Random thoughts – Libertà e Fisica

Talvolta vengono in mente degli esempi fisici per rappresentare concetti propri di altre discipline.

Prendiamo la libertà degli individui. C’è spesso una frase che viene utilizzata, secondo me una brutta frase e poi dirò perché, che è: “la mia libertà finisce dove inizia quella di un’altro“.

Questo modo di intendere la libertà mi piace chiamarlo “separato”: la libertà di ciascuno è come un partizionamento di un insieme di dimensione fissa. Nel caso ideale tutte le partizioni sono uguali. Dimentichiamo però il tratto fondamentale dell’essere umano: cercherà sempre di prendersi più libertà di quelle che ha. Dunque inevitabilmente questo modo di intendere la libertà mal si adatta, come modello, ai reali fenomeni umani perché, indipendentemente da come la si ponga, a tutti noi piace essere più liberi degli altri. La libertà non può infatti essere, almeno secondo me, limitata…si può solo regolare, e sono due cose ben diverse.

Per questo a me piace dire che: “sono libero se lo siamo tutti“. Questo modo di intendere la libertà lo raffiguro con un palloncino gonfiabile. Sulla superficie del palloncino disegno tanti riquadri, curvi, ognuno della stessa superficie che rappresentano la libertà di ciascuno. Il gas che viene inserito nel palloncino rappresenta invece l’ecosistema delle leggi e dell’educazione civica, tutte quelle cose che cioè ci definiscono come individui membri di una collettività. Gonfiando il palloncino, la superficie cresce e dunque ogni riquadro si ampia della stessa quantità, senza la necessità di ridisegnare confini e aree.

Sono metafore idiote, ma ho visto che spesso aiutano a concretizzare, senza perdere troppa informazione, molti concetti altrimenti troppo astratti.

Apparenze

Usando i social, principalmente Twitter, mi viene in mente una domanda che spesso amici e conoscenti mi fanno e cioè se uno dei tanti luoghi comuni sui gay sia vero: “sono tutti belli, fisicati, ecc”. Io di questo gruppo penso di essere un’eccezione abbastanza evidente, non mi sento ne bello ne fisicato, normale diciamo. Sul fisicato, il giusto, ci sto lavorando ma è un’altra storia xD

Quello che ho visto è che, tranne in alcuni rari casi (almeno sui social su internet), c’è poca spontaneità e molto di costruito. C’è tanta solitudine. Non sono un bacchettone o altro, penso che una delle cose belle di internet usato in modo “social” sia proprio il fatto che ognuno si possa esprimere come preferisce in libertà (sempre nei limiti della obiettiva decenza): non mi scandalizzo dunque se uno posta foto senza maglietta, in mutande o altro; se lo fa voglio credere che lo fa per condividere qualcosa, fosse anche solo una forma di esibizionismo. Del resto siamo tutti su internet, siamo tutti esibizionisti in varie forme. E a tutti piace condividere, raccontare qualcosa, anche solo con una foto scema, un post su un blog personale o altro.

Quello a cui sono allergico è la superficialità cattiva: quella fatta non per gioco ma perché non c’è niente sotto, il vuoto completo. Mi fa tantissima tristezza vedere ragazzi che hanno paura di essere se stessi e si nascondono dietro alla cattiveria e all’acidità pur di continuare a recitare una parte.

Devo dire che a me non è mai capitato, finora, di interagire direttamente con questo tipo di persone; mi capita però spesso di leggere tweet pubblici che mi lasciano piuttosto basito.

Retroazioni

Premetto che non sono un esperto di comunicazione o di tecniche dell’informazione. Sono però uno scienziato e dunque, generalmente, sono abituato ad analizzare sistemi complessi identificandone le parti funzionali principali. Ho chiamato questo post “Retroazioni” perché penso che, malgrado ciò che dicono e pensano alcuni giornalisti “di grido”, esistano delle correlazioni tra media, opinione pubblica, politica e azioni di governo e, di più, queste correlazioni sono stabilizzate da meccanismi di retroazione, detto anche feedback. Naturalmente questo post non vuole presentare verità scientifiche, è più una cosa fatta “per gioco”.

