In questi ultimi giorni è andato in scena uno show di più atti, con tratti grotteschi e, talvolta, tragicomici.

La trama dell’opera è: abbiamo due partiti, che insieme rappresentavano circa il 60% degli elettori, che stringono un accordo programmatico e portano avanti con convinzione un processo di riforme, come si attendeva da circa una trentina d’anni. Il patto poi si rompe e il secondo di questi partiti, che ora vede il suo consenso crollato ad un residuale 13%, improvvisamente parla di derive autoritarie: stiamo parlando di Forza Italia, quel partito che quando si chiamava Popolo delle Libertà ha imposto per anni, a colpi di maggioranza, tutta una serie di riforme (tra cui il tanto criticato pareggio di bilancio in costituzione) di dubbia utilità per il Paese. Tutto questo accadeva 5 anni fa, non 50. E’ surreale osservare con che facilità l’opinione pubblica e chi si occupa di influenzarla (media, giornalisti, ecc) si dimentichi di tutto questo.

A questo punto le opposizioni hanno deciso di reagire tutte insieme contro la “dittatura del PD” facendo scempio della Camera dei Deputati con insulti diretti alla Presidenza e ai colleghi per poi uscire in massa dall’Aula. Non poteva, naturalmente, mancare l’irriducibile minoranza PD, ormai ridotta alle solite 3/4 persone e sempre più chimera giornalistica, che, arrivando sempre per ultima (casualmente?), descrive l’atto delle opposizioni come un “fatto politico grave da cui si devono trarre le dovute conclusioni politiche“.

Personalmente trovo che si possano trarre conclusioni politiche solo da premesse politiche, non da buffonate opportunistiche. Le parole dell’ On. Fassina sono quantomeno stucchevoli. Ciò che le opposizioni hanno dimostrato, come dicevo, con Forza Italia in testa, è solo tanto opportunismo e un desiderio feroce di bloccare l’operato del Governo non nel nome del bene comune, quanto piuttosto come ultimo disperato tentativo di una classe dirigente arrivata alla fine della sua vita politica di poter trovare un nuovo appeal nell’elettorato: “noi siamo quelli che hanno impedito di fare scempio della nostra costituzione, ecc ecc“. Improvvisamente anche in Forza Italia amano la nostra Costituzione, quando invece si parlava di procedimenti penali a carico di Silvio Berlusconi la costituzione era carta straccia da riformare completamente.

E riguardo l’ipotesi delle “dimissioni in massa” come tentativo di far cadere il governo, ricorderei che se un parlamentare dovesse dare le dimissioni, c’è tutto un iter che viene seguito, per protocollo, che richiede diversi mesi per poter arrivare a termine. Di più, per ogni parlamentare che si dimette, viene offerto l’incarico al primo in lista che non era stato eletto e così via. In altre parole le dimissioni provocherebbero solo una sostituzione dei parlamentari dimissionari, cosa che non gioverebbe, ad esempio, ai parlamentari della minoranza del PD che molto probabilmente verrebbero sostituiti da parlamentari più vicini alla Segreteria del Partito.

Io posso anche essere d’accordo sul fatto che le riforme costituzionali debbano essere largamente condivise in modo da poter acquisire maggior forza istituzionale; ma è anche vero che in questo Parlamento non si vedono forze di opposizione che critichino e, se necessario, condannino delle riforme con argomenti politici: si parla solo degli atteggiamenti di Renzi, dell’abbigliamento della Boschi, di giudizi estetici scambiati per giudizi politici.

Penso che l’immobilismo politico sia anche una diretta conseguenza dell’eccessiva mediatizzazione della politica: i parlamentari costantemente in TV, sui social e, generalmente, sotto esame inevitabilmente sono portati sempre più a “recitare” una parte per i loro elettori (sapendo di essere osservati quasi h24), esasperando i toni e rendendo a priori difficile, se non impossibile, una discussione politica vera per paura di risultare noiosi, casta, e quant’altro.

Questo è quel che penso a riguardo.

Pietro 🙂

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