando dunque molti soldi frodando l’assicurazione.
  • Continuare a far navigare il Titanic, ora chiamato Olympic, fino a fine carriera.

Vediamo ora come le argomentazioni addotte dai sostenitori della teoria dello scambio siano effettivamente confutabili.

Confutare le obiezioni

Le argomentazioni e le contro-argomentazioni adducibili sono moltissime. Però quella che viene mossa più spesso e che fa da base alla teoria dello scambio è:

Il Titanic uscito per le prove in mare e quello che partì da Southampton mostrano un differente arrangiamento delle finestre del ponte B. Nel primo caso erano spaziate regolarmente, nel secondo invece irregolarmente come nell’Olympic. Quindi le due navi sono state scambiate!

E’ vero, il Titanic del viaggio inaugurale mostra delle differenze. Il motivo però è dovuto ad alcune aggiunte, fatte molto rapidamente, per aumentare gli spazi destinati alle suite di prima classe, come si vede in questa foto:

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Fonte: WilliamMurdoch.net

A sinistra è ritratto il Titanic al momento del varo dello scafo (il ponte A deve ancora essere chiuso e mancano le sovrastrutture) mentre a destra il Titanic al momento del viaggio inaugurale (che ha il ponte A chiuso). Nel riquadro rosso è evidenziata la differenza delle finestre del ponte B, che al momento del varo erano circa equispaziate e, successivamente, sono diventate irregolari in seguito all’aggiunta di due suite con veranda privata.

Altre argomentazioni riguardano il nome della nave. Se la teoria dello scambio fosse infatti lecita, per nascondere il nome “Olympic” con la scritta “Titanic” avrebbero dovuto applicare delle placche al di sopra di quelle in cui erano incise le lettere vecchie. Dopo più di 100 anni sul fondo dell’oceano, le eventuali placche sarebbero dovute cadere o saltare via.

C’è un video che gira su internet in cui, nella parte finale, viene inserita una sequenza (palesemente falsa perché fatta in computer grafica) in cui si mostrano le lettere “MP” incise nello scafo di fianco alla prima parte del nome “Titanic”, come a voler dire che la scritta “Titanic” è stata posizionata al di sopra di quella “Olympic” incisa invece nello scafo.

Il video è un falso dal momento che le immagini che mostrano le lettere “MP” sono state a loro volta estratte da un altro video che è fatto interamente in computer grafica. Il video in questione lo trovate qui, e il CGI inizia circa al minuto 1:50.

Cosa ci dice il relitto

Titanic e Olympic differiscono in realtà per un altro dettaglio, che preciserò a breve. Dal relitto possiamo avere la certezza che si tratti del Titanic per una serie di motivi.

Nome e numero di serie dello scafo

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Fonte: metabunk.

Queste sono delle foto del relitto in cui si vede chiaramente il nome della nave e, cosa più importante, l’assenza di rivettatura. Al tempo della costruzione del Titanic, la tecnica della saldatura non era ancora utilizzata in campo navale, e si utilizzavano i rivetti per tenere insieme le placche che formavano lo scafo. I rivetti sono simili a chiodi, che venivano scaldati ad alta temperatura e poi inseriti all’interno di fori praticati sulle lamiere da unire e, successivamente, con una pinza idraulica si schiacciava il rivetto contro le placche che ora erano unite insieme.

I nomi delle navi venivano invece “stampati” direttamente sullo scafo, dunque se il Titanic fosse stato l’Olympic come alcuni sostengono, avremmo dovuto vedere sul relitto la presenza dei rivetti per sostenere la nuova placca con su scritto “Titanic”.

Una seconda cosa riguarda il numero di serie dello scafo. L’Olympic aveva numero di serie 400, il Titanic invece 401. Sul relitto del Titanic è stato trovato il numero 401 su una delle tre eliche, come mostra questa foto:

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Fonte: Google

Il numero 401 è ben visibile. In realtà, però, a seguito dell’incidente dell’Olympic con l’Hawkee, l’asse e l’elica danneggiati vennero sostituiti con quelli del Titanic, che all’epoca era in fase di completamento dei lavori. Quindi, alcuni potrebbero dire che, invece, il numero 401 sul relitto di per sé non indica con certezza né l’una né l’altra nave.

