Oggi finalmente pranzo con amici.

Detta così sembra quasi un evento: per certi versi lo è stato perché non ci si vedeva da qualche settimana. E, lungo la strada, con uno stato d’animo che potrei definire leggero, felice e, per una volta, spensierato ho fatto quello che mi piace molto fare camminando: osservare i passanti.

Una delle cose che più amo di Venezia è che ci si muove prevalentemente a piedi: c’è una dimensione umana anche negli spostamenti, con il vantaggio della grande internazionalizzazione che porta persone da tutte le parti del mondo a confrontarsi con una realtà così particolare. E in questo scenario si da il tempo alle sensazioni e alle impressioni di diventare “pensieri” più formati: si vive tutto un po’ come a rallentatore.

In una città normale di solito ci si sposta rapidamente in automobile, in tram, in metropolitana: i contatti umani sono limitati spesso a scuse per essersi urtati, ad occhiatacce se ci si pestano i piedi o se si chiede a qualcuno di potersi sedere in un posto occupato da uno zaino o da una borsa. Poi c’è chi legge un libro, chi fissa nel nulla con lo sguardo perso e chi gioca con lo smartphone.

A Venezia, invece, capita che quando cammini incroci sguardi, reggi sguardi, sorridi, ricevi sorrisi a tua volta. E in quei momenti di contatto, per quanto brevi e tra sconosciuti, scambi qualche grammo di sensazioni e associ così un colore, o meglio delle sfumature di colore alle persone; un colore emotivo che da grigie le tinge rendendole umane. Un colore “emotivo”. Mi piace pensare che ogni persona che mi incrocia per la strada possa “colorarmi” a sua volta.

Ed è così che mi è tornata in mente questa immagine che avevo visto molti mesi fa in rete, e che qui voglio riproporvi.

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Si tratta di una “mappa a colori” delle emozioni, almeno di alcune di esse, costruita misurando le reazioni di alcune persone a situazioni che potessero scatenarle: mi è sempre piaciuto notare come una persona felice, veramente felice (happiness), sia più “colorata”, più accesa anche di una innamorata (love).

Mi piace pensare che ci doniamo tutti, reciprocamente, un po’ di sfumature…fortunatamente non solo cinquanta e non tutte di grigio.

Pietro

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