Per i non addetti ai lavori, retroazione significa che parte del’informazione prodotta da una catena di blocchi funzionali, viene fornita ad uno dei blocchi della catena (solitamente il primo ma non è detto), in modo che questo possa farne uso per rendere più “accettabile” l’uscita in base a ciò che deve fare.

Ecco qui a lato uno schema davvero molto semplice. Inizia con i media. Loro formano e, necessariamente, influenzano l’opinione pubblica. Qui interviene il primo feedback R1: l’opinione pubblica influenza a sua volta i media che, in base ad ascolti e tifoserie varie, andranno a calibrare la loro offerta, sia che si tratti di una trasmissione TV sia che si tratti di un giornale. L’opinione pubblica poi influenza a sua volta il mondo della politica: il cittadino infatti sceglierà alle elezioni chi votare, e anche ad elezioni concluse, il governo e i politici monitorano il gradimento per l’azione di governo. In più, grazie ai social network, il mondo politico può interagire direttamente con l’elettorato, anche tramite le varie figure di influencers e tutte le altre assimilabili a queste che potremmo chiamare sinteticamente i “fan” o gli “hooligans” della politica. Io stesso su Twitter ne vedo parecchi. Ed ecco che questo realizza il secondo feedback, cioè R2: la mediatizzazione della politica è così stabilità e questo meccanismo consente la transizione da “appassionato” a “fan” della politica o del politico, che sono due cose nettamente distinte e, a mio parere, la seconda è qualitativamente inferiore perché dipende in modo più forte dall’azione dei media, mentre la passione esiste a prescindere dai condizionamenti esterni.

A questo punto la politica intraprende l’azione di governo che si traduce in effetti diretti sulla vita di tutti e si realizza perciò il terzo feedback R3 che riporta all’inizio. Quindi il politico stesso, come figura, si trova ormai ad essere influenzato e ad influenzare i media, anche grazie alla diffusione dei social network che ormai consentono a chiunque di autoprodurre i propri contenuti.

Dirò una cosa banale ma il problema per me è tutto qui: la mediatizzazione e la spettacolarizzazione costante della politica. Abbiamo reti televisive che in palinsesto hanno trasmissioni di approfondimento politico dalle 8 della mattina a mezzanotte, spesso condotte da persone che ragionano in modo volutamente populista (“io mi metto nei panni della casalinga che non capisce, ecc…“) e che dunque condizionano l’opinione pubblica che vedrà le cose in modo sempre più approssimativo. Per quanto mi riguarda tenere la politica sempre sotto osservazione è un errore perché inevitabilmente il politico, sentendosi sotto costante osservazione tanto da parte del suo elettorato tanto da quello che vorrebbe conquistare, si trova in uno stato di “campagna elettorale permanente” dove spot, retorica e prese di posizione individualiste finiscono per impedire la possibilità di una cooperazione per il bene comune. Di più, l’elettore medio finisce per abituarsi a questi “toni” più accesi delle discussioni e, appena sente parlare di accordi tra partiti, grida all’inciucio e al complotto. Tutto questo amplificato dai media che, spesso, invece di approfondire con calma e serietà, soffiano sul fuoco per qualche punto di share in più.

Penso che ci serva più calma, più approfondimento, meno tifoseria da stadio. Su di me tutto questo ha prodotto una gran voglia di saperne di più, almeno per ottenere quel minimo di serenità per poter discutere, senza fare retoriche inutili, di questioni di vitale importanza, come il tema del lavoro.

Sono proprio nauseato dall’approssimazione troppo spinta e dalla semplificazione estrema. Come diceva Einstein: “le cose devono essere semplici ma non troppo semplici“.

Pietro 🙂

Le stranezze politiche di questi ultimi giorni

In questi ultimi giorni è andato in scena uno show di più atti, con tratti grotteschi e, talvolta, tragicomici.