Possiamo allora dire qualcosa di più. Dal relitto è stato ripescato un dispositivo meccanico, forse ingranaggio di qualche paratia, dove il numero 401 è ben visibile:

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Fonte: WilliamMurdoch.net

In altre parole: scambiare le due navi non avrebbe richiesto una semplice rivettatura di placche con il nome diverso, o lo scambio degli arredi interni. Avrebbe richiesto lo scambio di una enormità di componenti meccanici sparsi per tutta la nave e questa non è una cosa che si fa dalla sera alla mattina, o comunque in una manciata di giorni come molti sostengono.

Per concludere, c’è un’ultima cosa che potrebbe chiudere definitivamente la teoria dello scambio, e lo vediamo al prossimo paragrafo.

Il mistero dell’elica centrale

L’elica centrale del relitto non è visibile, è sepolta sotto molti metri di fango e forse non verrà mai recuperata, anche solo per le dimensioni (circa 5 metri di diametro, mentre quelle laterali circa 7). Il mistero riguarda il numero di pale dell’elica. Nel film, e in tante foto che si trovano su internet, viene mostrata un’elica a quattro pale. In effetti, la Olympic aveva un’elica a quattro pale, così come il Britannic. Ma il Titanic?

Grazie ad un documento storico della Harland&Wolff, possiamo affermare con sicurezza che l’elica centrale del Titanic era a tre pale e non quattro come generalmente si dice.

Ecco il documento:

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Fonte: Encyclopedia-Titanica

Nella colonna più a sinistra è riportato il numero di serie dello scafo: 400 per Olympic e 401 per Titanic. La colonna immediatamente successiva, con la scritta “Recip” sopra e “Turbine” sotto indica le specifiche dimensionali delle eliche, dove “Recip” sta per “Reciprocating” cioè i motori alternativi mentre “Turbine” indica la Turbina. Nelle navi Olympic i motori alternativi governavano le eliche laterali, mentre la turbina governava quella centrale. La colonna ancora successiva ha dei numeri: per la Olympic vediamo un “3” in riga con le dimensioni delle eliche “Recip”, indicando che le eliche laterali mosse dai motori alternativi erano a tre pale, mentre di fianco a “Turbine” vediamo un “4”, indicando un’elica centrale a quattro pale.

Per il Titanic, invece, abbiamo un “3” sia per “Recip” sia per “Turbine”, il che significa che l’elica centrale del Titanic era effettivamente a tre pale. Tutte le foto che girano su internet e che mostrano una nave Olympic nel bacino di carenaggio, rappresentano l’Olympic, e non il Titanic.

E’ chiaro che se fosse possibile recuperare l’elica centrale del Titanic, trovarla a tre pale sarebbe l’ulteriore conferma della non legittimità della teoria dello scambio. Si tratta però di una curiosità che, forse, non verrà mai soddisfatta.

Concludo il post con una galleria di immagini, secondo me molto significative.

Alla prossima,

Pietro

#WorldAIDSday – Pensieri

In questi giorni, nei social, ho letto discorsi incredibili riguardo HIV, AIDS e, più in generale, le malattie sessualmente trasmissibili (che chiamerò MST da qui in poi per brevità). E’ brutto vedere che nel 2015 ci sia ancora così tanta disinformazione, vuoi per motivi culturali/religiosi vuoi per semplice pigrizia.

Spesso si preferisce ascoltare il luogo comune o il consiglio/opinione di un amico invece di prendere la situazione in mano e informarsi in prima persona.

Molti dicono “HIV, ma anche gonorrea, ecc”. Verissimo, ma è una frase che, secondo me, tradisce un lieve atteggiamento di “benaltrismo” particolarmente pericoloso in una società come quella italiana che, su questi temi, è costantemente bloccata tra passato e futuro in un presente alquanto improbabile. Parlerò quindi solo di HIV e AIDS.

Per dirla in soldoni: il primo è il virus (Human Immunodeficiency Virus, cioè virus dell’immunodeficienza umana) che è quello che si trasmette nel contagio, il secondo è il “risultato” dell’azione del virus nel nostro corpo, risultato che spesso richiede svariati anni per manifestarsi in tutta la sua gravità.

  • HIV colpisce gli umani, indipendentemente da:
    • Sesso
    • Etnia
    • Età
    • Orientamento sessuale
    • Credo religioso
    • Posizione sociale
    • Ruolo sessuale (attivo o passivo)

Sembra strano precisare questo, ma mi è capitato spesso di leggere commenti in alcuni forum (principalmente di estremismo cattolico) che evidenziano delle credenze di alcuni secondo cui HIV colpisca unicamente uomini gay atei e, se possibile, africani.

