Premetto che non sono un esperto di comunicazione o di tecniche dell’informazione. Sono però uno scienziato e dunque, generalmente, sono abituato ad analizzare sistemi complessi identificandone le parti funzionali principali. Ho chiamato questo post “Retroazioni” perché penso che, malgrado ciò che dicono e pensano alcuni giornalisti “di grido”, esistano delle correlazioni tra media, opinione pubblica, politica e azioni di governo e, di più, queste correlazioni sono stabilizzate da meccanismi di retroazione, detto anche feedback. Naturalmente questo post non vuole presentare verità scientifiche, è più una cosa fatta “per gioco”.

Per i non addetti ai lavori, retroazione significa che parte del’informazione prodotta da una catena di blocchi funzionali, viene fornita ad uno dei blocchi della catena (solitamente il primo ma non è detto), in modo che questo possa farne uso per rendere più “accettabile” l’uscita in base a ciò che deve fare.

Ecco qui a lato uno schema davvero molto semplice. Inizia con i media. Loro formano e, necessariamente, influenzano l’opinione pubblica. Qui interviene il primo feedback R1: l’opinione pubblica influenza a sua volta i media che, in base ad ascolti e tifoserie varie, andranno a calibrare la loro offerta, sia che si tratti di una trasmissione TV sia che si tratti di un giornale. L’opinione pubblica poi influenza a sua volta il mondo della politica: il cittadino infatti sceglierà alle elezioni chi votare, e anche ad elezioni concluse, il governo e i politici monitorano il gradimento per l’azione di governo. In più, grazie ai social network, il mondo politico può interagire direttamente con l’elettorato, anche tramite le varie figure di influencers e tutte le altre assimilabili a queste che potremmo chiamare sinteticamente i “fan” o gli “hooligans” della politica. Io stesso su Twitter ne vedo parecchi. Ed ecco che questo realizza il secondo feedback, cioè R2: la mediatizzazione della politica è così stabilità e questo meccanismo consente la transizione da “appassionato” a “fan” della politica o del politico, che sono due cose nettamente distinte e, a mio parere, la seconda è qualitativamente inferiore perché dipende in modo più forte dall’azione dei media, mentre la passione esiste a prescindere dai condizionamenti esterni.

A questo punto la politica intraprende l’azione di governo che si traduce in effetti diretti sulla vita di tutti e si realizza perciò il terzo feedback R3 che riporta all’inizio. Quindi il politico stesso, come figura, si trova ormai ad essere influenzato e ad influenzare i media, anche grazie alla diffusione dei social network che ormai consentono a chiunque di autoprodurre i propri contenuti.

Dirò una cosa banale ma il problema per me è tutto qui: la mediatizzazione e la spettacolarizzazione costante della politica. Abbiamo reti televisive che in palinsesto hanno trasmissioni di approfondimento politico dalle 8 della mattina a mezzanotte, spesso condotte da persone che ragionano in modo volutamente populista (“io mi metto nei panni della casalinga che non capisce, ecc…“) e che dunque condizionano l’opinione pubblica che vedrà le cose in modo sempre più approssimativo. Per quanto mi riguarda tenere la politica sempre sotto osservazione è un errore perché inevitabilmente il politico, sentendosi sotto costante osservazione tanto da parte del suo elettorato tanto da quello che vorrebbe conquistare, si trova in uno stato di “campagna elettorale permanente” dove spot, retorica e prese di posizione individualiste finiscono per impedire la possibilità di una cooperazione per il bene comune. Di più, l’elettore medio finisce per abituarsi a questi “toni” più accesi delle discussioni e, appena sente parlare di accordi tra partiti, grida all’inciucio e al complotto. Tutto questo amplificato dai media che, spesso, invece di approfondire con calma e serietà, soffiano sul fuoco per qualche punto di share in più.

Penso che ci serva più calma, più approfondimento, meno tifoseria da stadio. Su di me tutto questo ha prodotto una gran voglia di saperne di più, almeno per ottenere quel minimo di serenità per poter discutere, senza fare retoriche inutili, di questioni di vitale importanza, come il tema del lavoro.

Sono proprio nauseato dall’approssimazione troppo spinta e dalla semplificazione estrema. Come diceva Einstein: “le cose devono essere semplici ma non troppo semplici“.

Pietro 🙂

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Un pensiero su “Retroazioni

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