La trama dell’opera è: abbiamo due partiti, che insieme rappresentavano circa il 60% degli elettori, che stringono un accordo programmatico e portano avanti con convinzione un processo di riforme, come si attendeva da circa una trentina d’anni. Il patto poi si rompe e il secondo di questi partiti, che ora vede il suo consenso crollato ad un residuale 13%, improvvisamente parla di derive autoritarie: stiamo parlando di Forza Italia, quel partito che quando si chiamava Popolo delle Libertà ha imposto per anni, a colpi di maggioranza, tutta una serie di riforme (tra cui il tanto criticato pareggio di bilancio in costituzione) di dubbia utilità per il Paese. Tutto questo accadeva 5 anni fa, non 50. E’ surreale osservare con che facilità l’opinione pubblica e chi si occupa di influenzarla (media, giornalisti, ecc) si dimentichi di tutto questo.

A questo punto le opposizioni hanno deciso di reagire tutte insieme contro la “dittatura del PD” facendo scempio della Camera dei Deputati con insulti diretti alla Presidenza e ai colleghi per poi uscire in massa dall’Aula. Non poteva, naturalmente, mancare l’irriducibile minoranza PD, ormai ridotta alle solite 3/4 persone e sempre più chimera giornalistica, che, arrivando sempre per ultima (casualmente?), descrive l’atto delle opposizioni come un “fatto politico grave da cui si devono trarre le dovute conclusioni politiche“.

Personalmente trovo che si possano trarre conclusioni politiche solo da premesse politiche, non da buffonate opportunistiche. Le parole dell’ On. Fassina sono quantomeno stucchevoli. Ciò che le opposizioni hanno dimostrato, come dicevo, con Forza Italia in testa, è solo tanto opportunismo e un desiderio feroce di bloccare l’operato del Governo non nel nome del bene comune, quanto piuttosto come ultimo disperato tentativo di una classe dirigente arrivata alla fine della sua vita politica di poter trovare un nuovo appeal nell’elettorato: “noi siamo quelli che hanno impedito di fare scempio della nostra costituzione, ecc ecc“. Improvvisamente anche in Forza Italia amano la nostra Costituzione, quando invece si parlava di procedimenti penali a carico di Silvio Berlusconi la costituzione era carta straccia da riformare completamente.

E riguardo l’ipotesi delle “dimissioni in massa” come tentativo di far cadere il governo, ricorderei che se un parlamentare dovesse dare le dimissioni, c’è tutto un iter che viene seguito, per protocollo, che richiede diversi mesi per poter arrivare a termine. Di più, per ogni parlamentare che si dimette, viene offerto l’incarico al primo in lista che non era stato eletto e così via. In altre parole le dimissioni provocherebbero solo una sostituzione dei parlamentari dimissionari, cosa che non gioverebbe, ad esempio, ai parlamentari della minoranza del PD che molto probabilmente verrebbero sostituiti da parlamentari più vicini alla Segreteria del Partito.

Io posso anche essere d’accordo sul fatto che le riforme costituzionali debbano essere largamente condivise in modo da poter acquisire maggior forza istituzionale; ma è anche vero che in questo Parlamento non si vedono forze di opposizione che critichino e, se necessario, condannino delle riforme con argomenti politici: si parla solo degli atteggiamenti di Renzi, dell’abbigliamento della Boschi, di giudizi estetici scambiati per giudizi politici.

Penso che l’immobilismo politico sia anche una diretta conseguenza dell’eccessiva mediatizzazione della politica: i parlamentari costantemente in TV, sui social e, generalmente, sotto esame inevitabilmente sono portati sempre più a “recitare” una parte per i loro elettori (sapendo di essere osservati quasi h24), esasperando i toni e rendendo a priori difficile, se non impossibile, una discussione politica vera per paura di risultare noiosi, casta, e quant’altro.

Questo è quel che penso a riguardo.

Pietro 🙂