  • HIV non si trasmette in queste modalità:
    • Per via aerea
    • Stringendo la mano ad una persona HIV+
    • Bevendo dal bicchiere di una persona HIV+
    • Con scambio di saliva, sudore o lacrime

Il modo più comune per rischiare di essere contagiati è nel rapporto sessuale. Si tende spesso a dire, specialmente nel “mondo gay”, che “se non c’è eiaculazione allora è tutto ok“. Questo è sbagliato ed è uno dei tanti discorsi che ho letto sui social.

Il pericolo di contrarre HIV non risiede unicamente nello sperma ma in tutta una serie di fluidi corporei e, nello specifico, nel contatto tra fluidi infetti e mucose o tessuti danneggiati o nel caso di iniezione diretta di fluidi infetti (ad esempio utilizzando una siringa già utilizzata da un soggetto HIV+). Nel caso umano, le mucose di cui si parla sono nel: retto, vagina, “apertura” del pene (cioè l’uscita dell’uretra), e la bocca.

Vediamo allora i fluidi corporei pericolosi:

  1. Sangue. In un rapporto sessuale si può venire a contatto con sangue in varie situazioni: abrasioni, mestruazioni, lacerazioni. Il sangue si può trovare anche nella bocca, per esempio in una persona con malattia parodontale.
  2. Sperma. Questo è uno dei motivi per cui è fondamentale utilizzare il preservativo in un rapporto sessuale qualsiasi sia il vostro partner e a maggior ragione se si tratta di qualcuno/a che conoscete poco o se si tratta di un rapporto occasionale con perfetti sconosciuti. Nonostante quello che disse la Chiesa, il preservativo difende dal contagio ed è un efficace strumento di prevenzione (unito alla testa di chi lo indossa).
  3. Secrezioni rettali. Ci sono poche ricerche riguardo le secrezioni rettali, tuttavia è bene porre attenzione. Durante i rapporti anali (sia nel caso in cui il soggetto penetrato sia un uomo sia nel caso in cui sia una donna), la secrezione rettale è un muco con funzione contemporaneamente di lubrificante e di protezione delle pareti del retto. Alcuni studi hanno mostrato come la carica virale all’interno delle secrezioni rettali sia sufficiente a porre un rischio serio di trasmissione, contrariamente a quanto si pensava in passato e cioè che HIV venisse trasmesso esclusivamente tramite sangue e sperma. Anche qui, dunque, si vede come sia imperativo usare il preservativo: infatti anche in assenza di eiaculazione, può essere possibile contrarre il virus per contatto con la mucosa rettale infetta.

Contestualizzando queste informazioni nel caso delle pratiche sessuali comunemente seguite, vediamo come è consigliabile comportarsi:

  • Sesso orale:
    • Pompino. Nel caso del pene di sono due fluidi corporei coinvolti: liquido prespermatico (o preseminale o precum) e sperma. Mentre nel caso del liquido prespermatico non c’è ancora un accordo nella comunità scientifica riguardo le sue capacità di trasmettere il virus, lo sperma è invece pericoloso. Quindi:
      • Chi fa il pompino deve stare attento a non venire a contatto con lo sperma.
      • Chi riceve il pompino non corre tecnicamente rischi, anche nel caso in cui la persona che lo pratica sia HIV+. Esiste però la possibilità teorica che, nel caso in cui la persona HIV+ abbia lacerazioni o sanguinamenti in bocca, il sangue possa venire a contatto con la mucosa del pene mettendo a rischio di infezione il partner, anche se si tratta di una possibilità molto remota.
    • Cunnilingus. Evitare nel caso di presenza di sangue mestruale nel caso in cui la donna che riceve l’atto sia HIV+.
    • Rimming. Non ci sono studi che dimostrino la trasmissione di HIV con questa attività. In realtà è stato registrato un solo caso in cui una persona è stata infettata da HIV ricevendo il rimming da partner HIV+ che aveva sangue sulla lingua.
  • Sesso vaginale: usare sempre il preservativo.
  • Sesso anale: come nel caso del sesso vaginale, usare sempre il preservativo. Anche nel caso in cui non ci sia eiaculazione, il rischio di contagio esiste sempre (secrezioni rettali, lacerazioni e abrasioni con perdite di sangue, ecc).

Concludo dicendo a chi ha una vita sessuale attiva: vestitelo (usate il preservativo) e fate il test. Il test HIV è sempre gratuito e anonimo nelle ULSS, ormai esistono anche i test domestici che si possono ordinare via internet. Non ci sono più scuse per non farsi visitare.

Siamo tutti al sicuro solo se ognuno è sicuro.

Pietro