Ad ogni pride c’è sempre chi dice: “è una carnevalata, solo esibizionismo controproducente“.

Io vorrei dire quello che penso del pride: è una manifestazione la cui unica e importante funzione è far sentire, per un giorno, le persone completamente libere di essere chi sono. La felicità che ne deriva, quella che le persone eterosessuali sono libere di provare ogni giorno senza timore di essere mandate in un ospedale piene di botte, si manifesta con quello che vediamo: musica, balli, aggregazione, senso di unità.

Non è una manifestazione politica: è un’occasione per sentirsi in tutto e per tutto delle persone senza sentirsi, chi più chi meno, “non compresi”.

I diritti si stanno, pian piano, ottenendo grazie al parlamento, europeo ed italiano, e alle discussioni che da decenni vengono promosse in tutto il mondo dai tantissimi attivisti che ogni giorno si impegnano per mostrare che non esiste niente di “disordinato e di diabolico” in un comportamento naturale osservato in più di 1500 specie (mentre l’omofobia esiste solo in una).

Onestamente non capisco i tanti omosessuali, spesso più omofobi di tanti eterosessuali, che condannano il pride. Curiosamente (ma non troppo) queste persone sono, spesso, gay non dichiarati, che preferiscono vivere nell’ombra, e “fare tutto” nel privato delle proprie case. Scelta rispettabile che non condivido.

Per come la vedo io, il pride non danneggia il lavoro di attivisti e di altri coinvolti nella conquista della parità di diritti: è una manifestazione di felicità, non di politica.

Se non si ha la sensibilità di capire questo…

Pietro

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2 pensieri su “Le solite

  1. Come ti dicevo ieri caro Pietro a mio avviso hai colto appieno il senso di questa manifestazione. Purtroppo essere omosessuali in Italia ancora fa notizia, e fin quando ciò non costituirà un aspetto del tutto connaturato alla nostra società ci sarà bisogno di manifestare per rappresentare all’esterno che c’è tanta sete di diritti e tanta voglia di convincere lo Stato a concederli!
    Io non ci vedo “carnevalate”, soprattutto da qualche anno a questa parte…hanno moti più orpelli vescovi e cardinali di certe drag queen. E poi…l’esagerazione, in certi casi, ci può anche stare: se le suffragette non avessero sconvolto l’opinione pubblica bruciando i reggiseni probabilmente le donne avrebbero ottenuto il diritto di voto molto più tardi.
    Per molti il fatto che si possa liberamente sfilare per le vie di una città costituisce già una gentile concessione nei confronti di questi “schifosi” omosessuali che incarnano chissà quali demoniache pulsioni…dovremmo smetterla di pensare che la vita di un uomo o di una donna gay, o di un o una transessuale, debba necessariamente essere silenziosa per essere “giusta”.
    La vita è piena di suoni e di colori, cercare di ignorarli non fa cessare la loro esistenza.
    Gran bella riflessione Pietro! Un abbraccio.

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