Abbiamo letto tutti la notizia che riguarda SEL e Vendola. L’idea è superare il vecchio progetto e andare oltre la “sinistra del rancore” e unire tutta la sinistra extra-PD. Sono pronto a scommettere qualsiasi cosa, qualsiasi, che questo progetto fallirà spaventosamente. Non è nella natura della Sinistra italiana essere unita. Di questo ormai abbiamo accumulato tante di quelle prove empiriche che ormai possiamo serenamente generalizzare ad una teoria.

A volte scherzando dico che la sinistra italiana è l’unica forza politica “autosilurante” d’Europa. In effetti è così: si fanno sempre tanti discorsi, più o meno astratti. Quando si tratta di venire al dunque e di formalizzare una proposta riassuntiva, tutto si disgrega. La Sinistra italiana degli ultimi anni ha dimostrato, purtroppo, di essere incapace di arrivare ad un momento di sintesi dove le menti collaborano per disegnare un progetto comune, e di essere invece unita dal benaltrismo. C’è un problema che si presenta? Si inizia a considerarlo, però, man mano che si va avanti, emergono le inconciliabili differenze ideologiche che minano la tenuta del partito e, per salvare il salvabile, si archivia il problema delegandolo a future generazioni, dicendo “eh ma i problemi sono ben altri!”. E intanto si accumulano.

E’ come se ognuno si dividesse, ideologicamente, sul modo migliore, secondo lui/lei, per realizzare il progetto. Ed ecco che l’eventuale segretario dell’ipotetico partito viene messo in secondo piano e primeggiano i “capi corrente” ognuno per se, con i suoi 5/10 parlamentari, che, con il dito alzato, ci dicono, ciascuno, di essere le “vere” persone di sinistra.

Onestamente: abbiamo già dato. Sappiamo già come vanno a finire queste cose ed è uno dei motivi per cui Veltroni tanto si era adoperato per creare il PD: marginalizzare questi comportamenti. Non sono un antropologo, un politologo o uno storico, però mi piacerebbe molto capire perché la Sinistra italiana sia malata di questo eccesso di idealismo che la imprigiona in una condizione di perenne semi-immobilismo.

Sarà un mio limite, ma non riesco davvero a pensare ad un partito di sinistra extra-PD che resti unito nel tempo e che abbia il dinamismo e l’agilità necessaria per rispondere alla varietà e alla velocità degli stimoli che arrivano dalla società non solo Italiana ma Europea e Mondiale. Non riesco a pensarlo dinamico e agile soprattutto se guidato o costruito da personalità come Vendola che abusano della retorica al punto da impiegare una decina di minuti anche solo per presentarsi.

Non riesco neanche a pensare ad un partito di sinistra extra-PD che sia in grado di superare totem ideologici come l’articolo 18, o la difesa a prescindere del sindacato così come è strutturato ora. Tra 10 anni che tipo di tessuto industriale avremo? Ci saranno ancora grandi aziende come Ilva e simili? Avremo ancora operai metalmeccanici o da catena di montaggio o saranno tutti sostituiti da robot? Il sindacato monolitico da cui il politico di turno cerca la benedizione per le proprie riforme sarà ancora utile in un mondo così? O forse sarebbe meglio passare ad un modello alla tedesca dove le rappresentanze sindacali sono “personalizzate” all’interno di ogni azienda?

Sono tutte questioni di grande attualità alle quali, penso, la sinistra immaginabile da Vendola non sarebbe in grado di dare alcuna risposta che non sia stata già “provata” in passato. Con questo non voglio dire che non esiste la possibilità di creare progetti alternativi al PD, ma che non si costruiscono alternative adatte al 2015 radunando gente nostalgica sotto simboli da museo cantando allegramente “bandiera rossa” o “bella ciao” con un fiasco di rosso in mano.

Come diceva Bersani anni fa: “un partito deve essere utile al Paese”, pensiero che condivido in pieno. Se un partito non fosse utile al Paese sarebbe solo mania di protagonismo dei suoi leader.

Pietro

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Un pensiero su “Nel frattempo Vendola…

  1. Caro Pietro,

    Stavolta, per la prima volta, non sono d’accordo (eh prima o poi doveva succedere ;)) con la tua analisi politica.
    Ritengo anch’io che la frammentazione del campo progressista sia un male che andrebbe il più possibile evitato ma, nel contesto attuale, temo che la nascita di un nuovo soggetto politico a sinistra del PD sia fisiologica e pressoché inevitabile giacché, in politica, i vuoti tendono inesorabilmente ad essere riempiti. Saluto perciò con favore il progetto di “Possibile” (dove credo confluirà, tra gli altri, lo stesso Vendola) perché esso si propone come punto di riferimento per tutti quei delusi (come me) dal riposizionamento neocentrista del PD il cui segretario ha abbracciato, fin dal suo insediamento al Nazareno, la via della trasformazione in un “partito pigliatutto” (o “catch-all-party”, per citare un’espressione cara alla politologia) tenuto insieme dal carisma del leader, mentre sottotraccia si moltiplicano le correnti, ovvero tanti partiti dentro il partito. Come la vecchia DC. E la somiglianza con quest’ultima si nota non solo per i “modi” ma anche, purtroppo, nei contenuti politici, nelle “policies”. Ironizzare sul bagaglio ideologico che costituisce il DNA della sinistra credo sia un grosso errore perché significa abdicare alla stessa tradizione progressista che da sempre si fonda su una “ideologia” comprendente valori forti come la tutela dei lavoratori, la tutela dello stato sociale, l’importanza della dimensione “pubblica”, il pluralismo e la correlata tutela delle minoranze sociali e politiche, solo per citare i più significativi tra tali valori che invece oggi sono scomparsi non solo dal vocabolario ma anche dai programmi e dall’azione di governo di un partito che, ormai, di sinistra ha ben poco, incentivando anzi quei pochi che ancora sostengono coerentemente tali valori ad andarsene dal PD.
    Sai, qui in Emilia c’è un proverbio che dice, italianizzando, “presto e bene non vanno d’accordo”. Ecco, questa ansia del premier-segretario per le riforme in tempi brevi, anche a costo di forzature istituzionali gravi (stillicidio di questioni di fiducia, financo sulla stessa legge elettorale, di stretta pertinenza parlamentare) o ignorando del tutto le critiche (anche sensate e costruttive) degli “addetti ai lavori” (sindacalisti, docenti, “professoroni”: tutti sommariamente classificati ornitologicamente come “gufi”, della serie: con me o contro di me) in materie fondamentali per il bene del paese come la scuola, il lavoro, la Costituzione, ecco questa fretta dicevo, questo “tirare dritto” di fronte a tutto e a tutti, come un novello don chisciotte, rappresenta un grave limite che ha trasformato, non certamente in meglio, il PD in “qualcosa” di radicalmente diverso, un’entità fluida che, in nome di una malintesa “vocazione maggioritaria” (etichetta che tradisce semmai una chiara ambizione al “potere per il potere”, come da ultimo si è constatato nel paradossale caso De Luca, “impresentabile” ma candidato perché “miniera” di voti) ha portato alla stabilizzazione degli “incauti connubi” con Area popolare, Ncd e gli esuli di Forza Italia, abbarbicatisi intorno al Pd come i vecchi “cespugli” della Dc (Psdi, Pri, Pli).
    Insomma, “sunt denique certi fines”.
    Ecco perché credo che la possibilità di costruire un nuovo, “vecchio” (e vero) partito di sinistra sia un’ottima notizia.

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