Ho sempre trovato interessante il tema dell’omosessualità nel corso della storia. Per esteso: negli ultimi 4000 anni. In un tempo così breve rispetto ai tempi dell’evoluzione e dei processi geologici, l’uomo ha subito, biologicamente parlando, ben poche variazioni. Questo è importante perché ci consente di parlare dei nostri “antenati” in senso più “vicino”, pur rimanendo distanti nel tempo.

Mi è venuta voglia di scrivere questo articolo dopo le recenti dichiarazioni di Bagnasco&Co, le solite uscite del club Adinolfi&Miriano (per chi non li conoscesse (non)consiglio ricerca su google) e relatives. È infatti sorprendente notare come nel corso di 4000 anni di storia, l’atteggiamento delle persone verso tutto ciò che riguarda la sfera sessuale e affettiva sia radicalmente cambiato. Nel nostro caso ha avuto una notevole importanza la transizione da paganesimo a cristianesimo nel tardo Impero Romano, unitamente ad un atteggiamento ostile da parte di alcuni pagani verso un fenomeno generale detto di “decadenza dei costumi” che aveva caratterizzato gli ultimi anni dell’impero stesso.

Ciò che contraddistingue il mondo antico dal mondo in cui viviamo oggi, è l’assenza della classificazione delle persone per orientamento sessuale. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, anticamente non si separava la popolazione tra eterosessuali, omosessuali, asessuali, transessuali, ecc. Queste suddivisioni non esistevano, non si pensava proprio in questi termini. Se ci pensiamo, è un approccio molto più naturale e meno astratto del nostro.

Cosa facevano dunque? Dipende dalla civiltà che andiamo ad esaminare, tuttavia un tratto abbastanza comune tra tutte le culture antiche era il qualificare la persona in base al ruolo che assumeva nel rapporto sessuale: attivo oppure passivo. Con vari livelli di complessità / astrazione, generalmente era ben visto qualsiasi uomo che assumesse una posizione di dominanza (attiva) nei confronti di un altro soggetto, sia donna che uomo. In base alla cultura, però, questo atteggiamento veniva più o meno enfatizzato e separato per classi sociali, raggiungendo sicuramente un ruolo centrale nella cultura romana dove si parla addirittura di “ruolo penetrativo” come ciò che definisce l’uomo libero, dotato di Virtus. Vediamo però velocemente (Wikipedia mi ha aiutato parecchio):

  • Civiltà egizia: in questo caso si usava un ragionamento per “classi sociali”. I membri della nobiltà, principi e le divinità stesse dovevano sempre assumere un ruolo attivo. Non è mai stata trovata alcuna testimonianza scritta che condannasse i rapporti omosessuali, eccetto una norma che puniva lo “stupro omosessuale”. In più, a Saqqara è stata rinvenuta la tomba di due servi maschi della corte reale, e l’epitaffio recita: “hanno vissuto assieme e si sono amati con passione per tutta la vita”.
  • Impero persiano: le relazioni omosessuali sono molto ben documentate, soprattutto quelle tra uomini adulti e ragazzi più giovani. Lo stesso Quinto Curzio disse che “quel popolo è talmente abituato si ragazzi da non riuscire più a servire le donne”.
  • Grecia: la Grecia antica meriterebbe un discorso molto più esteso, ma non ho le competenze per farlo. Ad ogni modo possiamo dire che la distinzione tra omosessualità ed eterosessualità era completamente sconosciuta. Ogni cittadino viveva, in forma più o meno spontanea, una sorta di bisessualità. È significativa infatti una citazione di Plutarco: “colui che ama la bellezza umana sarà favorevolmente disposto sia verso quella maschile sia verso quella femminile; gli uomini devono prendere esempio dagli Dei che amano entrambi“. Finisco con una nota su Zenone di Cizio: “si dovrebbero scegliere i partner sessuali non in base al loro sesso, bensì per le loro qualità personali“.

