Vi è mai capitato di avere a che fare con persone che non sono capaci di accettare la gentilezza e le buone maniere per quello che sono, ma che vedono dietro a questo delle altre cose? Persone che cioè interpretano i vosti gesti attribuendo ad essi dei significati che mai pensavate di convogliare? Ecco: purtroppo a me è capitato. Mark Twain diceva che:

Kindness is the language which the deaf can hear and the blind can see.

E cioè: “la gentilezza è il linguaggio che il sordo può udire e il cieco può vedere“. Sono delle parole molto belle, che a me piace intendere in “senso lato”: si può essere sordi e/o ciechi in tanti modi, sia in senso fisico sia in senso più astratto. Si può cioè essere sordi/ciechi alle emozioni, impenetrabili e impermeabili. E, quando questo accade, la gentilezza in effetti passa del tutto inosservata e viene interpretata nei modi più vari, a seconda del vissuto della persona oggetto della nostra gentilezza.

È una cosa sufficientemente provata che chi ha subito traumi emotivi, come chi, ad esempio, si è fidato ciecamente di qualcuno per poi vedere la sua fiducia tradita, poi diventi pian piano incapace di vedere questi atteggiamenti per quello che in realtà sono, senza doppi fini.

La cosa peggiore, quando si ha a che fare con qualcuno che ha questa impermeabilità e che non la rende manifesta, è che non ci si rende conto che si può fare del male e infastidire. Il passo successivo è che l’altro/a reagisce come se avesse subito un’aggressione a tutti gli effetti. Almeno questo è quanto è capitato a me: sono stato poi aggredito, vedendomi attribuire atteggiamenti e pensieri che mai mi avevano sfiorato.

Un consiglio che posso dare da questa esperienza è: non essere troppo entusiasti ad elargire gentilezza. Meglio andare per gradi, ognuno è diverso e se ha subito dei traumi non è detto che ne voglia parlare.

Resta comunque il fatto che, e ne sono fermamente convinto, essere gentili senza essere stupidi sia una qualità molto desiderabile, e rara.

Pietro

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4 pensieri su “Kindness

  1. Vero. La gentilezza, in fondo, non è altro che la forma più pura di altruismo. Scomodando Kant, “considerare l’umanità in sé e negli altri sempre e solo come fine e mai come mezzo” dovrebbe essere un fondamentale, categorico imperativo per tutti. Ma la realtà è in effetti ben diversa sicchè i più stentano a credere questa semplice verità: “omnia munda mundis”.

    Giovanni

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    1. Grazie per il commento Gio 🙂
      Si, concordo con le tue parole. La cosa brutta è quando si perdono delle amicizie per questi motivi. Anche se, forse e pensandoci bene, perdere qualcuno che vede secondi fini in quel che fai e non ti chiede neanche prima di aggredire, non è poi così male come cosa.

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  2. Molto bella questa riflessione, ovviamente non siamo tutti uguali, ognuno ha la sua storia ed il suo modo di recepire le cose e le situazioni; fatto sta che quando qualcuno si comporta con gentilezza in modo “spensierato” e senza secondi fini non dovrebbe aver nulla di cui preoccuparsi. Come disse qualcuno di cui ora non ricordo il nome ” La gentilezza è una chiave che apre molte porte”, il problema nasce invece quando dietro un atto gentile si nasconde un desiderio malsano di apparire o di dimostrare qualcosa.

    Un saluto

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    1. Grazie per il commento 🙂
      Certo, offrire gentilezza senza secondi fini non è niente di sbagliato in sé, ma dipende sempre, come dicevi, dal vissuto dell’altra persona e ho avuto modo di sperimentare, purtroppo, che ci sono anche persone che non riescono ad accettare la gentilezza per quel che è ma devono sempre vederci qualcosa dietro: un presa in giro, un essere in debito, un tentativo di abbordaggio. Mi sono reso conto che prima di mostrare gentilezza “spensierata”, è sempre bene valutare attentamente chi si ha davanti per evitare spiacevoli situazioni.
      Grazie ancora per il tuo commento 🙂
      Pietro

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