Si vede già con questi esempi come nel mondo antico l’uomo non fosse “schifato” al pensiero di un rapporto sessuale con un altro uomo, così come una donna non lo era all’idea del rapporto con un’altra donna. Questo dovrebbe già essere sufficiente a smontare la tesi di quelli che sostengono che l’omosessualità sia una malattia o sia contro-natura, e dovrebbe invece fornire la prova che l’atteggiamento di fastidio e di odio nei confronti dell’omosessualità, sempre più dilagante nel mondo di oggi, sia solo una conseguenza di un certo tipo di educazione e di tradizione, che niente ha a che vedere con ciò che è naturale o meno. Non c’è niente di meno naturale di una tradizione e/o educazione umana. Potremmo quindi dire che, per molte persone, l’omofobia sia un comportamento acquisito.

Come dicevo, dunque, nel mondo antico si tendeva a classificare le persone in base al ruolo sessuale che interpretavano all’interno della coppia. Nella cultura romana questo atteggiamento era profondamente esaltato: l’uomo virile è libero se e solo se nella coppia ricopriva il ruolo attivo. Il partner poteva essere una donna, uno schiavo, un ragazzo giovane, ma mai e in nessun caso era ammesso che un altro cittadino romano libero potesse essere penetrato, assumendo dunque ruolo passivo, senza che questo provocasse la perdita della virilità. Nel mondo romano, dunque, valevano le equazioni attivo = maschio e passivo = femmina.

Questo ultimo punto, in realtà, è ancora molto attuale: nel “mondo gay” (passatemi questo modo di dire) esiste ancora un forte pregiudizio nei confronti di chi preferisce assumere un ruolo passivo nella coppia. È molto comune cioè parlare di una coppia gay riferendosi ad uno dei due dicendo “quello fa la donna”, oppure “quello è una troia” e simili cose. Dopo 2000 anni dobbiamo ancora superare, del tutto, l’idea che uno è un uomo/donna per quello che fa e come si comporta, non per come preferisce fare sesso. Si tratta di una visione maschilista dove si equipara mascolinità e dominanza in senso fisico. È una visione che, personalmente, non condivido.

Tornando alla storia: tutto cambia in modo più o meno rapido con l’avvento del cristianesimo. L’omosessualità viene vista come una scomoda eredità del paganesimo e inizia ad essere repressa con pene via via più severe, che culmineranno con la morte stessa. Il cristianesimo poi imporrà una sorta di condanna su tutte le pratiche sessuali, anche eterosessuali, che non fossero strettamente ed immediatamente finalizzate alla procreazione. La produzione di nuova vita, consacrando il matrimonio, era visto come un, se non il più importante, obiettivo di ogni uomo. Tutte le altre pratiche (masturbazione, sesso orale, anale, ecc) erano fermamente condannate.

Questo modo di vedere il sesso e la vita di coppia, in modo cioè prettamente utilitaristico, è arrivato pressoché invariato fino ai giorni nostri. L’unica cosa che la Chiesa ha cambiato è l’atteggiamento nei confronti delle persecuzioni verso gli omosessuali, che ora non sponsorizza più come faceva qualche secolo fa. Eppure la visione nei confronti della famiglia e del senso della coppia e del matrimonio non è cambiata: non c’è dunque da stupirsi se dalla Chiesa non sentiremo mai parole di favore o, almeno, neutre nei confronti dei diritti civili. Il punto è che, per la chiesa, la coppia e l’affetto esistono solo ed esclusivamente per fini riproduttivi, non c’è altra finalità. È tutto qui.

Quello che invece, nel 2015, avremmo ogni diritto di aspettarci è una politica coraggiosa che metta al primo posto il difficile compito di stimolare l’evoluzione della società assicurando alle persone la possibilità di potersi esprimere per come sono fatte, naturalmente ed indipendentemente da quello che la Chiesa possa pensare. La nauseante ingerenza religiosa nella politica e la ricerca dell’appoggio della Chiesa da parte della politica sarebbe ora che finissero, una volta per tutte.

Pietro

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8 pensieri su “Una breve storia

  1. Complimenti, un’analisi diacronico-comparativa degna di un sociologo!

    Postilla (pleonastica): le civiltà “antiche”, concependo – correttamente – l’identità/orientamento sessuale come un “continuum” dinamico e perciò insuscettibile di categorizzazioni statiche e definitive, erano ben più “moderne” e avanzate rispetto a noi su questo tema. Come pure su tanti altri.

    Giovanni

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    1. Grazie Giovanni per le belle parole, apprezzo molto il commento. Condivido pienamente ciò che dici, del resto è un tema che mi tocca particolarmente soprattutto per motivi personali 🙂

      Pietro

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